Giuseppe Eugenio Luraghi.
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DUE MILANESI ALLE PIRAMIDI.
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1966. ARNOLDO MONDADORI EDITORE, VERONA.
Nuova collezione di letteratura.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Erano tanti anni che anche noi avevamo una voglia matta di fare un bel giro all'estero, fuori d'Italia. Per il viaggio di nozze, col lavoro che non potevamo perdere giornate e anche per le spese di mettere su casa, non avevamo potuto andare pi in l di una buona colazione con 24 coperti di parenti e amici al Cervo d'Oro a Porta Nuova, e 3 giorni d'albergo a Bellagio. Per stavolta, nel trentacinquennio dello sposalizio, che non faccio per dire potevamo pagarcelo, ed approfittando del fatto che la figlia e il genero potevano arrangiarsi a mandare avanti da soli il negozio dopo la sforaggiata del Natale, io e la Rosa abbiamo pensato che se ci rinunciamo lo facciamo pi, e cos ci siamo decisi di farlo questo viaggio all'estero, una volta per tutte.
In casa, gi dall'estate, avevamo incominciato a mettere su una quantit di progetti differenti. Per la verit, all'estero eravamo gi stati, fino a Lugano in Svizzera, dove si compra senza dogana lo zucchero e il tabacco, e il Cadetto, il mio genero che ha la Giulietta, dice che  buon mercato anche la benzina che invece qui in Italia, col governo di centro sinistra, costa uno sproposito.
Ma questa volta si trattava di fare un viaggio lungo. La Rosa voleva andare a Parigi a vedere la moda, spalleggiata dalla figlia, perch loro donne si mettono subito d'accordo quando c' da andare a spendere e spandere. Il Carletto invece diceva che era meglio la Spagna, dove era andato in vespa anche il Giovannino del droghiere, a vedere i tori. Ma poi il Guffanti, quello che ha il negozio di stoffe vicino del nostro, il quale sa tutto perch non ci scappa neanche uno degli avvisi che stampano sui giornali,  riuscito a convincerci che dovevamo andare a fare una crocera, di cui ormai ne fanno un sacco su e gi per il mondo. E poi fra tutte le crocere ce n'era una che pareva fatta proprio per noi, perch era dal 28 dicembre all'8 gennaio, e andava nel favoloso Egitto. Si partiva da Venezia con il bastimento Ausonia, si fermava a Brindisi, poi si andava in Egitto a Rodi e in Grecia girando mezzo mondo. Me l'idea del Guffanti mi  piaciuta subito, perch, crepa l'avarizia, mi tirava l'idea di andare in bastimento sul mare almeno una volta prima di andare a Musocco, per vedere questo favoloso Egitto che si parla tanto.
In principio la Rosa aveva paura per le burrasche e il mal di mare, e anche per via degli scontri come quello dell'Andrea Doria, che lei ci aveva fatto un grande effetto tutti quegli annegamenti di donne e di bambini, tanto pi che sa mica nuotare, invece io so stare a galla, a rana. Ma il Guffanti, con la sua parlantina, da una parte l'ha convinta che sono tutte stupidate perch il mare Mediterraneo  grandissimo, non come si vede guardando il mappamondo, dove pare un laghetto, sicch a scontrarsi con le altre navi  impossibile; in quanto alle burrasche  come se ci fossero neanche pi, perch adesso i bastimenti moderni hanno le pinne; in riguardo poi al mal di mare ci sono le pillole fatte apposta che fanno sentire pi niente, come se il mare fosse liscio come un olio.
La Nory, che veramente noi l'abbiamo battezzata Norina come la mia povera mamma, ma lei vuol farsi chiamare alla americana con l'y in fondo come si usa adesso, ci ha poi messo una buona parola per convincere quella testona di sua madre, soprattutto perch in Egitto si poteva vedere dove  nata Cleopatra ai suoi tempi, che la Elisabet Tailor ha fatto nel film, il quale  piaciuto a tutti, per i colori per le scene e i costumi che sono costati tanti milioni da non credere, come hanno scritto sui giornali. Tutte balle che le donne avevano letto sul Sogno, sul Grand Hotel, sul Bolero e su tutti i giornali illustrati che ci sbattono dietro i soldi ogni settimana all'edicola per leggere i pettegolezzi delle dive del cine, della Paola della Irene di Umberto di Savoia e tante altre, e poi ci credono a tutte le storie delle mattane di queste attrici che cambiano il marito ogni anno. I quali sono contenti di sposarle anche di seconda mano, per via della dote.
Dopo che l'affare  stato parlato in lungo e in largo nella famiglia, la decisione di fare questa benedetta crocera  venuta fuori. Allora quel diavolo d'uomo d'un Guffanti, trova che la agenzia di viaggi Esperia, specializzata in questi mestieri, ha ancora giusto due posti liberi per me e per la mia Rosa, e senza dirmi niente della spesa, che l'ho saputa dopo, in combutta fra di loro mi prenotano due posti in prima classe, perch dicono che un viaggio cos da fare una volta sola nella vita, ormai nel nostro rango bisogna farlo come si conviene tanto pi che a tenere via i soldi, con la svalutazione e la borsa che va gi,  da coglioni. Insomma, dopo  venuta fuori una spesa di settecentomila e passa, fra una cosa e l'altra e quell'altra, che  mai finita con le mangerie delle percentuali. A ripensarci mi viene ancora il fottone: ma il dente ormai me lo hanno tirato fuori, ed  meglio dimenticare. Io non sono quello che si dice con licenza una pulce genovese, ma i soldi so fin da ragazzo quanta fatica si fa a guadagnarseli, con tanti anni di sudore della fronte.
Per l'occasione la Rosa si  fatta il vestito nuovo, alla moda di adesso, come l'ha voluto la Nory, col sciffon e tutto, perch dice che non dovevo sfigurare in faccia di nessuno. In fondo, poveretta, ne aveva diritto anche lei, dopo tanti anni che si era fatto pi niente di nuovo. Del resto abbiamo potuto risparmiare i soldi delle valige, che ce le ha imprestate il Guffanti, di quelle che mettono dentro le coperte Lanerossi. Anche il sottoscritto col vestito scuro e le scarpe nuove comprate allo sposalizio della figlia, ci mancava niente, sicch tutte e due potevamo fare la nostra marcia figura, anche in mezzo al snob della prima classe.
Quando era tutto pronto, che la notizia era gi stata strombettata a tutti i parenti, vicini e conoscenti e gli amici del caff, a momenti tutto va a monte perch la radio e i giornali danno la notizia che era bruciato un bastimento greco, un certo Laconia con 100 morti e passa, il quale faceva anche lui una crocera per i turisti. La Rosa incomincia a dire che aveva ragione lei, che il mare  sempre il mare e che il Guffanti aveva un bel contarla su con le sue pinne e le altre modernit, ma era da stupidi andare a spendere tanti soldi per annegare; insomma lei preferiva morire nel suo letto invece che in bocca ai pesci. In quanto alla crocera, si poteva andare benissimo in treno a Parigi, come si era pensato di farlo prima, senza bisogno di andare a infognarsi cos lontano in fondo al mare. Non vi dico cosa c' voluto del bello e del buono per convincerla che l'incendio era capitato per caso, che quella bruciata era una nave vecchia dei tempi del Carlo Cottica, mentre il bastimento che dovevamo prendere noi era il pi moderno di tutti, come c' scritto sul prospetto della compagnia che  l da vedere, essendo addirittura l'ammiraglia della flotta, con tutti gli ultimi ritrovati moderni.
Finalmente la Rosa si lascia persuadere, tanto pi che la caparra la davano pi indietro. Arriva il benedetto momento della partenza, quando da tanti giorni, malgrado il lavoro di Natale in negozio (che per fortuna almeno una volta all'anno viene il Bambin Ges a tirare su la cassetta), non si pensava e non si parlava altro che di quello. Insomma la sera del 27 dicembre del 1963, con le nostre valige e facendo il pi baccano possibile perch cos tutti i vicini ci possono vedere, i sottoscritti Giuseppe Girella e Rosa Tagliabue in Girella partono di casa con la Giulietta del genero che  venuto a compagnarli, e prendono il suo bravo diretto delle 20 e 10 per Venezia.
C'era una nebbia che non si vedeva di qui a l. Per tranquillizzare la Rosa, io ci dico che a Venezia di sicuro la nebbia ci sar pi, perch al mare succede mai, e invece arriviamo con un nebbione peggio che a Milano. Stiamo qualche ora in poltrona al caldo della sala d'aspetto, poi siccome i vaporetti non andavano perch non ci vedevano, prendiamo la stangata di 2000 lire di motoscafo (sono dei ladri e si profittano dei forestieri poi si lamentano se il turismo va gi) e andiamo alle Zattere di dove partiva la crocera. Cos siamo arrivati per i primi, perch me non mi piace arrivare all'ultimo momento: anche quando vado in treno, una buona oretta di anticipo nessuno me la leva, in maniera che prendo il posto al finestrino nel vagone vuoto in mezzo della fila, fuori delle ruote perch si traballa meno, e poi  pi sicuro se fa scontro. In casa tutti mi prendono in giro perch dicono che sono uno all'antica, e anche stavolta la Rosa ha incominciato la solfa, sapendo di toccarmi dov' il mio debole, a dirmi che potevamo risparmiare la met se al posto del motoscafo prendevamo la barca: ma in fondo anche lei era soddisfatta quando ha visto che bordello di confusione  venuto fuori dopo, all'imbarco.
Comitive di tutte le razze di crucchi: americani, tedeschi, inglesi, si sentiva parlare in tutte le lingue come nella torre di Babele. Chi va, chi viene, chi grida, chi trova pi le valige, chi ha perduto i bambini che fanno una cagnara da non dire. Noi, invece, per via della puntualit, avevamo gi fatto la conoscenza della signorina Tiravento, la capa gruppo dell'agenzia di viaggi, ed eravamo gi tutto in ordine, con le nostre brave etichette del nome attaccate sulle valige col numero della cabina da dormire sul piroscafo, e la dogana fatta, e i passaporti in regola, sicch siamo stati i primi anche ad andare sulla nave.
Sulla cima della scaletta siamo stati ricevuti come dei signori da uno che la Rosa ha scambiato senz'altro per il capitano del bastimento, per via di tutta l'oreficeria dei galloni e dei bottoni che aveva attaccati sulla giacchetta. Invece poi  risultato che era un pezzo grosso dell'ufficio del commissario, che  come una specie di ragioniere del bastimento per tenere i conti, e anche dopo  sempre stato di una grande gentilezza con noi e con gli altri perch va a percentuale. Questo signore ci ha accompagnati dal metr nella sal a mang a prenotare la tavola che ognuno ha la sua riservata, e poi dice a un cameriere con su la giacchetta, bianca di compagnarci nella nostra cabina al n. 25. Era un po' piccola, ma dentro ci mancava proprio niente del necessario; c'era anche lo stanzino del gabinetto col WC, col lavabo e la doccia tutta per noi. Organizzazione perfetta: le nostre valige si erano mica sbagliati, le avevano proprio portate nella nostra cabina, ed erano gi l a spettarci. La Rosa ha tirato su il fiato, perch non aveva fiducia nelle etichette e quando aveva dovuto lasciarle gi in mezzo a tutto quel bordello, aveva detto "chiss se le vedr ancora" non solo per la nostra roba che c'era dentro, ma anche per le valige prestate dal Guffanti.
Poi siamo scappati fuori subito a visitare la nave, che avevamo una voglia matta di vederla subito, come se ci mancasse la terra sotto i piedi. Da rimanere a bocca aperta: bisogna vedere che saloni di lusso c'erano dappertutto. Poltrone di pelle vera di quella di una volta, tappeti, pitture sulle pareti, lampadari come al teatro; si vede che queste compagnie di navigazione non guardano alle spese per tirare i forestieri e buttano via i soldi in ogni sorta di lusso. C' perfino il bar con la macchina dell'espresso, la biblioteca e la sala dei giochi col pin pon. La Rosa  andata a provare a sedersi gi, e toccava dappertutto, che col biglietto pagato di prima si ha il diritto, e nessuno pu dire niente. Tutto in giro del bastimento ci sono poi le passeggiate aperte e quelle chiuse, coi vetri come le serre per i fiori.
Un certo punto, nella radio gridano in tutte le lingue che i signori visitatori sono gentilmente pregati di andare gi alla svelta perch la nave  in partenza. Di l a poco all'improvviso, la sirena caccia due urli, che quasi la Rosa che curiosava dalla ringhiera, mi va a finire di sotto nel mare per il soprassalto dello spavento, se non faccio in tempo a tenerla su io per la sottana. Ancora gente che va, gente che viene, un trambusto che si capisce pi niente, poi il bastimento si distacca dalla riva e incomincia a far fumo per far andare le macchine. La Rosa fa "che Dio ce la mandi buona" e si fa il segno della croce. La nebbia era peggio di prima, da tagliare col coltello, e intorno si vedeva proprio niente. Adesso la Rosa, infra il fischio a tradimento, infra lo stordimento del trambusto, infra l'emozione della partenza, infra il sonno che la notte aveva dormito niente, infra la paura, si mette a piangere. Confesso che anch'io il magone del distacco del sacro suolo della Patria mi faceva un certo effetto nelle gambe, tanto pi che quella nebbia mi usmava poco; ma dovevo darmi l'aria del menefrego per tenere su di animo la sposa.
Il capitano continuava a fischiare per farsi sentire che arrivava lui col bastimento e voleva tirar sotto nessuno; lontano si sentivano rispondere altre sirene, intanto che da una parte e l'altra del canale suonavano le campane di guardia dei diversi punti di riferimento. Dice che c' il radar elettrico ma me mi pare che vanno a orecchio, quando a occhio si vede niente. Faceva un freddo cane, ma tutti erano fuori, in alto del bastimento, per guardare cosa succedeva. C'era niente da ridere, tutto il contrario, ma invece i tedeschi ridevano come se fosse uno spettacolo dei gioppini al Gerolamo, perch si vede che loro volevano divertirsi a qualunque costo, per godere il prezzo del biglietto.
Visto che succedeva niente, e la nave andava, anch'io e la Rosa ci siamo fatti animo e abbiamo mollato la stretta, non so se ben mi spiego. Pensavo che del resto il capitano doveva guardarci lui di non bocciare, se no chiss che danno dovevano pagare per riparare la carrozzeria di quel po' po' di bastimento di lusso. Poi ha incominciato ad andare pi forte, e le campane non si sentivano pi, e anche le sirene si diradavano.
Siccome non si poteva pi stare fuori per la tramontana, siamo ritornati nella cabina a disfare le valige e a mettere in ordine le nostre robe. Ogni tanto io andavo in ginocchio sul letto a sbirciare fuori del finestrino per vedere se si vedeva qualche cosa, fin che poco a poco ho incominciato a distinguere il mare sempre pi lontano e poi il cielo che si apriva: se Dio vuole la nebbia era finita e il pilota adesso vedeva dove andava.

Dopo un po' che ci eravamo cambiati perch la Rosa voleva sfoggiare subito il suo vestito nuovo, sentiamo uno che passa nel corridoio pestando su una specie di padella, che la dicono il gong, e la Rosa, che dopo tante emozioni si sentiva un buco nello stomaco e come tutte le donne intuisce, fa: "vuoi vedere che  l'ora della pacciatoria?". Allora ci siamo pettinati e siamo andati subito nella sal a mang, nel nostro tavolo rotondo riservato, in modo che nessuno ce lo poteva portar via. Siccome eravamo i primi,  venuto l subito il scef in scuro e i camerieri in bianco e ci danno in mano il men, uno per ognuno per poterlo leggere e ordinarci i piatti. Io avevo dimenticato gli occhiali in cabina, e allora la Rosa mi ha letto su lei cosa c'era di antipasti, di minestre asciutte e in brodo, di pesci e di carne, di piatti del giorno e altri da farsi di freddi e di caldi, di contorni e insalate, di desser, coi dolci il gelato e la frutta. C'era uno sproposito di tutto, e si poteva ordinare quello che si voleva anche due volte, senza pagare extra, fuori delle bevande: vino acqua minerale e liquori. L'unica cosa che dava fastidio era di avere sempre dietro la schiena tutta quella servit che aspettava, mettendo indosso il nervoso di scegliere alla svelta, invece di pensarci su bene.
Per prudenza, di vino io mi sono fatto portare un fiasco di Chianti rosso, perch un fiasco dura di pi e alla peggio si sa dove si va a sbattere la testa col prezzo che non pu essere come quello in bottiglia. Ma loro sono furbi, e cos mi hanno fregato coi fiaschetti di un litro, che invece durano di meno. Dopo gli antipasti assortiti, la Rosa ha preso una minestra in brodo, e io invece l'ho presa asciutta, perch il brodo mi va mica; dopo abbiamo ordinato branzino a lesso, poi un piatto di carne ai ferri con contorno, formaggio torta frutta secca e di stagione e basta. Per la prima volta, siamo stati leggeri, ma dopo, quando abbiamo visto che davvero non prendevano nota per far pagare gli extra, man mano durante il viaggio siamo andati prendendo confidenza godendosela in lungo e in largo senza smenarci mai niente e cambiando sempre il men per provarli tutti. Peccato che non avevamo pensato di portare il citrato per la purga, avendo tutte le comodit nella cabina. Dimenticavo di dire che invece il caff  anche lui gratis e lo servono nel bar.
Dopo colazione, il bastimento filava via liscio come sull'olio, e noi siamo andati a passeggiare ingiro sui ponti, che faceva bene anche alla digestione; pareva di essere in terra in un Grand Hotel, e non sul mare, il quale era come se ci fosse neanche. I crucchi avevano fatto mettere le sdraio sulle passeggiate in alto, e stavano stesi nel sole come le lucertole, senza coperte sicch certe ciccione con le sottane corte come si usa adesso mettevano in mostra ogni ben di Dio, come niente fosse. La Rosa si scandalizzava e mi faceva guardare dall'altra parte, ma io dovevo ben vedere dove mettevo i piedi: del resto nessuno ci faceva caso, perch a casa loro si usa cos, per godersela al sole.
Io dico alla Rosa: "vuoi che ci mettiamo l anche noi con la pancia per aria a fare una ronfatina?". Ma lei mi mette la pulce nell'orecchio che le sdraio non dovevano essere comprese gratis nel prezzo della crocera; e siccome mi seccava di andare a domandarlo facendo la figura del milanese in mare, va lei, col suo bel daffare, che sa tirare fuori quando c' bisogno. Facendo finta di essere anche lei una forestiera, ce lo domanda a un cameriere, che l lo chiamano stuvard. Cos viene a sapere che con 800 lire per sdraio potevamo cavarci anche noi quel capriccio per tutta la durata del viaggio, servizio compreso. Allora ci siamo lasciati mancare neanche questo lusso, ma di sdraio ne abbiamo preso solo una perch tanto me mi piaceva di pi stare a girandolare in lungo e in largo per il bastimento, senza spendere niente, taccando bottone con i marinai, che lavorano sempre. Bisogna vedere come vanno in giro tutto il giorno con la scatola della vernice bianca a darcela su dappertutto, che chiss cosa costa a mantenerlo cos come nuovo. Intanto altri, coi secchi d'acqua e con le scope, lavano anche dove c' neanche bisogno; gli ottoni poi sono la loro mania, e non fanno che lustrarli tutti i giorni: la Rosa dice che erano peggio di una donna di casa per la meticolosit della pulizia che facevano. Ma si vede che il capitano non scherza, e fa filare la bassa forza.

Alle cinque, quando incominciava a fare scuro e veniva su dal mare una arietta fresca mica da ridere, siamo rientrati dentro nel salone dove ci hanno dato il t caldo coi pasticcini, e l'orchestrina che suonava i pezzi d'opera. Poi per tirare l'ora della cena hanno fatto anche il cinema gratis, che c' niente da pagare, nella sua brava sala cinematografica fatta apposta. C'era un film a colori dei marinai americani nel Giappone. N io n la Rosa sappiamo l'inglese, sicch abbiamo capito un tubo, ma ci veniva da ridere anche noi perch gli altri ridevano come matti. Io, dico la verit, ci ho fatto su anche un bel sguercetto perch lo scuro, al caldo e a pancia piena, mi fa quell'effetto l; invece la Rosa stava tutta intenta per cercare di capire come andava a finire. Le donne sono sempre curiose, e la mia signora non sta indietro di nessuna.
Appena finito, siamo andati su un'altra volta nella sal a mang e stavolta ci abbiamo fatto davvero un bel servizio, a cominciare dagli antipasti che avevano un nome differente di mezzogiorno, ma noi ci somigliavano la stessa roba. Nei giorni dopo la Rosetta, con l'esperienza degli assaggi, ha svelato il trucco, che chiamavano in modo differente non solo gli entrem, ma anche le minestre e i piatti: la bistecca una volta la chiamavano bistecca, e un'altra volta paiard, un'altra ancora stec, un'altra turned, un'altra filetto all'italiana e poi ci mettevano su due capperi o una fetta di triffola, o l'uovo, o un po' di prosciutto, o la fontina e ci laccavano tanti nomi strogoti, come alla metr, alla sciampignon, alla voronof, alla truffe, eccetera. Cos slungano il men stampato nella nave con la copertina a colori che cambia ogni volta perch hanno la macchina apposta, di cui in fondo al viaggio ci hanno poi offerto tutta la raccolta in un pacchetto come promemorias delle belle spanciate sull'Ausonia. Anche le verdure le scrivono in francese una sotto l'altra, sicch fa una lista pi lunga (le patate le chiamano anche loro pom de terr come diceva il mio povero nonno); insomma sono furbi peggio del Bertoldo e adoperano anche loro la malizia per fare bella figura coi forestieri, che tanto capiscono niente.
Una volta finito anche questo lavoro, che dopo il dolce il gelato e la frutta e il nostro caff gratis nel bar sapevamo pi cosa mandar gi, siamo andati a sedersi in una poltrona nella sala, e io mi sono messo a fare la mia brava pipatina. La Rosa mi d una pedata sotto il tavolino, e mi fa, sottovoce per non farsi sentire degli altri: "guarda che non sei a casa tua per fare i tuoi porci comodi, che fai puzzare di pipa tutta la sala". Ma io so che la Rosa non la pu vedere la mia pipa, perch ci piace mica il fumo del trinciato forte di 1a che quello chiaro invece non mi va a me, e di mezzi toscani, che sono pi leggeri, ne avevo pi. Infatti le signore che erano tutte in decolt, sicch per fortuna anche noi avevamo su il nostro bravo vestito della festa, avevano fatto il vuoto intorno andando a sedersi nelle poltrone vicino a un tedesco grasso e lustro come un porco, che fumava un sigaro grosso come un manico di scopa e pareva l'Erard, fatto e sputato. Del resto anche loro fumavano le sigarette una in fila all'altra, tanto che parevano nella nebbia. Si vede che la preferenza  solo per la qualit del tabacco; ma io stavo bene anche di per me, con la mia Rosetta vicina che studiava le tualett e i gioielli di tutte quelle racchie che giravano intorno in grande montura da sera, come alla Scala.
Poi dice che c' mica i soldi per gli ospedali e per la pensione dei vecchi, ma il governo invece di cavarci anche gli occhi ai poveri negozianti che ce li lascia solo per piangere, non pu mettere le tasse su questo lusso, che si vede anche al festival di San Remo e negli altri casini di gioco?
Un certo punto la Rosa, cosa ci salta in mente, fa: "vado a dare un'occhiata nella sala da ballo" che era l confinante dove eravamo noi; difatti tira su la sua borsetta da sera che ci ha regalato la Nory nel venticinquennio, e va di l nel salone, con l'aria della signora delle camelie.
La mia Rosa ci  sempre piaciuto a ballare, tanto che quando da giovane ci parlavo, andava matta per tutte le sorti di balli che erano fior di valzer, il tango col casch, la polca e la mazurca, non le gioppinate del giorno d'oggi, dove basta gridare e pestare i piedi per terra. Non per dire perch  la mia signora, ma era come la prima ballerina, che poteva vincere i concorsi se la lasciavano andare, ma il suo pap, che era un can di Dio d'uomo all'antica, che voleva ancora essere chiamato col voi, e aveva un paio di baffi cos, non ci lasciava. Me invece non mi piace a ballare, con tutti quei complimenti che bisogna dirci alla dama, i quali mi fanno venire il latte ai ginocchi.
Intanto che d una occhiata, vedo un ufficiale, bell'uomo, che a misurare dai gradi sulla manica e i nastrini delle medaglie attaccati sulla giacchetta questa volta doveva di certo essere lui il comandante in prima, il quale con tutta galanteria invita la Rosa a fare una danza con lui. Lei ci pare mica vero, e naturalmente ci sta subito. Le donne sono sempre donne. Poi bisognava vederla; pareva ringiovanita di trent'anni. In carne com' e tutta piena, sembrava leggera come una libellula, e pareva una signora anche pi di tutte le altre. Le quali io avevo ben visto che avevano cominciato a ridere sottocchi, ma siccome ride bene chi ride per ultimo, il riso poi si  scambiato in tanta rabbia per l'invidia, quando hanno visto che il comandante ci prendeva gusto perfino lui a ballare con lei. Io confesso che sono sempre stato geloso quando la Rosa ballava con un altro uomo, per via di tutti quei stringimenti e quelle pressioni sul petto che non  colpa sua se lei ce l'ha abbondante, e saranno anche necessari nel ballo, ma me mi vanno mica gi. Stavolta per mi faceva piacere a vedere che faceva cos bella figura, essendo lei la mia signora in mezzo a tutta la gente della prima classe. Quando  finita, il capitano ha fatto perfino un inchino di complimento, dicendoci: "Signora, lei balla come una silfide". Lei  diventata tutta rossa perch non ha capito cosa vuol dire, ma ha sentito che era lusingata. Anche io non so cosa vuol dire, ma deve essere una gentilezza in latino, come per dire una farfalla o un uccellino. Perch di sicuro con quella parola che ci somiglia ha niente da vedere, in quanto sarebbe maleducazione a dirla cos in pubblico a una donna.
Anche nelle feste che hanno fatto dopo, che del resto ogni sera era sempre festa, la Rosetta era diventata la meglio ballerina, e molte volte l'ha invitata anche il conte, colui che lo chiamavano cos (poi vedremo come  andata a finire), e aveva sempre tutte quelle vecchie garampane che ci facevano le asine intorno sospirando, perch aveva i baffetti alla Adolf Mangi e parlava con l'r come il Kramer. Anche se invece come uomo era una mezza cartuccia.
Insomma tutti la chiamavano signora: e signora di qui signora di l, la Rosa si  montata su la testa, sicch adesso vuole che anch'io dico "la mia signora" quando parlo di lei, e se non mi oppongo di prepotenza vuol essere chiamata Rosy, anche lei con la y.
Ma per in fondo mi fa piacere anche al sottoscritto, perch signori siamo anche di pi di quelli che si fanno passare per ricchi sfondati, e invece sono pieni di cambiali. Io, invece, debiti non ne ho e faccio mica per vantarmi, qualche capitaletto, da non dire per ragioni fiscali, ce l'ho da parte per la vecchiaia. Adesso poi, con la crocera all'estero, spesati sui Grands Hotel, ci manca pi niente neanche per l'istruzione, e abbiamo visto dei posti che nessuno nel nostro casamento si  mai neanche insognato di vederli.
A proposito: per fare invidia a tutto il vicinato, in qualunque posto dove siamo andati abbiamo spedito un mucchio di cartoline illustrate a colori, che ci sono costate un occhio della testa anche per i bollini; ma questo gusto abbiamo voluto cavarcelo, cos tutti hanno potuto vedere coi timbri dei posti originali, che in tutte quelle localit siamo proprio andati di persona. A cominciare dal bastimento, dove nella sala di scrittura, c'era gratis a disposizione carta da lettere e cartoline colorate con su l'Ausonia in mezzo al mare, e noi ne abbiamo scritte, non esagero, una mezza dozzina e poi le abbiamo date al commissario, coi soldi dei francobolli, che si incaricava lui di impostarle a Brindisi.

A Brindisi siamo arrivati la mattina alle nove, dopo aver dormito nella nostra cabina. In principio la Rosa ci pareva che nel chiuso e con l'odore di vernice calda che c' dentro mancava l'aria, ma era l'effetto del peso sullo stomaco della cena e il fiatone di tutto quel ballare, che dovrebbe sapere anche lei che non  pi una pivella. Poi, con la ninna nanna delle onde e il tran tran delle macchine, con la stracchezza di tante emozioni e di tante novit, col poco dormire della notte prima sulle poltrone della sala d'aspetto a Venezia, ci siamo indormentati come ghiri. Alla mattina, per l'abitudine di aprire il negozio, io metto gi i piedi sempre presto. Anche la festa quando ho niente da fare: sicch anche sulla nave noi eravamo sempre i primi a ciondolare intorno, con le mani in mano.
Stavolta volevamo vedere lo spettacolo della nave che entrava nel porto di Brindisi, ma siccome era ancora presto, prima siamo andati a prendere il nostro bravo caff e latte. Caff e latte per modo di dire, perch puoi prendere tutto quello che vuoi: una volta ho perfino provato a cercarci la barbagliata che adesso si usa pi, invece avevano anche quella. Ma intanto ti portano obbligatorio un bicchiere di aranciata che i forestieri la bevono gi come la medicina fino in fondo, perch loro tutto quello che  acqua non ci rinunciano, ma io non la bevo perch mi farebbe venire le rane nella pancia. Poi si pu comandare uova in cereghino, con bacon o senza che una volta l'ho provato e mi pare sia niente altro che pancetta nostrana rosolata; prosciutto, frittate di ogni genere, frutta, saracche fritte, salsiccia, una cosa che scrivono purrage e invece  solo pancotto. Vai a capire i gusti di questi forestieri, che sono abituati a mangiare male a casa sua perch hanno n la pasta asciutta n il risotto alla milanese n il panettone. Si pu prendere anche la bistecca, e alla Rosetta nessuno ce la levava ogni mattina la bistecchina gratis per tenere su la bocca dello stomaco dal languore, e poi ci beveva dietro la sua brava tazza di t con le briosc, per copiare le altre signore. Io invece quella specie di camomilla mi va mica gi e preferivo prendere il caff, al quale giuntavo dietro un buon piatto di prosciutto cotto con un uovo e due sottaceti. Certo che in quei giorni felici ci siamo abituati male, e adesso  dura ritornare tutte le mattine ad aprire il negozio con una sola tazzina di caff nello stomaco, e riscaldato anche quello. Invece la Rosa ha istituito nella casa il t che si era mai visto, perch dice che  lassativo e fa pi fino, facendo stralunare le sue amiche retrograde che ci ridono dietro, ma  tutta invidia dell'ignoranza. Per senza bistecca, perch qui dobbiamo pagarla noi, tutto extra. Ben foraggiati, dunque, anche questa volta del nostro degion, che in francese si dice cos ma non  da confondere col nostro digiun come si dice in milanese e vuol dire proprio il contrario, cio in italiano sarebbe come digiunare, siamo andati sul ponte pi alto dell'Ausonia, per vedere l'arrivo a Brindisi. C'era fuori un sole meraviglioso e l'aria era lucida come quella volta che siamo andati sulle Dolomiti. Soltanto che qui c'era il mare e non la montagna. Il cielo era bl, come canta quella bella macchia del Modugno nella sua canzone. Il mare che prima era violetto per il vento, man mano che si avvicinava verso il porto si faceva bl anche lui e poi, vicino a terra, celeste, quasi sul verde. Ci voleva un pittore a farlo, ma se lo mettessero su una cartolina illustrata la gente direbbe che non  vero, tanto erano vivi i colori. La Rosa, che si sentiva poetica fa: "hai visto che il mare sembra il manto della madonna, ovvero  celeste come i nontiscordardim? Qui s che c' l'aria pura, mica come quello schifoso smog unto e bisunto che c' a Milano". Me mi d sempre fastidio sentir parlar male di Milano, dove siamo nati e cresciuti e ci d il pane per vivere, che  la capitale del lavoro, come lo dicono anche i forestieri, quando calano gi e trovano che in Montenapoleone ci sono le pi belle vetrine del mondo, e guai se non ci fosse lei in Italia. Cos ho dato su la voce alla Rosa dicendo che lo smog  niente altro che la nebbia con dentro il fumo, il quale  il segno che c' la nobilt del lavoro per far su i soldi di costruire le fabbriche e i grattaceli; che in quanto al sole, sfido io che i terroni ce l'hanno, perch loro stanno tutto il giorno a spasso a cantare e a fare un bel niente sulla riva del mare. Ma per c' la miseria, come abbiamo visto nel documentario della tivusette, e se non ci fossero i milanesi a pagare le tasse chiss dove va a finire questa povera Italia.
Siccome mi scaldavo che avevo ragione io, andavo avanti a tirare fuori tutto quello che ho qui sul gozzo per le tasse che uno si salva pi, quando mi sono accorto che uno sbarbatello di ufficiale della nave stava l a sentire tutto e mi guardava con due occhi da coltello: si vede che era un napoletano e queste storie dei terroni non ci andavano per il suo verso. Allora per prudenza di non trovare da dire, che chi ha pi giudizio lo mette in opera, ci siamo spostati dall'altra parte della passeggiata lasciandolo lui nella sua ignoranza dello sviluppo del Nord in confronto del Mezzogiorno.
Un certo punto un motoscafo, che aveva in cima una bandiera con su stampato P, si avvicina al transatlantico e pare che vadi a farsi mettere sotto. Invece si accosta fin che un uomo salta sulla scaletta calata gi dall'Ausonia. Domando a un marinaio se  quello del posteggio, e mi risponde che  il pilota. Perch bisogna sapere che quando si entra in un porto ci vuole il suo bravo pilota specializzato del luogo a muovere il timone. Pare che sia una delle solite mangerie per farci guadagnare alla gente del posto, se no i sindacati non lo lasciano entrare. Va bene che l'Ausonia doveva passare in un passaggio stretto fra due moli, che chiss perch lo hanno fatto cos stretto con tutto il terreno che c'era intorno, ma mi rifiuto di credere che un capitano bravo come quello dell'Ausonia, con tutti gli studi e i viaggi che ha fatto, non sarebbe buono di infilarsi da solo dentro il porto. In ogni modo, hanno buttato una corda a un rimorchiatore, che per lo sforzo di tirare faceva un fumo d'inferno, come i camini degli alti forni della Falk a Sesto, e pareva impossibile che ce la facesse, invece tira che ti tira, aveva una forza straordinaria, fin che  riuscito a fare accostare la nave mille volte pi grossa di lui alla banchina della stazione.
Il capitano aveva gridato negli altoparlanti che era proibito andare gi in terra a Brindisi, perch non c'era tempo da perdere. Allora noi siamo stati sul ponte a guardare tutto quello che facevano gli altri. Avevano legato la nave a due grossi chiodi della banchina, con delle corde che senza esagerare saranno state grosse come il mio braccio. Sul molo c'era una gazzarra di gente che andavano e venivano facendo un gran bordello. Tass, carrozzelle, marinai, facchini: tutti questi terroni vociavano nella loro lingua napoletana, che sembrava di essere al verziere di Milano. E pareva che taccassero lite, invece no,  la maniera di ragionare che hanno loro, che ognuno dice le sue ragioni gridando, come se l'altro fosse sordo, e muovendo continuamente le mani sotto il naso dell'altro per farci pi impressione. Poi con un tapirulant hanno caricato i bauli e le valige della gente che prendeva l la nave.
Finita la fatta, che sar durata una oretta, il capitano grida ancora nella radio che i signori visitatori sono gentilmente pregati di andar gi, perch si parte, e infatti mantiene senz'altro la parola: d ordine ai rimorchiatori, che adesso erano due, di mettersi a tirare, caccia il solito urlo con la sirena, che si sente chiss fin dove, e via.
Noi eravamo sempre in cima del ponte a guardar gi. Nel porto c'era quasi niente, all'infuori di una nave che pareva che scaricava dei sassi sulla riva: mi domando io cosa tengono un porto cos grande per niente. In tutto, quando il bastimento fu uscito dal porto costeggiando l'altra sponda di dove eravamo arrivati, abbiamo visto due ciminiere che fumavano, con sotto una fila di serbatoi come quelli della raffineria di benzina del Pero, di cui, quando tira l'aria all'inverso, soprattutto d'estate, si sente puzzare tutta Milano di un odore di uovo marcio che fa diventare tisici la gente: e poi parlano di igiene.

Il bastimento si era rimesso a navigare, la costa andava sempre pi lontano sicch era ormai difficile vederla. Dopo un po' suona un'altra volta il gong, che ormai era la voce del padrone che ci metteva pi allegria, perch un certo buco alla bocca dello stomaco incominciavamo a sentirlo, con tutta quell'aria buona di mare che avevamo preso. Tutta salute. Dunque abbiamo messo un'altra volta le gambe sotto la nostra tavola; il scef e i camerieri, sempre cos gentili, facevano la gara a chi ci faceva ingozzare di pi, perch ci tenevano a far fare bella figura alla cucina della nave, che tanto loro non spendono niente, e in quanto a noi, non volevamo dare un dispiacere a nessuno, che servire e non gradire  una cosa da morire.
Adesso incominciava davvero la traversata dell'alto mare, cio del mare Mediterraneo per arrivare nel favoloso Egitto dopo due giorni. La Rosa si  segnata, raccomandando l'anima ai suoi poveri morti e alla sua madonna in duomo che  quella nell'altarino a destra entrando dalla porta dell'arcivescovado, dopo la statua del san Bartolomeo con via la pelle: lei ci  devota e accende sempre le candele quando ha bisogno della grazia. Io facevo lo strafottente, per farci coraggio, ma dentro provavo anch'io un certo non so che, perch adesso vedevo che davvero il mare  grande e se succede qualche cosa, a saper nuotare a rana, anche col salvagente, non basta per arrivare sull'altra riva. Allora a questo punto mi  venuto in mente il Cristoforo Colombo, quando  andato verso l'ignoto per scoprire l'India e invece ha scoperto l'America che per l'ignoranza di quei tempi sapevano neanche che c'era e non l'avevano segnata sulle carte geografiche. Adesso si dice che andare in America  facile come l'uovo di Colombo, perch lo aveva fatto lui. Invece bisogna trovarsi in alto mare, come abbiamo fatto noi e lui, con davanti tutta quell'acqua e soltanto acqua con le onde, onde via onde, per provare cosa  l'immensit dell'oceano infinito.
A completare l'ambiente, viene un ordine del capitano che nella radio fa: "attenzione! attenzione tutti i passeggeri! Esercitazione obbligatoria. Al segnale dell'allarme tutti devono mettersi su la cintura di salvataggio che c' nelle sue cabine e devono riunirsi subito nella oll". Poi, come al solito, lo ripete in tutte le lingue perch coi forestieri che c'erano, nessuno poteva prendere la scusa che non capiscono l'italiano. Uomo avvisato, mezzo salvato. Intanto che corriamo in cabina, la Rosa era diventata gialla come un limone e fa "madonna santa, sar mica che brucia la nave?". Io avevo un bel ripetere che era un'oca a dire cos, come se non avesse sentito anche lei che era una esercitazione. Ma lei, sempre diffidente, ci credeva mica perch la paura fa 90, e diceva che pareva impossibile che spaventassero su tanta gente subito dopo mangiato, a rischio di fermarci la digestione, per un esercizio che potevano ben farlo in un altro momento: e se c'era una donna in stato interessante? Basta. In cabina tiriamo fuori le cinture di salvataggio, che sono come dei gil gonfi di capoc di colore arancione, per vederli anche di lontano galleggiare sull'acqua. Tocca ferro. Ma tira e molla, un po' per la precipitazione di fare in fretta, e un po' per il suo petto formoso, la Rosa non riesce a far passare gi del collo il suo salvagente, e mette sempre pi confusione agitandosi e provando il di dietro davanti e il sottosopra. Allora io per calmarla ci metto indosso il mio, che era pi largo, e tirando da tutte le parti con gran fatica riesco a farlo andare dentro. Per anch'io sono forte di spalle e di ventre, e la cintura della Rosa mi va bene neanche a me e non arrivo a infilarmela, sicch per non tardare oltre siamo corsi fuori lo stesso in quello stato.
Tutti erano gi nella oll con indosso quella roba e parevano i claun del circo Togni per far ridere la gente. Infatti quei mattacchioni di tedeschi, quando sono comparso io con la Rosa, sono scoppiati fuori in una ridata, perch loro vogliono godersela sempre anche quando non si capisce cosa c' di ridere tanto. Gli ufficiali intanto passavano da uno con l'altro, per stringercelo bene, e per insegnare come dovevamo fare in caso di bisogno, ma il mio neanche loro sono riusciti a farmelo infilare. Poi, freschi come rose, ci dicono che si trattava di un esercizio, solo per vedere se tutti sapevano dove era la cintura in caso di occorrenza. Sinceramente me mi pareva mica il caso di spaventare cos delle donne per niente. E se mi veniva un infarto? Volevo vedere io come la mettevamo. In quanto ad averne di bisogno, tocca ferro ancora e crepi l'astrologo; ma la Rosa, che tremava tutta, mi fa: "vedi dunque che anche loro dicono che pu venire la burrasca? altro che le pinne della reclam; se sprofonda bisogna buttarsi nel mare con su quelle cose l che il nostro peso non lo tengono a galla di sicuro". A calmarla c' poi voluto del bello e del buono, tanto pi che adesso il bastimento, in mezzo al mare, incominciava a ballare davvero.

Poco dopo, la signorina Tiravento raduna quelli del suo gruppo in una sala, e ci fa la lezione del viaggio quando saremo in Egitto. Bisognava sentire come la sapeva bene. Si vede che nelle agenzie adesso prendono delle ragazze proprio istruite su tutto. Principia col dire che se con rispetto a qualcuno ci viene il mal di mare non bisogna bere, e si pu chiamare la cameriera che sono sempre gentili, e danno certe pillole che lo fanno passare. Cos anche questa menagramo finisce di spaventare su la Rosa, che gi non sapeva cosa ne aveva in tasca per conto suo. Poi dice che alla dogana dell'Egitto bisogna dichiarare tutti i soldi e i gioielli che si hanno indosso; che andando al Cairo e pi gi, dove andava la nostra crocera, non era vero che faceva poi quel caldo come dicevano certi ignoranti che parlano solo perch hanno la bocca, ma c'erano mai stati; invece lei che ci era gi andata, poteva dire con cognizione che per la sera era meglio portare un soprabito per coprirsi. E se volevamo scambiare i soldi al cambio, quelli che vanno in Egitto si chiamano le lire egiziane, e valgono ognuna 1500 delle nostre.
Pare impossibile che il nostro soldo vale tanto di meno, visto che siamo pi progrediti di loro, ma poi ho visto anch'io coi miei occhi che sul bastimento li hanno scambiati cos. Si vede che  tutta colpa della svalutazione e della nazionalizzazione della luce della Edison come dice il Corriere della Sera. E dire che il rimedio ci sarebbe; basta che il governo si metta tutto d'accordo a fare come il De Gol in Francia, che un bel giorno ha fatto un decreto per dire che il franco diventava pesante sicch ognuno dei nuovi ne valeva cento di quelli di prima, che invece erano leggeri. Lui  stato esagerato perch  un generale, ma il governo italiano basta che si contenta di meno e dice che da ora in avanti una lira vale il doppio o il triplo di quelle di adesso: ecco che il prezzo della roba va gi subito dell'equivalente. Dice che per fare questo bisogna mettere dentro nelle casseforti della Banca d'Italia in garanzia tanto peso di oro quanto  necessario per fare il cambio col soldo di carta o di nichel. Ma quelli che dicono cos sono i soliti ostruzionisti che hanno interesse che la lira va gi perch loro hanno i dollari in cassa, e cos ci guadagnano sul cambio. Apri l'occhio. Io domando: chi  buono di andare a contare l'oro che c' nella cassaforte della Banca d'Italia per vedere se c' tutto? Bisognerebbe venire gi dalla piena per credere che fino adesso hanno tenuto dentro tutto quell'oro senza sfruttarlo. Sarebbe come i barboni che quando muoiono ci trovano i soldi nel materasso. Un po' di oro di pi o di meno, chi se ne accorge? E poi si possono mettere le guardie alla porta per lasciarci andare dentro nessuno senza il permesso speciale del ministro.
Alla Rosa andava mica gi l'idea di dichiarare alla dogana i suoi ori che lei si era messi tutti indosso, per non sembrare una stracciona che aveva niente di casa sua. Ma abbiamo finito per scrivere gi tutto su un foglio stampato con tante domande che non finivano mai, e mancava appena la domanda che mutande avevamo indosso, poi c'era tutto; lei l'anello e l'orologio d'oro, la collana che ci avevo regalato al venticinquennio, gli orecchini, il bril ancora della sua povera mamma, la spilla di filigrana e il braccialetto con taccati tutti gli amminicoli menabuono; io il mio rel e la catena d'oro col marengo e col corno di corallo. Quando si va all'estero bisogna adattarsi alle regole degli altri paesi, anche se danno fastidio. Per dopo  successo niente, perch si vede che gli egiziani ci basta fare l'inventario dei gioielli che entrano nel paese, ma poi toccano niente.  una legge balenga cos. Del resto anche in Italia ne abbiamo tante di leggi balenghe che nessuno ci capisce niente, e sono fatte solo per creare confusione e dar da fare agli avvocati.
Intanto la nave si era messa a ballare sempre pi forte. Finita la riunione della signorina, la Rosa ci pareva di mancare il respiro. Allora siamo andati fuori, sulla passeggiata per prendere l'aria fresca del mare. Lontano, a mano sinistra, si intravedeva a pena una terra: il marinaio ci ha detto che era l'isola di Corf.
Il mare si slargava sempre di pi, e le onde si erano fatte alte con la cresta bianca sulla cima, e alla Rosa parevano addirittura alte come le case; ma lei stravedeva per la paura. Ormai era venuto scuro, e sulla passeggiata a marciare c'era solo qualche raro tedesco, che sono sempre gli ultimi a ritirarsi. Per il su e gi delle onde si camminava a zig zag, come se eravamo tutti bevuti all'osteria. Un certo momento, la Rosa fa la faccia color del pancotto e mi dice che sta male: si mette la mano sulla bocca, e senza darmi il tempo di tirarsi indietro, con licenza, tira su tutto quello che aveva mangiato anche il giorno prima. Ci era venuto il mal di mare. Il quale  una bestia d'un male che senza darti il tempo di dire "crepa" ti viene su tutto, e c' pi verso di tenerlo gi. Lei, poveretta, si cacciava perch aveva sporcato sul pavimento, ma io l'ho consolata che faceva niente, tanto lo avrebbero nettato i marinai che sono sempre in giro con la scopa, senza sapere che era stata lei, perch tutto era capitato in un batter d'occhio e nessuno si era accorto di niente.
L'unica era di andare subito in cabina, dove la Rosa si  buttata sul letto e io ho chiamato la cameriera, che ha chiamato l'infermiera, che  venuta, mi ha fatto andar fuori dalla cabina e ci ha messo su una supposta dall'altra parte, che dice che  meglio delle pillole che si mandano gi per bocca. Infatti sarebbe neanche da credere, ma dopo un'oretta la Rosa mi dice che sta meglio, che per di venire a mangiare nel restaurant, si sente mica per paura del dopo, e mi fa: "vai tu Giuseppe a mangiare pietanza per pane, anche per me, che dobbiamo smenarci niente di quello che abbiamo gi pagato". Ma intanto che io stavo per andare, essendo gi suonato il gong, ritorna indietro la cameriera e domanda alla Rosa se bisogna di niente, e lei, che si vede che stava proprio meglio, ci chiede se sarebbe possibile avere un sanvic da mangiare l in cabina. La cameriera risponde che si pu avere senz'altro tutto quello che si vuole, e domanda di precisare se lo vuole, il sanvic, col prosciutto cotto o col prosciutto crudo. La Rosa allora sceglie, uno di cotto, uno di crudo, uno di lingua che lei va matta, un uovo duro di conto e un paio coi formaggini, poi una mela e una banana caff e basta, perch non ha voglia di niente.
Sistemata la donna, finalmente sono potuto andare a mangiare anch'io. La sal a mang era quasi vuota e cos si  mangiato pi bene e pi alla svelta del solito, perch sarebbe stato un peccato buttar via la roba preparata e tutti i camerieri erano per noi.

Per non farla lunga dir che il mare  stato in burrasca tutta quella notte, tutto il giorno e tutta la notte dopo, che se infine non arriviamo una bella mattina ad Alessandria d'Egitto, il mal di mare mi viene anche a me con tutta la mia forza di stomaco che digerisco anche i sassi. La povera Rosetta era andata avanti a sanvic davanti e a supposte di dietro, e a furia di stare in letto a dire rosari e maledire il giorno e l'ora che si era decisa a venire nella crocera, si era ridotta uno straccio.
Ma, come per miracolo, appena siamo entrati nel porto, dove il mare era calmo, tutto il male  passato, e siamo andati in cima del ponte, all'aria fresca. Dice che  un male fatto cos: come viene, va. Il bastimento si accostava pian piano alla banchina, e poco per volta noi distinguevamo il trambusto che facevano sul molo della stazione. Si vede che alla Rosa era proprio passato il mal di mare, perch un certo momento si mette a ridere come una matta a vedere tutti quegli arabi che vanno e vengono con su le sottane lunghe fino ai piedi come i fantasmi, di tutti i colori: bianchi, neri, celesti, a righe come le fodere dei materassi. A prima vista parevano donne, ma invece erano proprio tutti uomini, e di donne ce n'era neanche una perch dice che per gelosia le tengono chiuse in casa dietro l'inferriata a fare la calza. Sar che io sono all'antica, ma in quanto a questo ci d ragione a loro, anche se sono egiziani.
Un arabo che aveva un gran pancione, si fa sotto il bastimento intanto che legavano le corde, si siede per terra come fanno i turchi, che del resto sono come i turchi anche loro, e tira fuori di un cesto un mucchio di arnesi, che pareva impossibile che ci stavano dentro tutti. Dopo fa venir fuori un pulcino della bocca, poi delle maniche vengono fuori delle scatole, sigarette accese e fazzoletti separati, che poi senza fare i nodi con un colpo si annodano uno in fila dell'altro. Tutto per magia. Insomma era un bravissimo prestigiatore, come il Fregoli che lavorava tanti anni fa al Dal Verme, ma questo invece lavorava in piazza. La Rosa aspettava di veder suonare il piffero per far venire fuori anche il serpente della cesta, invece lo aveva mica. Quando fu finito, l'arabo si mette a sbattere il fez capovolto, per dire di buttarci dentro i soldi dello spettacolo. Noi abbiamo fatto segno che avevamo neanche un soldo egiziano, e allora lui si  messo a gridare in italiano: "grazie signori, buone lire italiane. Viva l'Italia!". Un primo momento penso: vuoi vedere che questo  un napoletano, trasvestito di arabo? Ma invece quel figlio di un cane era proprio un vero arabo, che sapeva benissimo l'italiano, come tanti altri che abbiamo trovati dopo, durante il viaggio, che lo sapevano tutti e accettavano come buone le lire italiane, basta che fossero tante. E cos se volevo dire qualche cosa alla Rosa in confidenza non c'era verso di fidarsi: dovevo dircelo in milanese.
Dopo un quarantotto indescrivibile per il bollo sul passaporto e per il cambio dei soldi (che bisognava tenere gli occhi e le orecchie aperte per non farsi imbrogliare, ma poi mi hanno refilato dei biglietti unti e bisunti, scritti in arabo sicch si capiva niente di cosa c'era scritto su), dopo la chiama fatta dalla signorina per sapere se c'erano tutti quelli del gruppo, dopo la consegna delle valige con su le etichette nuove per ritrovarle in qualsiasi posto, siamo finalmente sbarcati gi per la scaletta ad Alessandria d'Egitto, in Africa.
Abbiamo neanche fatto in tempo ad arrivare al torpedone che era l pronto ad aspettarci, quando, come una nuvola di vampiri, ci sono piombati addosso un centinaio, o forse qualcuno di meno, di arabi in vestaglia, chi coi cuscini di pelle colorata, chi con l'argenteria che si vedeva lontano un chilometro che era tutta rolla, chi coi corni per le scarpe, chi con le valige di pelle di cammello, chi coi bastoncini, chi coi francobolli e le fotografie: tutti volevano vendere la roba, mettendocela sotto il naso per far vedere che la sua era la pi bella. E l pi parte parlavano in italiano per tirarci fuori i quattrini dei forestieri. Io ho dovuto dare uno spintone a uno che per poco non lo mando gi lungo disteso, perch si era messo a tirare la Rosa per la manica: non  che lui voleva fare del male alla donna, ma era uno screanzato che voleva obbligare la mia signora a comprarci per forza le sue cianfrusaglie. La quale mi fa, tutta spaurita: "adesso vedrai che quello l tira fuori il coltello". Allora mica per paura, che me deve venire ancora al mondo quel tale che me la fa, ma solo per prudenza, per restare ai primi danni essendo in paese estero, ci siamo calcati in fretta al riparo dentro nel torpedone, a guardare fuori del finestrino con su i vetri. Invece non  succeduto niente. Quel figlio di un cane  venuto sotto per esibirci ancora le sue cartoline, ridendo come se niente fosse. In fondo sono brava gente, buoni commercianti; soltanto si vede che nessuno ci ha insegnato la creanza.
Poi abbiamo traversato Alessandria sul torpedone, intanto che la signorina, parlando dentro nel microfono, dava le spiegazioni sui monumenti. Il pi bello lo avevano fatto gli italiani per riconoscenza ad un pasci che mi scappa il nome, perch aveva fatto dei piaceri ai nostri connazionali del posto. Poi, fuori della citt, che in fondo ha niente di speciale, a parte tutti quegli arabi che girano per le strade in vestaglia o in pigiama, la signorina ci ha spiegato che per arrivare alle piramidi dovevamo fare la via del deserto, perch ce n' due, ma l'altra dentro la valle dovevamo farla nel ritorno.
La strada era tutta diritta e stretta, che quando si incontrava un camions o un altro torpedone ci voleva un bell'occhio a scansarsi tutti e due per non darsi dentro nel parafango. In quanto al deserto, era deserto non del tutto ma quasi, e la Rosa era pi contenta cos perch a sentir parlare del deserto, si era gi vista nel Sara, col sole che fa fuori gli scheletri degli esploratori, i leoni, i predoni della steppa, i morti di sete, e chiss cosa d'altro.
Intanto che il pulman correva, per far passare il tempo del viaggio, la signorina Tiravento ci ha contato su la storia del favoloso Egitto a cominciare fin dal principio. Anche per prepararci a tutte le cose che dovevamo vedere, che erano un bordello da tenere in mente. Adesso anch'io ve la conto cos alla buona come me la ricordo, perch  una istruzione per tutti, per non essere ignoranti.

Dunque, prima di tutto bisogna sapere che l'Egitto  il dono del Nilo: questo vuol dire che se non c'era il Nilo c'era neanche l'Egitto, in quanto sarebbe tutta sabbia deserta. Invece, fino dai tempi di No e ancora pi in l, cio dalla creazione del mondo, il Nilo viene gi dall'Abissinia, dove era andato Mussolini a far l'impero con Badoglio, e tutti gli anni inondava la sabbia del deserto, la quale a furia di inondazioni  diventata una terra fertile per le coltivazioni. Difatti adesso dove arriva l'acqua, il terreno  tutto verde di verdure, con piante e fiori, mentre se si va in l appena due passi, c' solo terra bruciata, senza un filo d'erba: insomma c' il deserto.
Naturalmente ai tempi del Mos, quando c'erano i Faraoni, i canali erano pochi, sicch tutti gli anni l'acqua straripava e ogni volta dovevano rifare i confini dei campi, che era un lavoro mica da niente, tanto che c'erano dei giudici nominati apposta per misurarli tutte le volte, perch ognuno doveva riavere il suo, in giustizia. Ma adesso, un po' perch gli italiani hanno fatto la diga e un po' perch gli egiziani hanno fatto tanti canali, l'acqua non straripa pi fuori delle rive, e invece serve per fare la irrigazione, sicch, come ho gi detto, i campi sono una bellezza, e chiss cosa rendono. E qui  il busillis. Perfino la signorina che sa tutto, alla quale ho fatto la domanda, a questa non ha saputo rispondere: come  che se le campagne sono cos ricche d'ogni ben di Dio, invece tutti gli arabi, si vedono in giro stracciati come dei miserabili? Hanno dato la colpa al re Faruk, quel pancione che c'era sempre sui giornali e che si  mangiato un capitale con le star del cine, ma adesso il Faruk c' pi da tanto tempo e invece di straccioni ce ne sono in giro ancora di pi di prima. Io dico che si vede che c' qualcuno d'altro che mangia, come succede dappertutto. Non voglio fare la politica, ma la verit  la verit, e bisogna dirla senza offendere nessuno. E tutto il mondo  paese.
Cos, dicevo che in grazia dell'acqua del Nilo, gli antichi potevano tenere su le bestie che mangiano l'erba, e potevano coltivare le verdure, i broccoli e il cotone da filare, come adesso. Ma la cosa che pi mi ha colpito di quello che ha detto la signorina,  che coltivavano perfino la carta per scrivere. Una carta per modo di dire, in quanto era come la scorza di una canna di quelle che crescono nell'acqua, messa poi a seccare e si chiama papiro.  proprio vero che bisogna viaggiare per istruirsi: io non avrei mai immaginato una cosa simile. Ma poi, cosa c'era scritto su questi famosi papiri, di cui la mettono gi tanto dura?
Roba da bambini che non sanno scrivere: tanti segni, come di case di uccelli di uomini di punti esclamativi, per farsi intendere con le figure, perch sapevano neanche fare le vocali. Chiss che pazienza ci voleva a riempirli. Il bello  che si capisce niente di quello che vogliono dire: non mi riferisco a me e la Rosa, che non  colpa nostra se abbiamo studiato nessuna lingua straniera in quanto ai nostri tempi non si usava, ma capivano niente neanche gli altri del gruppo che all'occorrenza parlavano un fior di inglese e francese e forse anche in latino. Quando si dice che ci sono stati tanti professoroni tedeschi e inglesi di tutto il mondo che erano venuti nel paese per studiare per tanti anni in fila senza riuscire a scoprire il busillis,  detto tutto. Fin che  venuto Napoleone coi suoi soldati.
Dopo essere andato a conquistare le piramidi per cacciar via i mamalucchi, dicendo le famose parole "dall'alto di queste piramidi seimila secoli vi guardano, avanti!" che certuni dicono che voleva incitare i suoi generali a vincere le battaglie, e certi altri invece dicono che era per farlo vedere come esempio agli scienziati, che lui aveva portato dietro, cosa erano stati buoni di fare malgrado che erano antichi, a quel diavolo d'uomo ci  venuto in mente di dare l'ordine a un professore pi bravo di tutti di decifrare la scrittura che c'era scritta su un sasso dell'epoca, trovato in un paese che combinazione si chiama proprio Rosetta. La quale dice di non fare confusioni perch il suo nome viene da santa Rosa e mica dai sassi egiziani. Sar per la paura che Napoleone ci tagliasse via la testa se non lo faceva, perch quello l non scherzava, sar perch era bravo, sar perch  stato fortunato, fatto sta che prova e riprova, riusc a capire il trucco, anche se mica tutto, ma quanto  bastato per scoprire il segreto, come il linguaggio delle spie. Di l poi ci hanno tirato fuori tutto il resto, perch il pi difficile  sempre a incominciare. Sicch adesso chi lo sa, legge i giroglifici come niente, come se fosse italiano, e capiscono tutto, in modo che si sanno le storie che contavano a quei tempi sui faraoni e sulle regine. Non  come nei romanzi del giorno d'oggi che c' la stampa, per scrivevano lo stesso tanti pettegolezzi interessanti della vita che si faceva ai loro tempi, coi corni che si mettevano l'uno con l'altro, e tutto perch si vede che non c'era la censura. Un'altra cosa che i ciceroni la mettono gi dura,  che a sentire loro gli egiziani erano professori di astronautica e di matematica, perch sapevano fare il conto giusto di quante pietre bisognava mettere una sull'altra per fare le piramidi, con la porta che guarda sempre verso il sole; e perch a furia di studiare dove nasce il sole e la luna avevano gi capito che un anno  di 365 giorni. Ma poi  risultato che sbagliavano, per via dei bisesti, e ci  voluto l'imperatore Giulio Cesare per mettere le cose a posto, chiamando il mese di luglio col nome suo di lui per ricordo. Ma dopo fu ammazzato a coltellate sul foro dal figlio Bruto, e allora quello che  venuto dopo, chiamandosi Augusto, ha voluto metterci il suo nome all'agosto. E per l'invidia di non essere meno importante del luglio che ne ha 31, ci ha attaccato anche lui un giorno di pi che prima non c'era. Ma in fin della fiera confesso che non ho capito dove era tutta questa bravura per sapere che l'anno  di 365 giorni, se lo sanno anche i bambini che vanno a scuola. Ve la vendo come me l'hanno venduta a me.
Adesso ritorniamo alla storia dell'Egitto, che  incominciata moltissimo tempo fa, addirittura quattro o cinquemila anni prima della nascita di Ges Cristo. Quelli che scrivono le storie sui libri, taccano lite tra loro perch uno dice che il primo re si chiamava in un modo, un altro dice che si chiamava differente e un altro ancora dice tutto il contrario. Si capisce che ognuno ha il suo puntiglio di far trionfare come la pensa lui, e poi si vede che hanno tutti il tempo di buttare via a farla tanto lunga, senza contare che cos stampano pi libri da vendere con su il loro guadagno. Invece pare sicuro che dopo quel periodo antichissimo ne  incominciato un altro, meno antico, ma relativamente, come sarebbe a dire cungranosali, che  una parola nuova in latino che ho imparato.
In ogni modo, era il tempo che hanno fatto su le piramidi, e in quanto a questo bisogna farci tanto di cappello. I faraoni che le hanno costruite si chiamavano Cheope Chefren e Micerino, ma poi ce n'erano tante altre pi piccole che non ricordo i nomi, e dice che erano tutti imparentati tra di loro. Si vede che era una specialit della famiglia, perch nel loro dialetto, faraone voleva dire grande casa, e pare che ci hanno dato questo nome appunto perch facevano su queste grandi case in serie. La loro capitale se l'erano fatta a Menfi, vicino al Cairo, dove adesso non  rimasto pi niente.
Il bello  che i pagani, credevano che i faraoni erano Dio, e loro, furbi, ce lo lasciavano credere al popolo ignorante, cos tutti lavoravano per loro, filavano dritto, e per giunta, ci regalavano gli ori e gli argenti e tutto quello che avevano per farli andare in paradiso, come adesso fanno con l'Agacan che quelli della sua religione dice che ci danno tanto oro quanto pesa, cos lui mangia come un porco per crescere ogni anno i chili, poi se la gode in riviera con la Begun. Per quello anche loro se la godevano nell'arem e nessuno poteva dire niente, perch se no gli eunuchi ci davano dentro una sforbiciata.
Ogni tempo ha le sue credenze che bisogna rispettare. La Rosa dice che  una vergogna, e ora sono all'inferno di sicuro, che nessuno li leva. Ma io domando: se Ges Cristo  nato dopo, come facevano loro a indovinarlo che veniva, per essere cristiani e non pagani? Dice: i profeti. Ma se sapevano n leggere n scrivere, come faceva la gente a capire la bibbia? Per la Rosa  donna, e vuole mica sentire ragioni: si direbbe che in cuor suo pensa che Ges Cristo era nato prima di tutti, e il resto sono balle contate su dagli ebrei per confondere le idee. Intanto quello che  sicuro  che gli egiziani di quei tempi credevano che il loro Dio era il sole e la luna e perfino le bestie; chi ci pu capire che razza di teste avevano: peggio dei gnam gnam del giorno d'oggi.
Poi sono trascorsi un mille anni e passa, eppure era ancora 2000 anni prima della nascita di Ges Cristo, tanto per dire che razza di storia lunga  la storia dell'Egitto. Quindi  incominciato il medio regno, in cui ci sono state un mucchio di guerre. E a furia di litigare fra di loro i faraoni, ne  venuto fuori uno pi furbo degli altri, che invece era un visir, e quando divent faraone, siccome ci prendeva gusto, fece fare il faraone anche al suo figlio, che era molto in gamba e si chiamava Sesostris. Questo nome mi  restato bene in mente, perch dopo di lui ne sono venuti tanti altri in fila che si chiamavano lostesso con dietro il numero, come era in Italia Vittorio Emanuele I, Vittorio Emanuele II e Vittorio Emanuele III fermandosi solo quando  venuta la repubblica. A furia di fare tante guerre e spendere tutti i soldi, invece di dare un lavoro onesto alla gente, come sempre succede in casi simili sono calati gi in Egitto i barbari, che non si sa bene da che parte venivano, ma barbari erano di sicuro e si chiamavano icsos. Cos fra i due litiganti il terzo gode.
Ma poi, finalmente, venne il nuovo regno che  quando gli egiziani sono andati alla riscossa. Il re Amos (di questo ricordo il nome perch somiglia a Atos dei tre moschettieri) arriv coi suoi soldati a cacciare via lo straniero, il quale in quel caso erano gli icsos. Anzi, dopo, i suoi figli sono andati loro a conquistare l'Asia e l'Africa. Intanto la capitale era stata trasportata a Tebe, dove noi siamo andati a vederla come dir dopo. Veramente, per la grande confusione che c'era, le capitali erano tante diverse, perch tanto la mano d'opera per costruirle costava niente senza i bollini degli oneri sociali. Cos ognuno si faceva la sua dove voleva.
Allora avvenne il fatto pi straordinario di tutti, cio di quel faraone che si fece cambiare il nome in quello di Ecnaton perch chiamavano il sole Aton. Questo trov da dire anche coi sacerdoti del tempio, come quelli dell'Aida, che invece erano gente che bisognava stare attenti, perch erano vendicativi, tanto che hanno seppellito vivo anche il Radames. Allora lui fond un'altra capitale per stare alla larga dai loro templi, la chiam Amarna, e disse che l'unico dio di crederci da ora in poi era il sole, e che gli altri che avevano adorato prima, erano falsi e bugiardi. Ma si vede che davvero ci mancava qualche ruotella nella testa, come capita a tutti gli artisti, perch intanto che stava nella sua capitale a scrivere le poesie sui papiri e fare tante altre stupidate, i suoi nemici ci riportavano via all'Egitto la Terra Santa, che allora non era ancora santa, ma loro l'avevano conquistata lostesso.  proprio vero, come dice il proverbio, che da che mondo  mondo le poesie non danno n pane n vino n luganeghino.
A questi poveri ebrei ce ne hanno fatte passare di tutti i colori, a furia di avanti e indietro delle conquiste di questi e degli altri, e cos via.  proprio come la storia dell'ebreo errante che maltrattato e cacciato via fino da allora,  finito coi nazisti nelle camere a gas. Sembra neanche da credere cosa hanno fatto anche ai bambini: loro poi si sono vendicati mettendo in croce il Ges Cristo. Certo anche se non bisogna pi essere razzisti, bisogna dire che  gente attaccata al denaro, come i Levi che stanno al quinto piano, sopra la nostra casa, e bisogna vedere con che palt liso va in giro d'inverno, mentre tutti sanno che sono pieni di grana. Me il risparmio mi piace e ce lo predico alla Nory che ha le mani bucate, ma c' un limite, e trovo che quello dell'avarizia ebraica come dei genovesi  un difetto: se tutti facessero cos come vivrebbe il commercio?
Qui non ricordo bene in che punto, ci viene dentro anche la storia delle dieci piaghe dell'Egitto, con le cavallette, con le mosche, le zanzare, con la siccit e con le altre, ma soprattutto con la morte di tutti i primogeniti, ordinata da Dio, che io ho mai potuto capire come il buon Dio, anche se era quello antico degli ebrei e se era in un momento di rabbia,  stato buono di far fare un massacro di innocenti cos spaventoso. Dopo si pu rendersi conto perch fra gli egiziani e gli ebrei c' sempre stato cattivo sangue, che non  ancora finita adesso e si fanno il boicottaggio l'uno con l'altro mandando le spie in aeroplano dentro i bauli per spiare le mosse e sapere se per caso i tedeschi ci fanno anche la bomba atomica.
Finalmente dopo tanti disastri, il faraone aveva lasciato andare via dall'Egitto Mos che la sua figlia di lui, cio del faraone, aveva salvato dalle acque del Nilo, dove lo avevano messo dentro una cesta quando era bambino. Allora Mos, coi comandamenti in mano, seguito dal suo popolo, fece separare le acque del mar Rosso per passare dall'altra parte, e poi fece annegare dentro tutti i soldati egiziani che ci correvano adietro agli ebrei, con l'intenzione di prenderli perch si erano pentiti di averli lasciati scappare via.  come lo canta il Marcello nel primo atto della Bohm, quando fa il quadro del mar Rosso, il quale per vendicarsi affoga un faraon, che a me  forse l'opera che mi piace di pi perch all'ultimo atto mi fa piangere come un vitello. Sono tutte storie della Bibbia, e i preti dicono che bisogna crederci, anche se sono piene di fatti di sangue, di vecchioni di 900 anni e passa, di mogli a doppio servizio date in prestito ai re per salvare la pelle e farci guadagnare i greggi di pecore ai mariti e altre cose cos che mi persuadono mica.
Adesso continuo la storia, ma devo fare un po' pi alla svelta perch  ancora lunga. C' da dire che a quel balengo di un re Ecnaton (che in un certo senso non era poi tanto balengo come pare, perch aveva preso in moglie una bellissima regina che si chiamava Nefertiti, la quale ancora adesso ci fanno tante cartoline del ritratto che c' nel museo, come alla Lollobrigida e alla Sofia Loren) ci succedette il famoso Tutancamen. Io e la Rosa lo avevamo sempre chiamato cos, ma invece le guide lo dicono Tutancamon e il suo vero nome sarebbe Tutancaton, sempre per via del sole. Si vede che la mania di storpiare i nomi c' sempre stata anche nei tempi antichi. In ogni modo il Tutancamen aveva appena 12 anni quando aveva sposato la sua sorellastra che ne aveva 9; in quei tempi antichi dice che si usava cos, ma qui gatta ci cova come ve lo dir pi meglio avanti coi particolari. Dunque, lui era quella mummia che abbiamo letto sui giornali molti anni fa, che l'hanno trovata piena di ori e di gioielli e dice che i suoi scopritori sono morti tutti per la maledizione.
Dopo  succeduto un bordello di altre cose. In Egitto sono calati gi gli etiopi, che allora dicevano cos agli abissini, quelli del Negus. Ma lui  venuto tanto tempo dopo, nella storia contemporanea e bisogna stare attenti di non fare confusione con la storia antica. Invece in Egitto, c'era ancora l'epoca tarda. Dopo gli abissini sono calati gi gli altri che hanno fatto la capitale a Sais, e sono andati un'altra volta alla conquista della Terra Santa alleandosi con gli ebrei. Perch la politica ha le sue combinazioni, come noi che prima eravamo nemici dei tedeschi, poi invece siamo diventati camerati, poi ancora nemici e il viceversa con gli inglesi: insomma i ministri degli esteri le combinano secondo la machiavellica del momento. Ma il re della Babilonia, dove c'era la famosa torre di Babele, che si chiamava Nabucodonosor, guadagn la guerra e ci cav fuori gli occhi al re nemico, dopo aver sgozzato tutti i suoi figli davanti di lui. Tutte crudelt peggio del Barbabl. Cos i poveri ebrei erranti sono andati un'altra volta in esilio, come nell'opera del Giuseppe Verdi, quando cantano il va pensiero sull'ali dorate, perch avevano il magone della nostalgia della patria lontana.
Poi arrivarono gi addirittura i persiani della Persia per far fuori il re degli egiziani, e si sono messi a comandare loro. Dopo ancora venne Alessandro che fond la citt di Alessandria e per non confonderla con la nostra del Piemonte, ci attacc dietro d'Egitto, e in fondo poi sono arrivati anche i romani che andavano dappertutto a conquistare gli altri popoli. Finalmente adesso era venuto il tempo della regina Cleopatra sulla quale non la faccio lunga perch tutti la conoscono dal film, per via della vipera, del Marcantonio e il resto.
Tutti questi avvenimenti succedevano che non era nato ancora Ges Cristo, mentre che i faraoni, re regine imperatori e principi, uno infila all'altro ognuno costruiva i suoi bravi palazzi e i templi uno pi bello dell'altro e le tombe per l'al di l, sempre per guadagnarsi il paradiso. Ognuno si faceva fare i monumenti e le sue statue a modo suo, e quanti pi soldi spendeva faceva pi bella figura, che tanto pagava il popolo bue. I forestieri hanno avuto un bel portare via a man bassa, per mettere nei musei le mummie che ci sono anche a Torino, gli obelischi da mettere in mezzo alle piazze come in San Pietro che col suo peso chiss come hanno fatto a portarlo fin l. Ma di roba ce ne resta ancora fin troppa anche in Egitto, dove  stata nascosta, seppellita sotto la sabbia del deserto, sicch nessuno poteva vederla.

Nella nostra crocera noi dovevamo appunto andare a vedere tutte queste anticaglie che ho detto, e che io le tengo bene in mente, la quale se Dio vuole ce l'ho ancora buona. A scuola imparavo subito a memoria le poesie, anche quelle difficili, e ancora adesso so dire d'un fiato il Giovannin Bong del Carlo Porta e il t'amo o pio bove del Carducci Giosu. Invece quello che non mi andava gi era l'aritmetica, mentre in comporre di lingua italiana, non faccio per dire perch sono io e chi si loda s'imbroda, facevo dei temi che in quei tempi che tutti parlavano solo in milanese, erano straordinari. Se c'era il premio del libretto della Cassa di Risparmio che c' adesso, di certo lo prendevo io: ma invece c'era mica, perch allora si andava avanti a cazzotti e a dietro la lavagna, mentre che adesso hanno cambiato il sistema dell'insegnamento, pi alla moderna. Io dico sempre che mi pare che esagerano e che un paio di schiaffoni farebbero bene anche alla giovent del d d'oggi che  piena di vizi, ma loro, i giovani, dice che hanno i problemi della giovent bruciata che noi vecchi sappiamo neanche cosa sono.
Va bene che non ero il primo della classe, perch davanti di me c'era sempre il Velani, ma era perch lui era il carolo della maestra, in quanto era figlio di un professore che di sicuro c'era qualche fatto di conoscenza fra di loro, e per giunta, era un toscano che i temi ce li facevano a casa i suoi parenti. Lui diceva sempre feci, invece di ho fatto, scrissi, parlai, andiedi eccetera facendo bella figura, mentre che me mi riesce poco e bisogna che mi sforzo per metterceli dentro, per fare pi puro italiano. Ma c' da dire che a casa mia tutti parlavano soltanto il meneghino, e anzi se per caso mi scappava fuori una parola in italiano, il mio nonno mi mollava una sberla e mi diceva "parla cuma te manget" che sarebbe come dire "parla come mangi", cio in milanese. Invece adesso tutti fanno parlare in italiano ai bambini, anche quelli che vivono sulle ringhiere della Canonica e della Ripa ticinese. Perch i milanesi ci sono pi, e sono tutti bastardati coi terroni della bassa, dalla parte del marito o dalla parte della moglie, mentre una volta si usava il detto "moglie e buoi dei paesi tuoi".
Intanto che la signorina contava su tutte queste storie, alle quali per completarle io ho attaccato qui e l le notizie che ho imparato dopo dalle altre guide, e intanto che fuori c'era niente da vedere perch la campagna era sempre deserta pelata e chiss dove era il famoso dono del Nilo, la Rosa un certo punto mi d dentro una gomitata e mi dice che lei ci pareva e non ci pareva di vedere le piramidi nella lontananza. Io, che la vista mi va gi con l'et, vedevo niente e ci faccio: "sta zitta che ci prendono per bosini che hanno visto mai niente, e vedono le piramidi dove invece ci sono mica, come i milanesi in mare". Ma invece aveva proprio ragione lei, perch dopo un po' la signorina fa: "ecco laggi le piramidi". Io dico la verit, che dopo aver sentito tanto parlare di queste famose piramidi, a vedere quelle specie di bugnoni sulla sabbia che con su gli occhiali adesso le vedevo anch'io di lontano, sono rimasto un po' smorfiato. Com'? Tutto l le famose piramidi, quelle tre montagnette a triangolo, senza neanche uno straccio di rivestimento di piastrelle colorate sul di sopra?
Ma invece il bello  venuto dopo, quando il torpedone  arrivato vicino, e allora si vedevano proprio l in alto su un costone, grandi quasi come il sacromonte di Varese. Appena sotto dove eravamo noi, c'erano dei bellissimi Hotel di lusso col parco con dentro le fontanelle e le palme, come nei giardini pubblici, ma pi alte ed esotiche, neanche da mettere. Finalmente eravamo arrivati sul dono del Nilo, che l si chiamava Giza.
Ci hanno portato a mangiare in uno di questi grandi Grands Hotel che la Rosa ha detto che era senz'altro il pi bello, e metteva soggezione a passare fra tanti tappeti non soltanto messi gi per terra, ma anche attaccati sui muri perch si vede che sapevano pi dove cacciarli per metterli in mostra, coi lampadari per aria e intorno i camerieri che parevano loro i padroni, vestiti di bianco con una fascia rossa intorno alla vita. Ce n'era poi uno tutto vestito di rosso come un pasci dei turchi con gli alamari d'oro, e tutti i turisti ci facevano la fotografia per ricordo di far vedere tornando a casa che erano stati fino alle piramidi anche loro.
Per bisogna dire che il mangiare non era all'altezza: una specie di sboba dei soldati. La sal a mang era piena di comitive di forestieri, e a tutti davano da mangiare la stessa roba. Ma poi quei mamalucchi di camerieri capivano un'acca. La Rosa, che aveva una fame da lupo, perch lei quando si muove ci viene sempre appetito, ha provato a domandare una fetta di pi di pane, e parlando in francese come aveva sentito gli altri, ci fa a uno con tutta gentilezza "cameri el pen", ma lui ha fatto neanche una piega facendo mostra di non capire. Tutti lazzaroni. Per fortuna vicino a noi, che per questa volta  stata proprio una fortuna, c'era quel tale cosidetto conte che sapeva parlare tutte le lingue, e si vedeva subito che era abituato a comandare alla servit, il quale rivolgendosi anche lui a uno di quei panteloni vestiti di bianco che forse era il scef perch aveva i baffi a manubrio, ci ordina in inglese di portare subito e senza tante storie a madam (che sarebbe la Rosa) "un morz de pen". Stavolta bisognava vedere come si  dato da fare. Poi si vede che ci aveva detto anche di portare l'acqua minerale, perch  arrivato con una bottiglia di gazzosa dolciastra che era uno schifo. Ma noi lo abbiamo ringraziato lostesso, per non fare la figura di villani ignoranti che sono mai andati all'estero, tanto che dopo il conte ha fatto un inchino alla Rosa, come se eravamo nella grande societ. Cosa  successo poi con questo conte, aspettate di saperlo dopo.
Intanto, per restare all'acqua (che in francese la chiamano o, e poi dicono dietro ai bergamaschi perch loro il vino lo chiamano i) devo dire che abbiamo dovuto abituarci a bere sempre gazzosa, perch la signorina Tiravento aveva fatto a tutti la raccomandazione di non bere acqua se non delle bottiglie chiuse con su il bollino, perch pare che nell'altra c' dentro i vermi del colera e della malattia del sonno e di altre malattie anche peggio. E pare che lo ha detto in buona fede, senza avere su la percentuale sulle consumazioni dei clienti. Poi ci hanno dato una minestrina che pareva acqua sporca, poi una fetta di carne nera e dura come una ciabatta, che per essere un grand hotel cos dovevano aver vergogna. A me e la Rosa ci sono venuti in mente i piatti dell'Ausonia, i quali da quel punto in poi era una nostalgia che ci prendeva tutte le volte che mettevamo i piedi sotto la tavola; e devo confessare che per la debolezza della carne, dentro della mia anima, mi sono detto quanto mai sono sbarcato, che le piramidi tanto le potevo vedere sulle cartoline, ed era lostesso.
Voglio contarne su un'altra in confidenza, per dirvi come quel gran hotel era tutto fumo e niente arrosto. La Rosa, che dopo colazione doveva andare con licenza alla tualet, mi dice di tenere per un momento la sua borsa, e infila di corsa la porta dove c'era scritto "dames ladies" che in inglese vuol dire per signora; ma in ogni modo si poteva, mica sbagliare perch c'era un andirivieni di donne che andavano e venivano come le formiche. Intanto io stavo fuori sul corridoio a spettare con la borsetta in mano. Passano cinque minuti, poi ne passano dieci, poi un quarto d'ora e la Rosa non si vede. Io incominciavo a stare in pensiero, che si fosse sentita male, mentre c'era il rischio di perdere il gruppo che ormai era sparito. Quando gi sapevo pi cosa ne avevo in saccoccia, ritorna lei con la faccia stravolta, che non era ancora riuscita per la gran coda di quelle che aspettavano, mentre i posti disponibili erano pochissimi, e sempre occupati con prepotenza dalle straniere che sapendo la lingua ci portavano sempre via il posto quando invece toccava il suo turno a lei. Infine era venuta fuori, per paura di perdere la comitiva. C' poi voluto due o tre ore, che per quanto era quello piccolo, a giudicare dalla sua faccia deve essere stato un gran tormento.

Ritrovato il gruppo fuori dell'albergo che erano tutti in pensiero per il nostro ritardo, e fatte le nostre scuse senza dire a nessuno la ragione neanche in confidenza, anzi facendo finta che ci eravamo sperduti, perch la Rosetta aveva vergogna a dire come era andata, adesso si trattava di visitare la sfinge, decidendo se andare sul cammello o sul cavallo, o sul barroccino, che ognuno poteva fare come preferiva, perch tanto era pagato dalla compagnia.
Gli arabi gridavano tutti insieme per tirare ognuno della sua parte, e facevano una cagnara di confusione che non si sapeva dove sbattere la testa. La Rosa prima aveva deciso di andare sul cammello per farsi fare la fotografia da far vedere a Milano, ma quando si  trovata davanti a quei brutti bestioni con la gobba pelosa, con la faccia indormentata e il labbrone che pende di sotto come quello dei cannibali, e che da vicino sembrano grandi come bastimenti perch si chiamano la nave del deserto, si  spaventata, e ha detto che non voleva andare perch era mica matta. E io a convincerla che era un'avventura da provare una volta nella vita prima di morire, gi che era gratis, e chiss come sarebbero crepate d'invidia le sue amiche a vedere la fotografia; insomma io dicevo di tutto per deciderla, che poi dopo chiss come ci sarebbe dispiaciuto di non avere profittato dell'occasione. Fin che lei, vado, non vado, infine si  decisa, e su per la scaletta che gli arabi hanno l pronta, a furia di spinte di noi sotto a issarla su, e di lei sopra che gridava e si attaccava dove poteva,  riuscita a istallarsi sulla cima del cammello: poi una volta su pareva la regina del mille e una notte.
Io per sono andato sul barroccio perch l'appetito del cammello lo avevo mai avuto; ma quanto mai, perch mi  capitato un brumista arabo che per tutta la strada ha fatto niente altro che cercare di spillarmi i soldi parlando in italiano. Sto figlio di un cane seguitava a farmi complimenti: diceva che lui aveva visto subito che ero una persona importante e istruita, che anzi dovevo essere un pasci; che mia moglie era una madam bellissima, che ci faceva tanti auguri a noi per i figli perch certamente ne avevamo molti; che in quanto a lui di figli ne aveva sette, che era senza lavoro, e solo per quel giorno gli avevano prestato la carrozzella. Per chi non la intendeva, i sette figli li doveva mantenere tutti lui, che avevano fame, perch la moglie naturalmente era malata. Insomma mi ha contato su un mucchio di balle per farsi compassionare e tirarmi fuori i soldi. Cosa che al sottoscritto anche se ha il cuore in mano non  tanto facile farcela. Ho provato a dirci che non avevo moneta egiziana, ma lui ha risposto subito che accettava anche i dollari e le sterline o i franchi, e perfino le lire. Si vede che mi aveva preso davvero per un banchiere. Dopo ho visto che gli arabi fanno tutti cos, e coi soldi che sono riusciti a fregare di qui e di l, girano da un gruppo di forestieri all'altro, fino che trovano quello del paese che li scambia. Con quella faccia nera sembrano stupidi, invece sono tutti d'una furbizia peggio del Bertoldo.
La strada saliva dall'albergo con una grande svolta e passava vicino alle piramidi, che adesso sembravano ancora pi grandi di prima. Che razza di lavoro! Sono fatte di un sasso sull'altro, a gradini, e sarebbe da non credere che li abbiano potuti mettere tutti in pigna cos, senza neanche una gru, senza cemento, e soltanto con olio di gomiti. Perch sembrano sassi a vederli di lontano, ma da vicino si vede che invece sono blocchi enormi, che dice che pesano quintali 50 l'uno; anche se il sole e il vento li hanno conciati come i denti d'una vecchia.
Arrivati in cima della strada, incominciava una grande discesa per andare gi dall'altra parte. L'arabo, che non aveva ancora finito di rintronarmi la testa con le sue storie e anzi, vicino all'arrivo, moltiplicava i complimenti per il bacisc, aveva dovuto saltar gi per tenere il ronzino per la cavezza, perch ci si piegavano i ginocchi ad ogni passo come quello del Missori, dato che, povera bestia, la biada per rinforzarsi le giunture, di sicuro non la aveva mai vista in vita sua. Sulla discesa c'era la vera babilonia: barocci, cammelli, cavalli che andavano gi pieni e tornavano su vuoti e gli arabi che gridavano, e i venditori che cercavano di refilare ai turisti le loro statuine, e i bambini che correvano da tutte le parti e venivano a tirare per la manica perch volevano il "moni" il quale in inglese vuol dire i soldi, che sti figli di cani sanno perfino parlarla. Un certo momento sono passato vicino al cammello della Rosa, che aveva gli occhi fuori per la paura della discesa e per l'altra ragione che sapete, e gridava all'arabo di andare pi piano e di aiutarla a stare su quella specie di trono sulla cima della gobba, intanto che lei si attaccava dove poteva. Ma quando siamo stati gi in fondo, dove il gruppo doveva riunirsi, ha tirato il fiato e si  lasciata fare una scarica di fotografie sul cammello, vicino all'arabo, che pareva la moglie dello sceicco bianco, come se lei la avesse sempre fatta in vita sua.
I fotografi chiss perch si erano illusi che c'era da mungere, e si erano tutti fatti intorno come mosconi. Ci dicevano alla Rosa: dica "cis" perch a dire "cis" si slarga la bocca come per sorridere, secondo l'invenzione americana. E cis di qua e cis di l, non faccio per dire ce ne hanno fatto un sacco e una sporta: un po' perch vedevano che era ancora una bella donna e un po' perch lei, candida, credeva che era gratis per metterle sulle riviste che stampano, e si voltava a tutti per farsi fotografare, come fanno le dive del cine. Ma quando fu finito, pretendevano che comprassi io tutte le fotografie. Per giunta che lei si era prestata per farci piacere a loro, pareva che era nel suo diritto dei medesimi di farsi pagare le foto: dico che se non interveniva la signorina Tiravento, che stavolta pareva una tempesta, sarei ancora l a litigare adesso con quegli imbroglioni.
Anche il prezzo del barroccio e del cammello era compreso nella crocera, ma se ho voluto che mi lasciassero passare io e la Rosa ho dovuto mollarci cinquanta lirette delle nostre per uno, e per ringraziamento mi hanno mugugnato dietro nella loro lingua perch non erano contenti. Per fortuna che io l'arabo non lo capisco, se no avrei dovuto menarcele per farmi rispettare delle loro insolenze.
Finita questa avventura, che a pericolo passato  felice di averla fatta, e mostrando le foto dice a tutti che lei  stata anche sul cammello in mezzo del deserto, abbiamo incominciato la visita delle antichit. Per non le racconter tutte, se no sarebbe una barba, da star qui a dirle fino a domani mattina, tante ce n'.

Abbiamo incominciato andando dentro un rudere in rovina che dice che era il tempio del re Chefren, il quale  poi lo stesso che ha la piramide in mezzo delle altre due, che si chiamano la prima a destra, la pi grande Cheope e l'altra a sinistra Micerino. Sar stato un bel tempio perch lo dicono loro, ma adesso anche qui non si vede altro che colonne rotte e sassi smangiati.
La sfinge s, che vale la pena.  un bestione lungo la bellezza di metri 57 dalla testa alla coda, scavata in una roccia sul posto. Davanti c' una specie di faccia di donna con via il naso e con un paio di sventole dietro le orecchie; e sotto c' il corpo di un leone che fa la cuccia come nella gabbia del giardino zoologico. Peccato che  tutta rovinata anche lei, come le piramidi, ma dice che pi che il tempo, essendo stata seppellita la bellezza di 4500 anni sotto la sabbia, a rovinarla sono stati i mamalucchi, che furono mamalucchi mica per niente e ci spararono una cannonata in faccia per divertimento. Certo quando era nuova doveva essere stata tutta un'altra cosa, liscia come il marmo e colorata. Ma chiss poi cosa volevano dire i costruttori a mettere in cima una testa di donna sul corpo di una bestia. Uno del gruppo ha detto alla signorina che  perch volevano alludere, ma lei ha risposto che questa donna bestia invece risulta che era un uomo, e gli antichi la adoravano come un dio. Del resto non ci sono ancora oggi, che  il giorno d'oggi, dopo tanto tempo, i gnamm gnamm che adorano i totem che sono, ancora pi brutti? Ma chiss poi perch la chiamano la sfinge se invece  un uomo, e tutti credono che  una donna sicch ci imbrogliano le idee alla gente che per cercare di saperla giusta com' devono andare fino sul posto, come abbiamo fatto noi per poi sentirci dire che sfinge vuol dire una cosa che non si sa com'. Ma poi queste confusioni di uomini che sono donne, che adesso si usano anche al cine e sui giornali, me mi piacciono niente.
Insomma io questa sfinge, non mi ha convinto un gran che, invece la Rosa ci piaceva molto. Ma forse era perch dopo tanto tempo a furia di cercare a destra e a sinistra l vicino aveva trovato un posto nascosto fra i ruderi che  stato un bel sollievo, poveretta.
Dopo siamo andati a piedi alle piramidi, che me mi piacciono di pi, perch sono pi grandi, e chiss che fatica hanno fatto a farle a mano, soprattutto quella del faraone Cheope che si vede che ne aveva da spendere di pi degli altri. Dice che era metri 230 di larghezza alla base e quasi 150 di altezza, ma adesso  pi bassa perch il vento dei secoli ci ha smangiato via la, cima. Mi ha fatto impressione sentir dire che  stata per molto tempo il record mondiale di altezza dei monumenti, finch hanno costruito la torre Eifel a Parigi e, dopo, i grattaceli in America. Senza dire, perch questo non me lo ricordo, il numero spropositato dei sassi che c' voluto per farla su. Dice che li trasportavano sul fiume fino l sotto, e poi li tiravano su a mano con le corde, facendoli scorrere su dei piani inclinati di legno e mettendoci sotto i tronchi d'albero per farli rotolare senza neanche metterci il sapone o il grasso per farli scarligare. Ci volevano migliaia e migliaia di schiavi prigionieri che tiravano tutti insieme, per anni e anni. Tanti lavoravano l, dopo aver fatto i raccolti nelle campagne, e poveretti ci lasciavano la pelle come le mosche, anche per le frustate che ci davano e l'acqua marcia che ci facevano bere per paga, come le bestie. E dire che le piramidi erano le tombe dei faraoni, che se le facevano fare con tanto sudore e tanto sangue del popolo oppresso: chiss poi come potevano pensare di guadagnarsi cos il paradiso. Altro che far venire il Lenin: prima o poi il comunismo dovevano tirarlo per forza. Ma in quei tempi non c'erano ancora n i partiti n i sindacati che continuano a far crescere la paga: frustate e filare. A sentire queste cose dell'altro mondo nel mio sentimento interno, mi andava di traverso anche il godimento della Cheope.
Invece sarebbe cos facile fare la giustizia sociale come dico io, in cui i lavoratori di qualunque partito e razza, anche se vengono di fuori di Milano, devono avere il loro giusto salario il quale nessuno ce lo deve levare, come l'ha scritto anche Ges Cristo nella Bibbia perch  mica giusto che chi lavora ha una camicia e chi fa niente ne ha due. Ma loro devono mica pretendere di pi di quello che ci tocca, se no i negozianti ci resta in mano pi niente per il commercio. Per esempio: sta n in cielo n in terra che un giovane di negozio pretende la paga come un impiegato della banca, perch mentre lui sa fare l'O neanche col bicchiere, l'altro  ragioniere sempre chiuso dentro fra quattro muri, con i ferri alle finestre e con la responsabilit di contare male i soldi, anche a rischio di farsi ammazzare dalla banda del buco, che non c' giorno che non fanno un colpo con morti e feriti. Poi si sente dire che le donne vogliono la stessa paga degli uomini: ma  tutto per comprarsi le calzette di nailon, mentre gli uomini devono mantenere la famiglia. Da che mondo  mondo  sempre stata cos. Va bene che ci sono le rivendicazioni sociali di tenere conto della giovent bruciata, ma il rimedio  quello di buttarci delle secchie d'acqua fredda in testa per smorzarci il bruciamento.
In quanto ai padroni, anche loro ci devono guadagnare su il giusto, e mica di pi. Invece c' quelli che sono ingordi e mai contenti di metterli via, che tanto il fisco poi ce li mangia lo stesso, senza contare che tirano il bolscevismo. Tanto nel palt di legno, quando li mettono al foppone, non possono portarseli dietro, perch non sono pi i tempi delle mummie dei faraoni coi suoi tesori. Io dico che quando uno ha il suo bravo appartamento in citt per lui e uno per i figli legittimi (quelli illegittimi bisogna lasciarci niente se no si incoraggia il vizio); quando ha la villa in campagna, le azioni che adesso vanno gi ma dopo andranno su ancora, il conto in banca per tirarci su i scec, l'automobile, il frigo, la lavatrice, la TV e un po' di gioielli per non fare la figura di straccioni, poi basta. Anche il papa Giovanni XXIII nella sua enciclica mater de magistris ha detto di dare la giusta mercede. Per per tutto questo c' mica bisogno dei sindacati, che sono buoni soltanto di mettere la zizania fra i lavoratori e gli onesti negozianti, per comandare loro di pi degli altri.
Un certo punto  venuto l un giovinotto arabo che col bacisc faceva vedere che era buono di andare su in cima alla piramide di corsa in 7 minuti. Alla Rosa ci pareva impossibile, e allora anche noi ci siamo stati a fare la colletta del gruppo per vedere se era vero. Altro che le olimpiadi dei 100 metri! Quel figlio di un cane si era tolto via la camicia e andando su a zig zag fra i sassi coi piedi nudi e aiutandosi anche con le mani che pareva una scimmia,  arrivato davvero sulla punta. Non c'era trucco, perch lo abbiamo visto tutti come era piccolo sulla cima dove sventolava uno straccio; poi  venuto gi a rotta di collo. Forse ci aveva messo un po' di pi dei minuti che aveva detto, ma i soldi ce li abbiamo dati lostesso volentieri perch povero ragazzo se li era meritati e sbanfava come una locomotiva. La guida ci ha detto che era il record del mondo, ma era una balla: noi milanesi ce la danno mica da bere che, apri l'occhio, era solo per via della politica del Nasser che vuole far vedere che l'Egitto ha anche lui il suo bravo record del mondo.
Adesso vi conto su l'avventura della piramide di Cheope, dove si va dentro perch c'era la mummia del faraone. Ma ora c' pi, e c' pi niente altro, n ori n gioielli perch hanno rubato tutto. Dice che avevano un bel fare tante entrate false per sviare via i ladri, nella speranza di salvare i tesori nascosti, e dopo perfino facevano ammazzare quei poveri cristi di muratori che avevano immurato l'ultima entrata, quella vera, perch a buoni conti i morti parlano pi. Ma i ladri e i conquistatori sono pi furbi e hanno sempre trovato lo stesso la strada buona per fare man bassa: tutto il mondo era paese anche nei tempi antichi. Dunque, per entrare si va su per una scaletta tagliata nei massi di pietra e poi c' una guardia che ferma. All'ingresso, gratis, la signorina ha avvertito il gruppo che il cunicolo per andare dentro era in salita forte e che un certo punto mancava l'aria, sicch mica per spaventare nessuno, ma per avvertire a scanso di responsabilit che uomo avvisato  mezzo salvato, lei doveva dirlo perch il corridoio era stretto e una volta dentro con la coda davanti e la coda di dietro, tutti in fila, non si poteva tornare fuori, tanto che lei ci rinunciava, perch l'altra volta si era sentita male.
Naturalmente la Rosa ha detto subito "io vado mica" e mi ha guardato con la sua aria imperatoria come per dire che anch'io non dovevo andare, per via del fiatone del signore di mezza et, che mi viene anche me come il Marchesi della TV. Io mi sono guardato in giro per vedere cosa decidevano gli altri, intanto che la signorina continuava a dire che tanto la mummia c'era pi. Confesso che quando ho visto che i pi della comitiva rinunciavano, soprattutto quelli della mia et, compreso il conte che ha detto tutto galante che lui restava a far compagnia alla mia gentile signora, ero l per dire che anch'io stavo fuori. Ma poi ho pensato che se la Rosa era andata sul cammello, dovevo anch'io avere la mia avventura da contare su agli amici, e ho detto, deciso come un drago "io vado". La Rosa ha cercato di tirarmi per la giacchetta, ma ho capito che in fondo ci faceva piacere anche lei di far vedere che il suo uomo aveva coraggio da vendere, affrontando l'ignoto. Cos ho infilato il corridoio dietro la fila che si era avviata dentro.
In principio il diavolo sembrava meno brutto di come lo avevano dipinto, ma quando il corridoio ha incominciato a restringersi e a salire come in montagna, e bisognava andare avanti ripiegati uno col naso sul di dietro dell'altro, ho sentito che incominciava a mancarmi il fiato, e mi ha preso una tremarella d'inferno. Allora mi sono detto: "Pep, tira innanzi, se no fai la figura del..." (qui andrebbe una parola che non scrivo per non offendere le signore), tanto pi che c'era nessun posto per nascondersi. Ho chiuso gli occhi, ho stretto i denti, e col mio coraggio di leone che all'occasione mi manca mai, mi sono buttato avanti insieme con gli altri, che facevano finta di niente neanche loro. Per fortuna, proprio quando ne potevo pi, il corridoio si  slargato in una galleria, dove c'era un po' pi d'aria, e l in fondo finalmente c'era anche la stanza della mummia. Roba da matti: davvero c'era dentro niente, ma poi la stanza sar stata in tutto un 15x10. Io mi domando se valeva la pena di farci su una piramide con sopra almeno altri 100 metri d'altezza, con tutto quello che  costata, per poi ridursi in una miseria di stanzetta che potevano farla in qualsiasi altro posto, magari corazzata col ferro come alla banca se volevano essere sicuri.
Insomma, una fregatura: dopo aver rischiato la pelle sono rimasto come quello della mascherpa, cio di stucco. Lostesso come in quei baracconi che c'erano una volta alla fiera, dove ti fregano col "mondo e non mondo" che  poi un mucchietto di riso mondato e uno non mondato, o con la "donna colosso", che invece risulta che  una donna come le altre con in mano un osso, o con "la bella Rosa nel bagno" che i giovanotti ci vanno dentro tutti, e invece si tratta di una rosa messa dentro in un catino di acqua, e tante altre stupidate per farti pagare i soldi del biglietto. Il bello  che i minchionati, quando escono dal baraccone, dicono niente a quelli che vanno dentro, anzi fanno finta di ridere per il divertimento, perch dicono oggi a me domani a te. E dire che sarebbe una bella industria renditizia, mettersi davanti al baraccone e farsi pagare la met o anche meno del biglietto, per raccontare come  la storia ai merli che volevano entrare e cos farci risparmiare la fregatura morale, oltre che i soldi del biglietto. Confesso che quando ero un giovinetto, io avevo pensato di applicarla questa trovata, ma poi non l'ho fatto per paura della vendetta degli zingari del baraccone che maneggiano il coltello come niente.
Per fortuna per per l'ingresso nella piramide, il biglietto non lo avevo pagato. Ma quando finalmente sono tornato fuori, che non mi pareva vero di respirare ancora l'aria buona sano e salvo, allora ho tirato su la cresta e l'ho messa gi dura anch'io con la Rosa, per vantarmi dell'impresa, e anche per farci fare la figura che si meritava e sminuirci la fama al conte, che era sempre l intorno alla mia signora con la sua voce di loreto real. Confesso che cominciava a rugarmi. Poi ci hanno portati in un altro albergo a prendere il t, coi sanvic a piacimento di varie specie: fortuna perch con la borlanda del mezzod e con la fatica di camminare su e gi, lo stomaco andava per terra, tanto pi dopo la buona costumanza che ci avevano dato sull'Ausonia, di mangiare a tutte le ore.
Infine  venuto il pi bello, forse quello che me e la Rosa ci  piaciuto di pi di tutto il viaggio. Era il "son e lumier" delle piramidi. Lo stesso che hanno fatto l'altra estate al Castello di Milano: ma questa volta anche se sono milanese, devo dire che qui era ancora pi bello. Lo dico non solo per consolarmi dei soldi spesi nella crocera, ma perch quello che  giusto  giusto.

In faccia della sfinge e delle piramidi, dall'altra parte, c' una montagnetta, dove su una spianata avevano messo tante sedie in fila, come al cine. Anche questo era tutto pagato dalla compagnia. Prima era buio e si vedeva niente sicch io mi sono detto "vuoi vedere che  un'altra fregatura?". Invece improvvisamente si sono sentite delle trombe come se venivano del cielo, e una voce che gridava di sotterra; intanto come per incantamento le piramidi si illuminavano di rosso, e la sfinge di verde e le colonne del tempio pi vicino di violetto e di giallo. Nella luce i sassi parevano neanche pi fatti di sasso, come se fossero diventati leggeri, di cartone, tal quale le scene della Scala. Una bellezza. E che quei figli di cani avevano nascosto bene i riflettori della luce dietro le rovine per non farli vedere dal di fuori e seguitavano a fare il trucco di cambiare i colori, con i vetri colorati che ci mettevano davanti. Intanto la voce, che era un altoparlante nascosto anche lui per non vederlo, poi invece erano due, uno da una parte uno dall'altra, poi tre e poi quattro ed erano voci lontane e vicine di uomini e di donne, pareva che si chiamassero fra di loro, e si rispondevano, e recitavano delle litanie come se fossero poesie, per si capiva niente perch erano in francese; ma era come al teatro, e il bello  che pareva che tutte quelle voci venivano davvero dall'inferno e dal paradiso. Suonava anche un organo, e poi si sentivano cantare gli angeli dove c'era la luce verde, che si  messa a girare intorno, e poi la sfinge si faceva rossa poi violetta e parlava anche lei. Da l sembrava che rispondevano le streghe e loro, gli angeli, continuavano a volare ingiro con le trombe argentifere per cacciar via le streghe dai sepolcri, che invece non volevano andar via e strillavano pi loro di tutti gli altri messi insieme.
Dopo, la Rosa ha domandato alla signorina cosa avevano detto tutte quelle voci, e lei ci ha risposto che si erano contato su di uno con l'altro la storia dell'Egitto. Sar, ma io sentivo che invece facevano le parti come se erano gli angeli e le streghe, e mi sa che ci aveva capito niente neanche lei. Mi pareva di essere trasportato nelle nuvole, sollevato dalla terra; mi rintronava tutto nella testa e provavo una cosa strana come quando da bambino ho fatto la prima comunione coi calzoni lunghi e in chiesa suonavano l'organo; e anche dopo, quando ci ho voluto bene alla Rosa. Lei, invece, quando io sapevo pi dove ero, sospeso in aria, mi ha dato dentro col gomito nella pancia e mi ha detto che facevo la faccia del bamba, e mi ha domandato se mi sentivo male. Insomma  come se mi avesse tolta la sedia di sotto, per farmi sbattere il tafanario per terra. Si vede che io avevo sentito nell'aria il fascino dell'Oriente favoloso che dicono che viene dalla magia del mal d'Africa, che si prende di quelle parti, e si sa neanche perch.
Con la testa che mi rintronava ancora, ci hanno caricati un'altra volta sul pulman per andare alla stazione a prendere il treno per andare a Luxor, nella carrozza letti del wagons-lit. Io e la Rosa eravamo mai andati su, e ci lusingava di provare, quando li avevamo visti alla stazione di Milano che venivano da Paris, e la Rosa aveva detto che lei prima di morire voleva assolutamente provarlo. Ci che donna vuole, si vede proprio che c' niente da fare, perch all'occorrenza vanno anche nelle gambe del diavolo.
Il wagons-lit era diviso in tante cabine in fila, col corridoio da una parte, e dentro c'erano due cuccette da cani una sull'altra, ma loro le chiamano lit che vorrebbe dire letti. La Rosa dice: "vedrai che mettono le donne insieme e gli uomini separati, insieme fra di loro", e invece la signorina Tiravento ci ha messo noi due insieme nella stessa cabina, inquanto siamo marito e moglie regolari. Quando siamo stati dentro, la Rosa mi fa: "e se questa notte ho bisogno?". Io, che al mio occhio vigile ci scappa niente, e l'avevo visto entrando nel vagone, l'ho messa subito col cuore in pace, spiegandocelo che il WC era in testa del corridoio. Ma poi, dandomi da fare per vedere il funzionamento del lavandino, che sembra incredibile ogni cabina cos piccola ha il suo, di sotto mi  venuto in mano un piccolo vaso da servire solo per le prime necessit. La Rosa fa: "ma dopo si deve svuotare nel lavandino?". Invece no, si svuotava di sotto, in un buco fatto apposta, che cercandolo lo avevo trovato anche quello, perch da quando ero bambino mi piace sempre rendermi conto di tutto e smontavo perfino la molla dei giocattoli per vedere come era fatto il meccanismo.

Quella sera era l'ultima dell'anno 1963, e proprio la prima volta in vita che eravamo fuori di casa nostra ci toccava festeggiare la buona fine e il miglior principio sul treno. La compagnia dei viaggi aveva combinato tutto senza guardare a spese, e invece del cestino di viaggio ci ha fatto mangiare nel wagons restaurant, dandoci da bere perfino il sciampagn. Il mangiare c'era neanche di paragonarlo con quello che fa la Rosa in queste solennit della famiglia, ma bisognava contentarsi perch eravamo sul treno, nell'Africa nera e non a Milano. Insomma abbiamo mangiato male e per giunta con un tale traballamento che era difficile infilarsi il boccone nella bocca, che poi restava anche sul gozzo per il magone della nostalgia della patria e del focolare domestico lontano.
Ma tutti quelli del gruppo facevano finta di essere contenti lostesso, come pasque. A mezzanotte si sono messi addirittura a cantare e a fare baldoria, ma me mi puzza che senza farsi vedere si erano portati qualche bottiglia di sfroso per sfogarsi il rimpianto nell'alcol, in quanto l'allegria era troppa per quel poco di sciampagn che avevano bevuto. Anche se forse era vero sciampagn e non dei nostri spumanti nostrani, che li fanno con le polverine. Il conte, che era bevuto anche lui, tanto che dalla testa lustra ci si staccavano i quattro capelli che di solito teneva in fila con la manteca,  venuto traballando con il suo bicchiere in mano a fare il brindisi, con un mucchio di complimenti che io, entrando nell'anno nuovo che  bisesto, quindi funesto, ho avuto subito il sospetto che qui un giorno o l'altro finiva con la domanda di un imprestito. La Rosa invece godeva a sentirsi dire tutte quelle stupidate perch si lusingava che lui era un conte blasonato e ci faceva fare anche a lei l'avventura sul treno. Le donne sono tutte oche quando si prendono per il loro pelo. E s che di solito la Rosa li usma di lontano gli stoccatori che finiscono col domandare soldi: ma si vede che nell'aria della crocera lei le antenne ci funzionavano poco, mentre il mio naso restava vigilante come sempre.
Bevuto il sciampagn, che era un solo bicchiere per uno, e battezzato il 1964 con tanti auguri per tutti, sicch come si dice passata la festa gabbato lo santo, io e la Rosetta siamo tornati nella nostra cabina per vedere di chiudere occhio. Il treno correva, e fuori si vedeva niente, anche perch c'erano gi le tendine dei finestrini, e il vagone anche se era un wagons lit traballava che si faceva fatica a stare in piedi. A svestirsi in due dentro quel buco, cadevamo uno addosso all'altro, le camicie di qui, le scarpe di l: pareva di essere sul traballeros dei baracconi. La Rosa, un certo punto mi fa:"ci guarderanno mica dentro la cabina dal buco della serratura?" perch ormai lei era in desabi e aveva la testa calda dei sorrisi del conte e dei ricordi delle avventure di viaggio viste al cine o nelle figure del "Grand Hotel" con la star in camicia, e l'Adolf Mangi che faceva il seduttore.
Poi ho dovuto rampicarmi sulla cuccetta di sopra, perch come cavaliere mi toccava di andare su io e solo dopo mi sono accorto che c'era una scaletta. La Rosa mi calcava di sotto, e io mi tiravo su taccandomi a una corda che si  rotta, sicch quasi tiro gi il letto e vado a rompere il filone della schiena sul pavimento. Quando finalmente sono riuscito a distendere le mie povere ossa, fosse lo sballottamento del treno, fosse che la cuccetta era piccola e dura, fosse l'agitazione della giornata, non sono riuscito a chiudere occhio in tutta la notte. Mi vedevo passare davanti le piramidi e l'arcobaleno di tutti i colori, come in un cine, e la sfinge col naso rotto e le voci nel cielo e i cammelli e i fotografi che volevano soldi e mi tiravano da tutte le parti. Fatto sta che benedivo il letto di casa mia, che al confronto a chiamarli letti questi dei wagons lit ci vuole una bella faccia di tolla. Anche la Rosa, nella cuccetta di sotto, continuava a voltarsi e rivoltarsi, che non so come faceva a costiparci dentro tutte le sue abbondanze in cos poco spazio, senza straboccare fuori. Finalmente  venuta la mattina dopo, e io sono saltato gi dal letto, che  proprio il caso di dirlo, perch quasi mi scavezzo il collo. Dico la verit che mi sono neanche lavato la faccia per andare fuori in fretta nel corridoio, perch, con licenza, della cabina ne avevo piene le scatole, e poi cos la Rosa era libera di vestirsi anche lei, senza fastidi.
Il treno correva nella valle, che era tutta verde anche se eravamo d'inverno, al primo dell'anno, e invece sembrava come da noi d'estate. Campi e palme e case di palta col tetto di paglia: era come se attraversavamo il presepio che fanno a Natale i frati vicino a casa mia. Quando il treno passava vicino ai villaggi, sollevava nuvole di polvere, ma per fortuna i finestrini erano sigillati e ne veniva dentro poca. Lontano si vedeva una catena di montagne, ma invece dice che erano i bordi della valle, che l era rocciosa e il fiume li aveva smangiati con l'andare dei secoli, i quali qui in Egitto c'entrano sempre. Finalmente siamo arrivati a Luxor.

Dopo il solito tira e molla delle valige che vanno e vengono nelle mani degli arabi, che bisogna aprire l'occhio per evitare il passaggio in fanteria, c'era il pulman per andare in albergo, ma cos sgangherato che per avviarlo gli arabi hanno dovuto spingerlo a mano. Bisogna dire che il Luxor  un paese sotto sviluppato, e si vede. Al Grand Hotel c'era una delusione ad aspettare, perch malgrado che la compagnia aveva prenotate le stanze in tempo, erano mica libere, per il fottio di forestieri che erano piovuti gi da tutte le parti. Sicch dopo una litigata col scef dell'Hotel, che lui gridava, la signorina Tiravento strillava ancora pi forte di lui, e a darci manforte a lei c'era tutto il gruppo che faceva pi baccano di tutti, perch avevamo paura di dover dormire per terra, finalmente le camere sono venute fuori. Ma pi che la baccagliata,  servito un bacisc che la signorina ci ha infilato di sottomano all'ultimo momento al scef. Come fanno i milanesi quando vanno a Roma, in cui si parla della solita bustarella.
Per la colpa  tutta dei partiti, che se si vuole salvare l'Italia invece di mantenerli coi sottomano bisogna abolirli tutti, insieme con le camere del parlamento e il resto. Il Carletto dice che io sono fascista antidemocratico perch la penso cos, ma anche lui capisce niente, perch i giovinotti vogliono sempre avere ragione loro senza ragionare con noi che abbiamo l'esperienza, e la pratica che vale di pi della grammatica. Invece  tutto il contrario, in quanto nel fascismo c'era il partito fascista obbligatorio e c'era la camera delle corporazioni per dire sempre di s a quello che voleva il duce. Io invece dico che ci deve essere n partiti n camera, e che nessuno pu fare il prepotente e dire che lui  il duce per comandare sugli altri. Per firmare le leggi c' il Presidente della Repubblica, coi suoi ministri, che sapr bene lui come tirare fuori quelli pi bravi e pi giusti. Cos sar pi come adesso che mettono su un avvocato a fare il ministro della salute, e un ragioniere per fare quello delle ferrovie e magari uno che ha preso tutti cinque sulla pagella lo mettono su a fare il ministro della istruzione nelle scuole. Poi si scambiano le poltrone fra di loro come se fossero delle sedie intorno alla tavola. Invece le leggi devono farle quelli che hanno conoscenza della materia. Del resto il Presidente della Repubblica sar mica stupido di metterci sotto la sua firma a quelle che vanno mica bene: ci guarder anche lui cogli occhi aperti se non ci sono degli sbagli o degli imbrogli. Ma - dice il Carletto - se c' pi la camera dei deputati e dei senatori, come si fa a fare l'elezione del Presidente della Repubblica? Ce l'ho risposto al Carletto che anche lui annega in un bicchiere d'acqua.  semplicissimo: il Presidente della Repubblica, si fa con le elezioni del popolo, che  il popolo democratico, e lo sceglie lui quello che ci d pi fiducia, poi una volta che ha la sua buona paga si pu anche pretendere che lavora.
Si fa il concorso tra i pi grandi professori, negozianti, ragionieri, insomma fra tutte le categorie che hanno illustrato la patria, che sono persone istruite e che sanno anche le lingue per capire giusto quando parlano con gli stranieri tenendo conto anche della salute che deve essere buona, e della statura per farci fare bella figura all'Italia quando vanno all'estero con su la marsina, e mica mandare in giro i tappi come il re Vittorio Emanuele e altri che so io, sicch dopo credono che noi italiani siamo tutti piccoli cos. Poi ogni cittadino vota quello che preferisce lui personalmente. Quelli che non sanno scrivere e le donne, ci tiro via il voto perch ce lo darebbero a caso, solo perch  un bell'uomo o perch lo ha detto il prete. Il vincitore lo fanno presidente, e il secondo lo tengono buono per il caso che quello che  presidente si ammala o muore, sicch l'altro  gi pronto senza perdere tempo e senza spendere i soldi per fare un'altra elezione. Che  fin troppo farle ogni dieci anni, cos anche loro, poveri diavoli, hanno il tempo per imparare a fare bene il mestiere, come si fa a fare i pranzi di gala e a ricevere gli ambasciatori senza sbagliare l'etichetta eccetera, invece adesso appena che uno ha imparato ci fanno fare San Michele e ne mettono su un altro, perch tutti vogliono provare il gusto di sedersi sul quirinale.

Io e la Rosa ci hanno messi nell'ala nuova dell'Hotel che stavano ancora costruendo, e c'era una confusione di muratori e di falegnami che andavano e venivano, tutti arabi anche loro. Ma la stanza era bella grande e aveva attaccato il suo bravo gabinetto col bagno personale che per non funzionava; in ogni modo dopo quel maledetto treno, noi ci pareva una reggia. Dal balcone, si vedeva il Nilo, largo come un lago e coi battelli ancora pi grandi di quelli del lago di Garda, e le barche con le vele che sembravano mezze lune altissime.
Intanto che stavamo mettendo un po' in ordine la nostra roba, sulla strada di sotto, sentiamo un gran baccano di gente che gridava: andiamo alla finestra, e vediamo tanti arabi vestiti di tutti i colori che cantano e ballano, agitando le mani verso l'Hotel. La Rosa fa: "per come sono gentili, che mandano anche a farci la serenata di benvenuto". Invece me mi puzzava, che avessero pagato cos tanta gente proprio per noi: infatti dopo abbiamo saputo che si trattava del popolo venuto l a fare la festa a un parente del Nasser, comandati di chiamarlo spontaneamente al balcone e far vedere che il federale di Luxor ci voleva bene al capo, per poi all'occorrenza domandarci una promozione. Come le adunate oceaniche del Mussolini, con sotto tutti i pifferi a battere le mani: ma in Egitto, che  indietro, le fanno soltanto adesso.
Dopo, nella sal a mang, per riuscire ad avere il nostro caff e latte, io e la Rosa ce n' voluto, perch quegli animali di camerieri anche qui capivano roma per toma. E s che ce lo abbiamo detto in francese che volevamo il "caf con l", e poi ho fatto anche la mossa come di mungere la vacca e di muovere la manetta della macchina dell'espresso, provando a parlare anche in milanese, che non si sa mai. Finalmente ci hanno portato quello che volevano loro, a cominciare da due bicchieri di quella schifosa aranciata che chiamano painapl, due michettine giuste per digiunare, detto in italiano, e un caff con dentro tutto il fondo. Ma io ho preferito star male piuttosto che farmi aiutare dal conte a parlare in arabo ai camerieri; tanto lui, il conte, stava in una tavola in fondo alla sala, impegnato a fare l'asino a un'altra dama.
Dopo mangiati, andammo fuori in faccia del Grand Hotel, dove c'era l'adunata per traversare il Nilo col battellino e visitare la valle dei re, con la tomba del Tutancamen e degli altri faraoni.
Al solito gli arabi erano fuori ad aspettarci come tanti vampiri, e si sono precipitati addosso per rifilarci le loro cianfrusaglie. A me e la mia Rosa, uno ci ha calcato in testa dei cappelli di tela, e ci faceva intendere che era necessario tenerli su per non prendere un colpo di sole in testa. Intanto la Rosa, che il suo ci dispiaceva neanche, a furia di tirare era arrivata a un quarto del prezzo, cos ho finito per comprarli tutti e due. Ma a parte che sono costati poco, abbiamo fatto bene a prenderli perch ci hanno fatto servizio, col sole che spaccava i sassi nella valle dei re: un sole che pareva quello di ferragosto in mezzo alla piazza del duomo di Milano.

Il battellino ci scaric al di l del fiume, e dopo un altro assalto di venditori e dei bambini che volevano il bacisc, che questi erano anche pi noiosi e insistenti delle zanzare e delle vespe perch si vede che avevano pi fame, ci hanno messo sul pulman. Come alle piramidi un certo punto la verdura finiva di colpo nella sabbia e nei sassi tutti pelati, e incominciava il deserto. E anche qui le case dei paesetti erano fatte di sassi e di palta, col tetto di paglia, che tanto dice che piove mai. Ma c'era una sporcizia, una puzza di bonza, una miseria, che la Rosa non la pu vedere e alla sua sensibilit femminile ci dava con licenza allo stomaco. Povera gente. Le donne stavano sedute per terra a tirar sera contandosela su nella loro lingua, e sembravano gruppi di scimmie, no di cristiani. Intanto i bambini nudi o con su qualche straccio che lasciavano vedere tutto, maschi e femmine, si rotolavano nella polvere in mezzo alla cacca dei cammelli e degli asini. Altro che l'igiene col Sabin: il colera e la peste sono il minimo che pu capitare.
Il pulman tutto sgangherato, che correva come un matto a rischio di stravaccarsi a ogni svoltata, infil una strada stretta, dentro una gola scoscesa, tutta di sassi, pelata e calda che pareva l'inferno: ed era la valle dei re.
A dire la valle dei re uno si spetta chiss cosa, come se ci fossero giardini e parchi incantati e grandi palazzi di lusso, come si vedono nelle scene dei teatri e sulle cartoline. Invece no: questa  l'adunata dei sassi e della polvere. Chiss perch con tutto il posto che c'era, i faraoni sono andati a cacciarsi proprio l con le loro tombe. Almeno avessero piantato qualche cipresso o qualche bers per fare un po' d'ombra, con qualche fiore e la frescura intorno; non dico di fare come il cimitero monumentale, che  una meraviglia moderna, ma insomma almeno potevano mettere qualche trombino per bere e qualche panchetta per sedersi gi.
Invece le tombe sono tutte scavate nei sassi della montagna senza un filo di erba, e per andare dentro bisogna camminare a piedi per dei chilometri. Sulle pareti dei corridoi, proprio dentro la roccia, sono disegnate tante figure una in fila all'altra, tutte coi piedi voltati dalla stessa parte, con la faccia di profilo che a volte  il muso di un cane, o il becco d'una civetta: sono figure fatte come da un bambino che sarei buono di farle anch'io. Invece bisognava sentire la guida specializzata come spiegava bene cosa volevano dire, che uno non se lo insognerebbe neanche quante cose significano, e faceva capire come sono belli i disegni in quanto se uno li guarda da solo, di sicuro non capisce dove  questa famosa bellezza, che a colpo d'occhio non si vede. Invece dicono che c', perch devono tirare i forestieri.
Per chiss quanto lavoro sono costati tutti quei chilometri di pitture, fatti allo scuro, senza la luce elettrica, che non l'aveva ancora inventata l'Alessandro Volta. In una tomba, il cicerone ci ha fatto vedere come facevano a illuminarla: mettevano uno specchio fuori in modo che il sole ci sbatteva su e poi si riflettevano la luce di uno con l'altro in una serie di altri specchi inclinati in fila dentro del corridoio: l'ultimo in fondo faceva la gibigianna illuminando la parete da pitturare. Ma questa machiavellica funzionava soltanto nelle tombe col corridoio corto, perch in quelle lunghe il riflesso del sole non poteva arrivare fino in fondo, e i pittori dovevano tirar fuori gli occhi contentandosi della fiamma delle torcie. Il bello  che gli specchi non erano di cristallo ma di argento tirato lucidissimo, che tanto in quei tempi anche l'argento costava poco, perch non conoscevano la svalutazione della moneta.
Di tombe ce n'erano un bordello, tutte scavate dentro la montagna per nascondere i tesori ai ladri, ma anche qui indarno. Col tempo ladri ed esploratori hanno portato via tutto lostesso, anche le mummie pi schifose comprese quelle dei gatti che dice che servivano di concime in Inghilterra. Fra gli esploratori ce n'era stato uno italiano, che ha scoperto proprio quella pi importante, ma non mi ricordo il suo nome. I faraoni saranno stati molte decine: ricordo i nomi di Ramses e di Amenofi, perch a sentirli dire la Rosa ha sbottato fuori in una ridata, che io ho dovuto farci gli occhiacci per non fare brutta figura con gli altri, i quali stavano seri a guardare col naso in su, per far vedere che loro capivano tutto, anche se invece ne avevano piene le scatole come noi, soprattutto quando a furia di andare dentro e fuori, i piedi facevano un male da non resistere. Acqua non ce n'era da nessuna parte. Anzi, a proposito, ricordo il nome di un altro faraone che si chiamava Seti, perch in quel momento non ne potevo pi della sete, e dovevamo andare dentro nella sua tomba che l'aveva scoperta proprio quel tale esploratore italiano che non mi ricordo.
L'unica tomba che avevo voglia di vedere era quella del Tutancamen. che ho gi detto che si dovrebbe dire Tutancamon, ma io vado avanti come prima per intendersi. Fuori c'era da fare la fila per entrare, come per comprare il pane quando c'erano le tessere della guerra, tanti erano i forestieri curiosi di vederla. Ma una volta dentro,  mica un gran che: anzi le altre tombe sono pi grandi e pi lunghe. Dice che al Tutancamen non avevano fatto in tempo a farci la sua perch era morto troppo giovine e cos il capo dei sacerdoti Eie ci ha ceduto molto volentieri quella che si era fatto preparare per lui, e poi se ne  fatto costruire una pi bella. Vi dir dopo perch.
Il corridoio che va gi non  lungo, e sul fondo c' una stanza come se fosse l'anticamera, dove hanno trovato tutti i tesori e poi, di fianco, c' l'altra stanza dove c'erano i sarcofaghi che dopo abbiamo visto nel museo. Pare impossibile che tutta quella roba siano riusciti a farla stare in una stanza che a occhio sar mica pi di un 7x4. I tesori trovati ve li racconter dopo; c' da restare sbalorditi a vedere il valore enorme e anche la bellezza della fattura e dei trafori, se si pensa che a quei tempi antichi dovevano lavorarlo tutto a mano, di martello e scalpello senza aiutarsi con le macchine, che non c'erano ancora.
Adesso invece devo ricominciare a contarvi su la storia dell'esploratore inglese che si chiamava Carter, il quale ha scoperto lui la tomba del Tutancamen.  quel tale che i giornali avevano pubblicato che era morto lui e una sfilza dei suoi compagni, per la maledizione della mummia del faraone, protetta dal malocchio, perch nella tomba c'era un giroglifico che a capirlo diceva "guai a chi tocca la mummia del faraone". Altri invece la contano come se fosse stato qualche serpente, o qualche insetto velenoso a pungerci col pungiglione; oppure qualche veleno spalmato sulla mummia o sulla pietra della tomba, che loro l'avevano toccata e poi avevano messo il dito in bocca senza lavarsi, perch neanche allora qui c'era l'acqua da nessuna parte. Ma la guida ha detto che per lui sono tutte balle e superstizioni degli ignoranti, in quanto il Carter  morto dopo in conseguenza del colpo che aveva preso al cuore quando aveva scoperto tutti quegli immensi tesori prima degli altri, dopo 15 anni di ricercamenti che ci erano costati un mucchio di soldi da andare in fallimento, col rischio che al momento giusto il governo non ce li lasciava portare via.
A buoni conti noi siamo entrati dentro nella tomba: anche la Rosa che aveva in mano il rosario e si era fatta il segno della croce, solo dopo che la guida aveva giurato sul suo onore che c'era pi nessun pericolo. Ed  un fatto che noi possiamo testimoniare che ci  capitato niente a nessuno, perch stiamo tutti ancora benone, segno che n il veleno n la maledizione fanno pi niente.
La signorina diceva che quello che  pi importante dei ritrovamenti, non sono propriamente gli ori come credono gli ignoranti, quanto il fatto che vedendo gli oggetti antichi che mettevano dentro nelle tombe, per servire ai morti all'altro mondo, i professori antiquari hanno potuto capire come vivevano e se la spassavano gli antenati nei tempi antichi. Quelli che sanno niente, direbbero che la gente cos trapassata, viveva peggio che ai tempi del Carlo Cottica, invece bisogna vedere che razza di raffinatezze e di gioielli usavano; addirittura da paragonare con quelli del Bucellati in Santa Margherita di adesso: tutti fatti a mano.
Dice che la mummia del Tutancamen aveva un taglio nella faccia, sicch certuni pensano che lo hanno accoppato da giovane i sacerdoti, i quali volevano mettere su al suo posto quel tale sacerdote Eie dei loro che mica per niente ci aveva ceduto la tomba volentieri: poi quei figli di cani hanno fatto tante feste alla mummia e ci hanno regalato tutti gli immensi tesori ritrovati, perch tanto lui non poteva pi n parlare n goderseli. Forse lo hanno fatto perch avevano paura del fantasma: ma sono passati tanti anni e si pu pi sapere se almeno hanno fatto il processo agli assassini, e come sono andati a finire. Certo che alla giustizia di quei tempi c' mica tanto da credere, se la diva protettrice (allora non c'erano ancora i santi) dice che la chiamavano Mat. Del resto anche oggi che  il giorno d'oggi, mandano assolti fior di delinquenti perch ci sono gli innocentisti, che dicono che ha fatto niente neanche quando li prendono con le mani nel sacco, come il Fenaroli e quello del bitter.
Invece ci vorrebbe pi giustizia come dico io da tanto tempo, che allora c' neanche pi bisogno dei tribunali, degli avvocati e della questura con tutti i questurini, con un risparmio di miliardi ogni anno, perch  tutta roba che costa cara, coi camions, le pantere, le caserme, le paghe, i giudici e tutto il resto. La Rosa, quando ci ho detto questa mia idea mi fa: "ma dopo dove va tutta questa gente che se ci porti via il lavoro, non sanno fare niente d'altro?". Ma  una domanda d'ignorante, perch lei sa mica che c' la qualificazione professionale, che tutti i giornali sono pieni di articoli. Quelli che adesso fanno gli avvocati, con le loro chiacchiere che servono a niente altro che far su la gente negli articoli della legge confondendo le idee, possono andare benissimo a fare i ragionieri nelle banche o gli ingegneri, che c' sempre pi bisogno. C' da costruire tanti alberghi nuovi per tirare i forestieri sotto il bel cielo d'Italia, cos ci vogliono tanti scef e camerieri che sanno parlare le lingue estere, e ciceroni per farci vedere le anticaglie nei musei, e poi tanto personale di servizio che manca. Senza dire delle scuole, che con l'ignoranza che c' intorno ce ne vuole cos ancora per istruire il popolo, e quindi c' bisogno di maestri e professori per insegnarla. Questo della ignoranza, me mi pare che  il male pi grande della congiuntura del giorno d'oggi, perch se ci fosse istruzione la gente capirebbe pi bene le cose, invece di darmi addosso nelle discussioni sulla panchina del parco quando cerco di spiegarci tutte queste cose.

Adesso era l'ora della colazione, che ne potevamo pi della stracchezza e del sudore: ed  quando ho preso la fregatura di quell'arabo che di sotto la sua camicia, mi ha fatto intravedere una statuina di bronzo, facendosi intendere che l'aveva trovata di fuorivia in una tomba, e che era proibito, ma lui me la vendeva a me a buon mercato proprio perch ero io. Io di queste anticaglie ci capisco niente, ma l'arabo mi veniva dietro attaccato come una mignatta calando il prezzo, e io tiravo via alzando le spalle, mentre lui andava ancora gi col prezzo per tentarmi, con l'aria di quel tale che ci rimetteva nell'affare e si cavava i denti proprio per me. Finch da venti lire egiziane che sarebbero la bellezza di pi di trentamila delle nostre, facendosi intendere che aveva a casa i soliti sette figli e la moglie malata,  venuto gi a cinque. Allora, capito col mio fiuto negli affari che era il momento buono e anche per la compassione che mi faceva, sparo l che ci davo due lire delle loro, prendere o lasciare, e allora lui senza dire niente le arraffa, mi refila in mano la statuina, e taglia la corda. Sul pulman quella menagramo della signorina capogruppo la guarda e mi dice che  mica antica vera, essendo falsa, sicch l'arabo mi aveva fregato, come usa la loro usanza. Per, dico io, il bronzo era bronzo pieno di verderame, e il suo valore lo aveva lo stesso, vecchio o nuovo. E poi, come faceva lei a sapere che veramente non era antica?
Allora siamo andati a mangiare i cestini di viaggio che ci avevano dato all'albergo, ma sarebbe meglio parlarne neanche perch fu una porcheria. Il ristorante era una specie di trani della Bovisa, con le tovaglie a buchi e le macchie che si vedeva che era almeno un anno che non le cambiavano, e i mosconi a nuvole tutt'intorno ci avevano fatto su tanti puntini da non lasciare pi spazio bianco. La Rosa, che  schifiltosa e ci piace la pulizia se no si rivolta subito lo stomaco, ha preferito mangiare di fuori su una banchetta, con le mani e col sacchetto sui ginocchi. Anch'io ho dovuto fare lo stesso, anche se di solito non guardo tanto per il fino.
Dopo, tanto per digerire, abbiamo ricominciato le visite alle tombe da un'altra parte, ma questa volta erano pi dei faraoni, sebbene di gente di secondo rango come sarebbero i ministri e i nobili. Fra una tomba e l'altra centinaia di arabi, e soprattutto di bambini, ci volavano addosso con le statuine, i cocci e le cartoline. Chi voleva il bacisc faceva vedere che aveva fame, ma a darci qualche cosa era peggio, perch si salvava pi dagli altri mosconi. Un certo momento un bambino tutto nudo con gi il moccolo dal naso, si mette in mezzo della compagnia, e battendosi la pancia con la mano dice come si vede che ci avevano insegnato: "mi no papa, mi no mama, mi no vischi end soda" e tutti i suoi compagni e quelli del gruppo si sono messi a ridere, il conte pi di tutti, e non si capiva perch rideva: ma si vede che lui non aveva piet della miseria. Io invece  l'unico che ci ho dato un soldo, in quanto me i bambini che hanno fame mi fanno andare gi il cuore. E purtroppo ce n' ancora tanti anche in Italia, anche se quelli di Roma hanno il coraggio di scrivere sui giornali che gli italiani consumano troppa carne per la congiuntura.
Io ho fatto la mia brava inchiesta personale senza fidarsi dei giornali e ho fatto la domanda a tutti i pensionati coi quali la festa discuto sulle panchine del parco; il risultato  che ce n' solo due che mangiano carne o pesce e uno solo la domenica, e gli altri pi che pane, minestrone e qualche volta mortadella di Bologna o gorgonzola, se non hanno la fortuna di pescare qualche gobbino o qualche rana all'idroscalo, vedono mai sulla tavola. Poi se fosse vero che gli italiani consumano troppa roba, tutti i negozi andrebbero a gonfie vele, invece bisogna vedere quanti fallimenti che succedono, uno in fila all'altro di gente che pu pi ritirare le cambiali, e cos devono tirare gi la cler coi piombini sigillati sulla porta. Ma il ministro queste cose le sa mica? Che se poi si va a vedere la gente che vive alla corea della Bovisa e al Giambellino nelle baracche, sentiranno che troppi consumi di carne ci sono: solo i rattaponi delle fogne fanno indigestione, mangiando la faccia ai bambini, come  capitato.
Il sole picchiava sulla testa, sicch per fortuna avevamo comprato i cappelli, ma i piedi che sono il mio debole erano diventati due fornaci. Allora siamo andati a vedere anche il tempio, che  poi la sua tomba, della regina Ascepsut. Prima lei aveva portato via il trono al suo marito il quale era anche il suo fratellastro e si chiamava Tutmosi III, ma poi vinse lui insieme coi sacerdoti e la fece fuori lei e il suo amante, la sua servit, le sue bestie e le sue figlie. Una carneficina peggio di quella dell'Amleto, quando l'ho visto all'Olimpia col Ruggeri che all'ultimo atto li accoppa tutti. La Rosa, a sentirlo contar su dalla guida, quasi mi sviene sulle braccia, e continuava a ripetere: "o Madonna, o Dio, quanta cattiveria; ma perch ce li lasciavano fare tutti questi orrori, a quei pagani?". Io dovevo consolarla dicendo che erano tutte balle dei giornalisti dei papiri antichi, e che del resto anche adesso che siamo cristiani c' la Caterina Fort la bomba atomica e il divorzio all'italiana. In quanto a lei, la regina Ascepsut, se l'era goduta per tanto tempo col suo amante, fra le ricchezze, sicch oggi a me domani a te. Nelle scritture e nei bassorilievi che c'erano nel tempio avevano perfino scancellato il suo ritratto per la rabbia di volere vederla mai pi.
Questo tempio era proprio bello, perch c'erano ancora le sue brave colonne tutte in fila, quasi intatte, come l'ingresso di Musocco. E in mezzo c' una grande scalinata, sicch le colonne sono a destra e a sinistra che fanno il pandant. Peccato che  contro una montagna pelata, di sassi, della forma che pare il nostro resegone di Lecco, ma senza un filo d'erba.
Per finirla, che era ora dopo quella indigestione di sassi, siamo andati a vedere l'ultimo tempio del faraone Ramses III, fatto tutto di rovine ma con delle colonne grandissime, in fila nei cortili, che chiss cosa pesano, e che lavoro c' voluto a metterle in piedi. In questo tempio ci sono anche delle statue enormi, appoggiate alle colonne per tenerle su, come quelle della c degli omenoni, ma cento volte pi grandi e fatte male, in quanto sono tutte uguali e dritte impalate come pezzi di legno, con la barbetta chiusa in una scatola rettangolare e i piedoni come quelli che fanno i pittori del novecento, i quali non si capisce che gusto ci trovano a copiare questi spropositi.
Una volta l facevano perch non potevano farli diverso, ma adesso lo fanno per mattana o per scansare la fatica di pitturare meglio, studiando a Brera. C' addirittura quelli che dice che fanno la pittura astrusa perch nessuno deve capirla, quelli che la fanno coi buchi come il gruiera svizzero, e c' uno che adopera il filo di ferro e i manubri delle biciclette vecchie poi dice che fa le statue. Tutti lazzaroni. Basta vederli come vanno in giro con le lendini gi per il collo come le donne e coi calzoni stretti che si danno le arie di grandi artisti e sanno neanche tenere il pennello in mano; roba che una volta si mettevano a posto con due sberle in faccia, ma adesso si pu pi, e sono diventati tutti isterici colla radio, i dischi e il cine. E basta guardare come ballano e urlano da matti. Bisogna darci pi tutti quei milioni che danno ai cantautori e ai giocatori del folbal che danno il cattivo esempio di guadagnare uno sproposito per urlare o per dare quattro pedate a una palla, intanto che i professori che non danno ripetizioni fanno la fame. Bisogna mandarli tutti a lavorare di mazza e piccone, a fare le strade, altro che quadri coi piedoni e gli occhi di traverso. E quelli che vogliono mica lavorare, niente da mangiare. Invece adesso i genitori ci danno i soldi per andare al bar e ci comprano la lambretta per fare baccano la notte che si pu pi dormire con le finestre aperte. Le mamme vanno loro stesse ai concorsi di bellezza per fare vedere biotte le figlie sui giornali, perch diventino reginette di questo o di quello. Che dopo si sa bene come va a finire. Anche quelle mamme l, metterle tutte a fare la calza, altro che reginette e bordelli del genere. Tutte mezze calzette, roba di sport.
Infine, quando Dio ha voluto, siamo tornati al Grand Hotel e dopo cena abbiamo fatto una bella ronfata per tutta la notte, che la Rosa non ha avuto neanche la forza di guardare se i lenzuoli erano puliti o no. Per fortuna: se no andava a dormire per terra.

La mattina dopo siamo andati in carrozzella a Karnac che  vicino a Luxor, e la signorina avr noleggiato una ventina di brumisti a dir poco, tutti compresi nel prezzo della crocera.
A Karnac c' il tempio pi grande di tutti e io dico che senza esagerare sar lungo un paio di chilometri e largo lo stesso, pieno di colonne rotte e di statue enormi sempre uguali; dice che lo hanno fatto su un po' alla volta tanti faraoni in fila, che ognuno ci giuntava qualche cosa del suo, incominciando con la statua del suo ritratto, i quali per si distinguono mica uno dall'altro perch hanno tutti la stessa faccia, gli stessi piedoni e le stesse braccia lunghe distese come sull'attenti. Ognuno voleva farla pi grande dell'altro per far vedere che era lui il pi importante; per grande come il San Carlone d'Arona, che nel naso ci sta dentro un uomo seduto su una sedia, nessuno  stato buono di farla.
C' anche una piscina che pare un laghetto, e dice che ci nuotavano dentro le faraone con tutte le altre donne dell'arem: deve essere stato un bel spettacolo perch dice che a quei tempi si usava neanche il costume da bagno, quasi come a Riccione col bichini. Ma tanto, intorno c'erano soltanto le schiave e gli eunuchi i quali sono uomini senza pi pericolo e avevano gusto a vendicarsi, sicch con le forbici disegnate sul turbante e con la scimitarra in mano, erano pronti a tagliarci la testa e il resto a quelli che si avvicinavano, per ordine del faraone.
Si va su anche in cima a una muraglia altissima con la scala di legno, e di l si guarda il panorama. Da una parte si vedono in lontananza le montagne secche della valle dei re, pi sotto il Nilo e tutto in giro boschi di palme che fanno un bellissimo panorama. Dall'altra parte invece si vedono le rovine del tempio, che pare di vedere gli ultimi giorni di Pompei. Uno della comitiva, che di certo era un capomastro di mestiere, ha detto che visto come costruivano bene strade e piazze, anche i faraoni dovevano avere gi la sua brava legge urbanistica, come adesso vogliono farla anche a Milano.
Io questa legge urbanistica, che da tanto tempo taccano lite fra di loro per farla o per non farla l'ho capita poco. Pare che c' i socialisti che ci vorrebbero portare via i terreni ai legittimi padroni per fabbricarci su loro, e c' quelli del Malagodi che vogliono mica per via della iniziativa privata che bisognerebbe lasciar fare a lei, che si arrangia per conto suo. Mi pare che ognuno tira l'acqua al suo mulino, per il suo interesse. Quello che  giusto  che bisogna espropriare il terreno agli speculatori, come quello che vorrebbe fabbricare una casa di nove piani proprio in faccia alle finestre della Nory, che poi ci porterebbe via quel po' di vista sulla lavanderia di Via Ressi e quel po' d'aria di respirare che  rimasta. Ma il Cadetto dice che con la legge, come la vogliono i socialisti della sinistra, sarebbe che un giorno o l'altro potranno espropriare anche il nostro appartamento che noi abbiamo comprato per fare un investimento, e mettere i soldi al sicuro. Anche il Guffanti dice che si sa come incominciano, ma si sa mai dove vanno a finire, come  succeduto con la nazionalizzazione della luce elettrica. Ma questa sarebbe un'ingiustizia, e al governo bisogna dircelo subito in faccia di non fare stupidate cos: l'appartamento lo abbiamo comprato noi con il sudore della fronte in tanti anni di onesto lavoro. Le leggi bisogna farle belle chiare, se no i cittadini capiscono pi niente e stanno col cuore in gola aspettando quello che succeder, sicch sfido io che dopo passano alla opposizione. Dunque il governo deve dire ben chiaro e tondo ai proprietari degli appartamenti che la legge urbanistica non ce li porter via, perch sono propriet privata.
Dopo di che ci hanno fatto girare in lungo e in largo, vedendo tutto quello che c'era scritto sul prospetto senza perdere niente, e dopo che abbiamo sentito tutte le storie che ci hanno contato dei faraoni Ramses II e Ramses III e Amenofi e Tutmose, che dice che erano quelli principali, coi piedi gonfi e stracchi come asini, abbiamo ripreso ognuno la sua carrozzella per tornare indietro al Grand Hotel da un'altra strada.
Dopo mangiato, sempre male, che la nostra Ausonia la vedevamo anche in sogno, la Rosa  andata in stanza a fare una ronfatina; io invece sono andato con quelli rimasti del gruppo a visitare il tempio di Luxor, che era l a quattro passi dall'albergo. Il giorno prima era stato il giorno delle tombe, questo invece era il giorno dei templi, che ce n' tanti da buttar via. Io-non ho voluto smenarcelo, perch a parte che era pagato, volevo vedere tutto per dire che avevo saltato via niente di quello che c'era da vedere per istruzione sulle antiche civilt.
Il tempio di Luxor  come gli altri, pieno di rottami e di colonne che dice che in cima hanno la forma del fiore del papiro, aperto o chiuso; di statue e di muri in rovina, insomma  anche lui un fior di tempio antico lungo e largo, anche se un po' meno di quello di Karnac che  il pi grande. Ai suoi tempi c'era una strada asfaltata di sassi che andava da uno all'altro. E pare che i sassi, anche quelli lunghissimi, come le colonne e gli obelischi, andavano a scavarli nelle montagne e poi li trasportavano sul fiume che per fortuna viene gi dalla parte giusta. Il bello  che dice che gli obelischi li scavavano tutti a mano, con lo scalpello, poi nelle fessure ci mettevano dentro dei cunei di legno, che a bagnarli con l'acqua si gonfiavano e spaccavano anche i sassi pi duri del granito. Cos, se Dio vuole, finalmente anche il giro a piedi dei templi fin e siamo ritornati al Grand Hotel a beverci su una birra, da pagare a parte.

La Rosetta si era riposata bene che pareva davvero fresca come una rosa, ed era gi nella oll dell'Hotel ad aspettarmi intanto che il conte ci aveva offerto il t coi pasticcini. Io mi sono girate le scatole, e cos fra il lusco e il brusco, ci domando a bruciapelo al nobilazzo se per caso era mica venuto a visitare il tempio perch ci facevano male i calli. Lui ha fatto finta di non capire la botta, ma io avevo ben visto che aveva stortato la bocca sotto i baffetti, come se ci fosse andato un boccone di traverso. La Rosa mi ha dato una occhiata fulminante. Io per il gusto me lo sono tolto, e ce l'ho detto.
Ma la giornata non era ancora finita, e siamo andati sul Nilo a vedere lo spettacolo incantevole del tramonto del sole, che c'era scritto anche nel programma, perch quando si  in crocera c' niente altro da fare che dare importanza a queste stupidate. Infatti il tramonto lo abbiamo visto, ma non  poi che sia tanto diverso di come  sul naviglio a Milano, quando non c' la nebbia, e il sole va gi sempre dalla sua parte. L'unica  che sul Nilo si vedeva pi rosso, e si nascondeva tra le palme invece che fra i camini dei tetti. Sul vaporetto le donne erano come cadute dentro nel rosolio, e pareva come se stavano sussurrandoci nell'orecchio una poesia del Dannunzio, o ci stavano suonando una sviolinata sul violino dopo mangiato. Ma forse tutta quella gentilezza era perch l'aria era fresca e sul battellino si stava seduti comodamente, coi piedi per aria, dopo tanto camminare. Anche la, Rosa taceva e pareva malinconica, forse perch era arrabbiata con me per via della botta al conte, il quale adesso girava fra le signore facendo la ruota, come se era lui il sole che tramontava nel Nilo, e non quell'altro. Ma io ero proprio contento di avercelo detto in faccia, che mi era antipatico.
Quella stessa sera siamo partiti da Luxor, che adesso che era finita mi era piaciuta. Abbiamo preso un'altra volta il wagons lit, che ormai eravamo degli abitu avendo fatto su la pratica di dove mettere le mani, e sapevamo regolarci che il mangiare  cattivo e il dormire in quella macchina per fare il burro,  anche peggio. Basta, infine siamo arrivati al Cairo sani e salvi, con le nostre valige, senza perdere niente.

Questa volta s che il Grand Hotel dove ci hanno messi era davvero un Grand Hotel di lusso di primo ordine: si chiamava Sceperd. A me e la Rosa hanno dato una camera con due letti con dentro il suo bravo bagno con le piastrelle fino al soffitto che aveva gi il sapone pronto per lavarsi e la carta per pulirsi, morbida come la bambagia. Una meraviglia. C'era anche un balcone tutto per noi, che dava anche lui proprio sul Nilo. Sul pavimento c'era un tappeto da un muro all'altro, col pelo spesso tre dita, che la Rosa ha detto subito chiss come facevano a pulirlo: invece era pulito. Si poteva camminare in tutta la stanza senza pantofole, proprio come si fa nelle raffinatezze dell'oriente favoloso. La Rosa  andata subito a curiosare se c'era il biglietto col prezzo dietro la porta, ma non c'era perch si vede che non vogliono far sapere cosa spende la compagnia dei viaggi.
La mattina era di lbert e cos noi ce la siamo goduta a fare i signoroni in stanza: ci siamo perfino fatti il nostro bravo bagno, che ne avevamo bisogno, cambiando l'acqua e senza fretta, perch nessuno aspettava fuori, essendo tutto riservato solo per noi due. Certo che il mangiare anche qui non era all'altezza del lusso dell'albergo, per i piatti e i bicchieri erano fini come del Ginori, e i camerieri erano vestiti bene che bisognava vedere.
Dopo mangiato c'era da fare il giro della citt col torpedone e con la guida. Siamo andati a vedere tutte le moschee nuove e quelle vecchie, perch l le chiese sono le moschee di All e di Maometto che  il suo profeta, in quanto sono infedeli come i turchi. La pi grande  quella in cima della collina che c' in mezzo alla citt, e si chiama la cittadella, dentro i bastioni come quelli del castello di Milano, che per sono pi spessi il doppio.  una moschea vecchia, coi muri traforati che pare un pizzo fatto a mano, e di l si guarda gi il panorama, il quale  una bellezza. Bisogna riconoscere che il Cairo  una citt quasi grande come Milano quando si guarda gi dal duomo; ma  perch ci sono tante casette sparse, e c' neanche uno dei grattaceli che abbiamo noi alla stazione, alla velasca e al parco.
Per andare dentro nelle moschee si  obbligati a mettere sulle scarpe delle specie di pantofole che gli arabi ti legano loro sui piedi, poi naturalmente bisogna darci il bacisc perch tutti i pater vanno a finire in gloria. Si vede che non vogliono sporcare i tappeti e i pavimenti; del resto io sono gi abituato in casa mia, perch la Rosa mi vocia sempre dietro se non vado sulle pezze quando d la cera al parch. Dentro  tutto vuoto, senza n sedie n banchette, e per pregare si inginocchiano sui tappeti e si inchinano continuamente toccando la fronte per terra, perch sono fanatici e dicono il salamelec che  come il suo padre nostro di loro. Le donne le piantano in un angolo con i bambini, e loro stanno l buone per paura di prenderle, fino che gli uomini hanno finito. Hanno anche l'abitudine di lavarsi i piedi in mezzo del cortile dove ci sono dei rubinetti fatti apposta, cos possono profittarsi se non ce l'hanno a casa sua. Per puliti, almeno nei piedi, sono puliti, c' niente da dire.
Un'altra usanza differente  che i loro campanili non hanno le campane, e sono lunghi e sottili come matite temperate in cima. Li dicono minareti e quando va gi il sole i preti, che si chiamano mezzanin, cantano in cima le litanie del corano che sarebbe come la sua ave Maria, e si sentono lontano nel cielo sereno della sera, ma si capisce niente. Sono usanze cos, perch si vede che credono al Maometto e credono anche al paradiso che per  diverso del nostro perch pare che ci sono pi comodit e divertimenti, anche se la Rosa dice che invece loro vanno dritti all'inferno. Va poi a sapere come sar dopo morti, di dove  tornato mai nessuna a contarla.
La Rosa dice che di sicuro sono i cristiani che hanno ragione, perch credono nella credenza giusta, come lo dice anche il padre Anselmo che  il suo predicatore. E poi l'ha detto anche il papa Giovanni XXIII, che era di Bergamo sicch diceva la verit. Per lui voleva fare amicizia con tutti i preti del mondo, in quanto  inutile taccar lite perch uno crede in un santo e l'altro in un altro: con la democrazia moderna  meglio discutere e farla fuori come buoni amici per vedere di convincersi chi  della parte della ragione. Magari in fondo si mette d'accordo un po' per uno. Dice che perfino gli americani e i russi vogliono mettersi d'accordo sui missili e sulla bomba atomica, per andare sulla luna; figurarsi se si metteranno mica d'accordo fra di loro i preti.  per questo che il papa Giovanni aveva avuto l'idea del concilio ecumenico, che ha fatto venire a Roma i cardinali di tutte le parti; cinesi, negri, ortodossi con la barba bianca, eccetera e bisogna vedere quanto commercio hanno portato nelle trattorie a Roma, con tutti i mesi che  durato.

Ma quello che mi  piaciuto di pi di tutto al Cairo, insieme col Grand Hotel Sceperd,  stato il bazar dove ci hanno portato la sera. Un bordello, una babilonia simile non la vedr mai pi in vita mia, perch c' solo l nell'oriente favoloso, dove bisogna andare per vederlo.  un vecchio quartiere di baracche e di casette sgangherate, con strade strette come corridoi, dove si gira solo a piedi, e c' i negozi uno in fila all'altro, tutti aperti con fuori gli arabi che tirano i forestieri di qui e di l per venderci le mercanzie: vestiti, ciabatte, borsette, vasi di rame, rottami ferrivecchi di ogni genere, filigrane. Una specie di fiera degli obei obei, ma molto pi in grande. Ognuno grida che lui ha la roba pi bella, che  una grande occasione da non lasciarsela scappare: ma si vede che sono tutti imbroglioni perch la reclam  l'anima del commercio. In uno sgabuzzino, mezzo dentro e mezzo fuori sulla strada, c'era un arabo che stirava i calzoni, tirandoli da una parte con le mani e dall'altra con le dita dei piedi, come le scimmie; poi metteva i calzoni preparati cos sotto un asse di ghisa caldissima che abbassava di colpo, e tutto era fatto. Una cosa mai vista. I sarti, seduti per terra, anche loro tenevano distesa la stoffa con le dita dei piedi, e cucivano con macchine vecchie come del quarantotto. Poi c'erano quelli che vendevano pezzi di bamb da mangiare, e invece erano canne di zucchero, e gli altri che facevano i tortelli di chiss cosa, con il fumo puzzolente che stagnava a mezz'aria in tutta la strada. Avevo detto alla Rosa di tenere ben stretta la borsetta e anch'io tenevo la mano sul portafogli, perch quelle facce nere che mi giravano intorno mi ricordavano il ladro di Bagdad, col Duglas Fairbancs. Almeno avessimo usato la stessa prudenza il giorno dopo: ma invece le cose succedono quando meno si aspettano.

Dunque, la mattina dopo, avendo fatto una bella dormita nel Grand Hotel, eravamo euforici per la contentezza che tutto andava cos bene. C'era la libera uscita, e io e la Rosa siamo andati a passeggiare nelle strade intorno all'Hotel per non perderci, che non conoscendo la lingua sarebbe stato un busillis ritrovare poi il gruppo. Andavamo come due sposini novelli: la Rosetta guardava le vetrine e cercava di capire il prezzo delle scarpe e delle camicie per vedere se erano pi a buon mercato, e io invece stavo attento di non perdere la strada, quando si avvicina un giovine ben vestito, che con tutta gentilezza, facendosi capire in italiano, mi dice che lui non  una guida da pagare essendo uno studente che studia all'universit e se vogliamo, ben volentieri ci accompagna a vedere le strade pi belle, che tanto deve andare proprio da quella parte anche lui. Alla Rosa il giovinotto ha subito fatto una impressione favorevole. Lei dunque ci risponde che molto volentieri andavamo con lui, vista la sua gentilezza che non si faceva pagare. Allora andiamo, e lui intanto incomincia a contare in lungo e in largo tutta la storia del Cairo, e le sue bellezze che noi avevamo mai immaginato, ma si vede che c'erano; ci faceva vedere i monumenti dicendo chi era la statua, cosa aveva fatto, che data era, cosa era alto, se era tutta di bronzo, quanto pesava eccetera. Proprio una istruzione completa. Un certo punto domanda alla Rosa se ci interessava visitare una fabbrica dove facevano i profumi coi fiori, che giusto suo fratello ne aveva una dove era gratis a vederla. Senza domandarmi niente a me, la Rosa risponde subito di s, che era molto obbligata per la sua gentilezza perch i profumi ci piacevano assai, mentre aveva mai visto come si facevano in genuino. Detto, fatto: quello chiama un tass, che sar stato il caso, ma pareva apposta l pronto a disposizione, e io ho un bel dirci che avevamo mica tempo di perdere perch dovevamo ritornare al nostro Hotel per le undici, e intanto tenevo d'occhio il tassametro che andava su, ma lui replica che ormai  l vicino. Intanto la macchina si infila in un labirinto di stradette, strombettando, saltando sulle buche col pericolo di tirare sotto i bambini che giocavano in mezzo della strada; e va che ti va fin che si ferma davanti a un negozio.
Dentro pareva di entrare in una farmacia, ben messa, niente da dire, coi vasi su tutte le pareti, sul banco e sui tavolini. C'era un odore come nel negozio del fiorista, che dava alla testa. Il nostro egiziano ci fa sedere gentilmente, io e la Rosa, in due poltroncine col velluto rosso, poi della porta viene fuori un altro uomo tutto scic, in nero, che si faceva intendere come se fosse il fratello del nostro, gentilissimo anche lui, ma parlava solo in francese facendo un bocchino, con rispetto, come la gallina quando fa l'uovo.
Col mio solito fiuto infallibile, io mi sono subito detto tra me e me: "adesso ci siamo, Pep, occhio al portafogli". Invece la Rosa era stregata, che quando viaggia devo dire che la riconosco pi: cos pronta, asciutta di parole, che deve nascere ancora quello che pu farla su quando  dietro la cassa in negozio, e invece quando va in crocera si lascia lusingare da tutti i baggiani, e ci piace fare l'artista. Il nostro arabo traduceva in italiano tutto quello che l'altro diceva in francese per farcelo capire a noi, il quale tira fuori una fila di boccette e con una astina di vetro che intinge dentro, ce la passa sulle pelle del braccio della Rosa e anche del mio e ci dice di usmare che buon odore: gelsomino, poi giacinto, poi rosa, poi orchidea, poi garofalo poi che so io: ci voleva il vocabolario per elencarli, anche se me mi puzzavano tutti lo stesso. La Rosa invece pareva che avesse mai fatto altro in vita sua che sentire gli odori; stralunava gli occhi a ogni nuova puzza e diceva "ui" in francese, come per dire: questa  la pi buona, e ognuna era pi migliore dell'altra, perch quell'imbroglione diceva che erano n pi n meno che le stesse essenze che lui spediva a Parigi, dove poi gli altri si fanno fuori i profumi con le sue proprie etichette: la Elisabet Arden che  anche in Monte Napoleone a Milano, la Jan Pat, la Mary Brisard, la Pagiul e tutte le altre, che le mettono nelle bottiglie di lusso solo slungandole con l'alcol.
Insomma i due ci hanno tanto riempito la testa con i parfn in francese e in italiano, e tanto hanno fatto e brigato dietro la Rosa, che ci hanno strappato l'ordinazione di tre bottiglie da pagare subito per la spedizione in Italia, che facevano loro dogana e tutto, senza farci pagare niente di pi a noi. Io avevo un bel fare gli occhiacci di traverso alla Rosa, per farci intendere di calare, mentre che lei stava addirittura per farsi convincere a mettere su anche una boccetta di profumo di lotto che si sa neanche che strogoto di fiore  di quelle parti. In quanto poi a come e dove fabbricavano gli odori, cio la fabbrica che ci aveva invitati a vedere, neanche l'ombra.
Certo che ormai si poteva pi tirarsi indietro e dire di no, perch pareva di non fidarsi di lui che era stato gentile, ma almeno si poteva limitare il danno. Neanche a dirci, come ho fatto, che non avevamo soldi egiziani,  servito a niente, perch quello col bocchino della gallina alla francese ha detto subito anche lui come gli altri che scambiava qualunque moneta: e cos mi hanno cavato fuori la bellezza di ventimila lire di profumi. Cose da darsi dei pugni sulla testa.
Adesso ho qui la ricevuta con su scritto pagato, e tanto di timbri in egiziano, ma sono passati tanti mesi e i profumi li aspettiamo ancora. La Rosa dice che  sicura che arriveranno; che  stato un grande affare perch a Milano costano almeno il triplo, e che lei e sua figlia ne avranno di profumarsi da tutte le parti finch vivranno. Ma se non arrivano, io sono deciso a vendere cara la pelle, perch sono mica il tipo di farmi circonloquire cos da nessuno, neanche dagli egiziani. E ci scriver al Nasser in persona o al console, cos vedremo come va a finire.
Dopo era tardi, e dovevamo ritornare in fretta al Grand Hotel; cos abbiamo dovuto prendere ancora il tass che intanto nessuno lo aveva messo in libert e lui farabutto aveva aspettato che il tassametro andava su, senza consumare benzina. In una parola: mi hanno tirato fuori un altro occhio della testa e ho dovuto darci per giunta anche la mancia a quel figlio di un cane, perch  andato apposta a fermarsi proprio davanti alla porta principale dell'Hotel dove c' il guardiano in alta tenuta coi galloni d'oro, che viene ad aprire la porta.

Dopo aver mangiato in fretta una colazione sui generi, che pensando ancora alla fregatura mi andava mica gi, abbiamo lasciato per sempre il Grand Hotel Sceperd con dispiacere, per tornare ad Alessandria d'Egitto, ma prima siamo passati a fare un giro al museo delle mummie. Veramente le mummie non ce le hanno fatte vedere, perch non c'era tempo e ci voleva un permesso speciale. Del resto la Rosa dice che  stato meglio cos, perch lei quelle cose l ci fanno schifo, o, meglio detto ribrezzo. Io invece ero curioso, ma pazienza, andr a vederle a Torino dove la signorina capogruppo mi ha detto che ci sono nel museo egiziano, e sono tal quale come quelle l.
Invece abbiamo visitate tutte le sale, che sono una bellezza, con le colonne di marmo. Senza esagerare ci saranno dentro migliaia di statue grandi e piccole tutte fatte a mano, che non sanno pi dove cacciarle: quelle piccole sono messe dentro le vetrine perch non le rubino, con tanta gente che gira intorno. Io che non sono fisionomista mi parevano tutte uguali, come quelle che avevamo visto a Luxor: ma le guide a quanto pare ci danno il nome giusto a tutte: forse il trucco sar che c' scritto nei geroglifici sotto. Qui quella che mi  piaciuta di pi  una statua colorata, che veramente sono poi due statue, perch sono il ritratto del principe Rahopep e della principessa Nofret seduti vicino una all'altra, che sembrano veri e ci manca solo la parola. Lei poi  una gran bellezza, vestita di bianco e con al collo una collana colorata che pare vera, con la faccia scura che si vede che era stata al mare a fare la cura del sole prima di fare il ritratto. Pare che erano parenti del re: e quanto a bellezza, la Tailor ci tira dietro neanche le ciabatte. Ho comprato perfino la cartolina colorata per tenerla via di ricordo come un'opera d'arte.
Ma quello che  una vera meraviglia, da potere neanche descriverlo,  il tesoro del Tutancamen. Sfido io che l'hanno portato nel museo con in giro un reggimento di guardie, ed  tenuto sotto chiave dentro nelle vetrine di vetro: dove poi ci sono gli ori, sulle porte e sulle finestre ci sono anche le inferriate spesse due dita, come alla Cassa di Risparmio.
Adesso vi conto su la nuova e ultima storia del ritrovamento, come ce l'ha contata la guida del museo, che la sapeva pi lunga di tutte le altre perch dice che era un gran professore noleggiato apposta. Io ce l'ho stampata nella memoria, con numeri e tutto.

Quando l'esploratore Carter, quell'inglese che aveva scoperto la tomba nella valle dei re, era arrivato in fondo al corridoio e l'ultimo muro era stato buttato gi, si era trovato davanti un catafalco tutto dorato, rivestito di maiolica, che  una bellezza, ma  niente in confronto con quello che c'era dentro. Che era un secondo catafalco ancora pi bello; ma era niente neanche lui perch non ce n'era dentro un terzo e poi un altro, tutto di quarzo. Nel museo sono l tutti in fila. Tutte le volte che ne apriva uno, l'inglese prendeva un gran batticuore per la curiosit di sapere cosa veniva dopo, e invece doveva andare adagio perch aprire uno in fila all'altro tutti quei sarcofaghi cos grandi e pesanti in una stanza tanto piccola, risultava una impresa. Per giunta ogni tanto il governo egiziano, che aveva litigato con gli inglesi, ci piantava delle grane al Carter e non lo lasciava andare avanti a lavorare, forse anche per paura che lui si fregasse i ritrovati. Ma poi per fortuna, gli egiziani ci hanno ammazzato un generale agli inglesi e allora questi, che si aspettavano niente altro per aver ragione loro, ci hanno inviato incontro le truppe, e cos l'esploratore ha potuto ricominciare un'altra volta le sue scoperte. Era come quel gioco dei bambini che c' un dado dentro l'altro, sempre pi piccolo, che pare che non finisce mai, ma poi finisce e si trova l'ultimo.
Nel sarcofago di quarzo con su tante sculture, ce n'era un altro fatto come una bara, che pesava quintali 9, e aveva la forma di un bambino in fasce, ma invece figurava un uomo fatto su come un salame con la faccia e le mani d'oro vero, e con gli occhi di cristallo che fanno impressione perch pare che ti guardano. Dentro c'era un'altra bara anche lei con la forma di uomo nelle fasce, tutto cosparso d'oro e gemme preziose, e poi infine c'era l'ultimo che pesava chilogrammi 285 ed era assolutamente tutto d'oro zecchino tempestato di pietre! Un valore che a venderlo si potrebbe dare da mangiare la minestra gratis a tutto il Pio Trivulzio dei vecchioni della Baggina, per cent'anni. La mummia era l dentro, fasciata con stoffe di lno profumate di unguenti. Le fascie parevano bruciate per via del tempo, che erano passati pi di 3500 anni, ma la mummia aveva i suoi bravi denti intatti perch si vede che li aveva buoni; invece al posto del cervello aveva anche l gli unguenti profumati.
Qui, della storia della ferita nella testa c' stato verso di saperne pi niente, anzi la guida insisteva col dire che, vista la fisionomia della mummia, doveva essere morto consunto: vai a sapere qual' la verit. Il Tutancamen era pieno di gioielli, di anelli, collane, braccialetti, perch si vede che allora li usavano anche gli uomini se potevano pagarli. E anche peggio, perch aveva le dita delle mani con le unghie slungate con l'oro. Devo dire che me questo Tutancamen, morto cos giovane profumato, mi sa che era troppo signorino, insomma effeminato: non so se ben mi spiego. Anzi, faccio mica per dire, ma a questo punto mi  venuto di fare un pensiero profondo che  questo: chiss quanti faraoni hanno regnato molti anni facendo tanti lavori importanti e nessuno li conosce perch nelle tombe c'era pi niente avendoci fregato gli ori nell'antichit, mentre invece questa mezza cartuccia d'un Tutancamen che ha fatto niente di speciale, tutti lo conoscono solo perch hanno trovato intatto il tesoro, col suo menagramo.  ancora quello che succede adesso coi figli dei ricconi capi in testa che anche se sono scemi come succede spesso, i genitori ci lasciano l'industria, e il governo ci d la commenda, invece quelli che hanno fatto fatica a studiare alle serali e a lavorare nessuno sa neanche che ci sono.
La guida del museo ci ha contato su in modo differente anche la storia di quelli che sono morti per la maledizione del faraone. Intanto risulta che il Carter non  morto subito, ma sedici anni dopo gli scavi. Invece era morto subito un tale Carnavon, anche lui inglese, perch lo aveva morsicato uno scorpione velenoso, e poi il segretario dell'esploratore e poi il suo canarino che lo aveva mangiato un cobra il quale gli egiziani dicevano che  il serpente tutelare dei re come a dire il suo angelo custode. Tutti i gusti sono gusti, ma per fortuna quando eravamo in mezzo ai sassi della valle dei Re noi non sapevamo che c'erano questi cobra, se no vi lascio figurare che fifa la Rosa. E poi sono morti anche un amico del Carter e un dottore e un funzionario egiziano che avevano visitato la tomba; insomma in totale ne sono morti dodici della compagnia. Pare che anche dei ladri erano entrati nella tomba, ma erano scappati fuori senza portare via niente, perch hanno preso paura che c'era scritto: "La morte abbatter con i suoi colpi chiunque turber il sonno del faraone". Allora quando lo hanno saputo, tutti quelli che ci avevano messo le mani dentro morivano per la paura di essere sotto la maledizione del malocchio. Questa  la spiegazione che dava la guida del museo, perch ognuno la d come la crede giusta lui. Ma si vede che qualche cosa di misterioso c'era davvero in questo malocchio del Tutancamen morto cos giovane, tisico o accoppato. Del resto, ci sono mica i menagramo anche ai nostri giorni, quelli che i napoletani li chiamano iettatori? Io per me non ci credo, ma a buoni conti tocco ferro e il resto. A sentirla contare su dalla guida, la Rosa si  proprio spaventata. Ma per fortuna stavamo benone di salute, e a buoni conti nella tomba noi avevano toccato niente.
La Rosa mi ha poi domandato in un orecchio se avevo ancora in saccoccia la statuina di bronzo che mi aveva rifilato l'arabo nella valle dei re, che si sa mai forse veniva proprio dalla tomba del Tutancamen. Di colpo la statuina me la sono sentita bruciare indosso, non tanto per il menagramo quanto perch mi ha ricordato la fregatura dei soldi, e mi ha riaperto anche la ferita bruciante nel proprio orgoglio della storia dei profumi. Sicch quando sono stato sul torpedone, in aperta campagna, ho tirato gi il finestrino e senza farmi vedere l'ho buttata via. Quando poi a Milano ci ho contato su il fatto a un cliente che viene nel mio negozio e se ne intende, perch fa la raccolta delle anticaglie (ognuno ha il suo obbi, come quelli che fanno la raccolta dei bollini vecchi, di farfalle infilate negli spilli eccetera, e lui fa quella dei ferrivecchi) mi ha detto che forse ho buttato via un'opera d'arte, che valeva decine di milioni. Quando posso pi dormire di notte, delle volte penso che la maledizione del faraone ce l'ho indosso davvero anch'io, sicch ha avuto ragione la Rosa, che appena a casa,  corsa subito a prendere l'assoluzione, e a fare la comunione. Ma quando  giorno come adesso, penso che sono tutte stupidate, ed  niente altro che la debolezza della carne.
Nella tomba del Tutancamen non c'erano soltanto i sarcofaghi uno dentro nell'altro. Nella stanza vicina c'erano: letti, tavole, poltrone, portantine, vasi pieni di ogni ben di Dio, anfore di vino dove era su scritto "anno 9 vino del buon re Tutancamen prodotto dai vigneti della riva sinistra del fiume" (si vede dunque che anche loro ci piaceva il bacco); cassapanche piene di vestiti e di biancheria di ogni sorta, bastoni, armi, scudi lance archi e frecce, perch lui aveva l'obbi di raccogliere le spade vecchie; gioielli d'ogni specie; scacchiere e dadi e altri giochi per divertirsi; ventagli, piume, un vero bazar. Tanta roba che per farcela stare, devono averla calcata dentro come si fa quando si preparano le valige per andare in campagna.
Come ho gi detto, a vedere tutta quella roba, i professori che fanno gli scavi hanno potuto studiare come facevano a vivere gli antichi. Una cosa tira l'altra, e cos adesso loro sanno dire anche le cose scomparse, cio come la pensavano, come parlavano, se scrivevano, che guerre facevano, cosa mangiavano, se sapevano fare i conti delle stagioni e della luna con le eclissi, e si direbbe che le inventano di sana pianta, invece no. Tutta roba che adesso ci vogliono fior di astronomi e di telescopi per vederle e per fare i calcoli, i quali magari tante volte li sbagliano come  succeduto del 910 quando la cometa doveva scontrarsi con la terra sicch dovevamo morire tutti, invece  successo un bel niente. Chi fa sbaglia. E devo confessare che io ci credo poco anche a quelle macchine di adesso che pare che ci mettono dentro nel cervello elettronico i calcoli da fare, e tric trac, dall'altra parte escono subito precisi al centesimo, con le virgole e anche tradotti nelle altre monete.
Dunque, una volta visto questo museo antico del Cairo, e dopo fatta la colletta per la guida, alla quale ci sono stato anch'io perch ero sempre in prima fila a sentire, e non volevo fare la figura di tagliare la corda al momento della paga, siamo partiti col pulman per Alessandria d'Egitto. Questa volta ci hanno fatto fare l'altra strada, lungo la valle, per farcele vedere tutte. Fino che era chiaro, si vedeva che era proprio una bella strada, quasi tutta nuova in mezzo alla campagna verde con tante palme dappertutto. Infine anche questa volta siamo arrivati sani e salvi alla meta, in tempo di prendere la nostra Ausonia che era l a spettarci proprio noi, tutta illuminata nella sera. Io ci ho mandato un bacio con tutto il cuore.

Qui devo confessare che mi sono lasciato tentare dal diavolo tentatore, perch prima di partire dal suolo dell'Egitto volevo rifarmi un po' della statuetta e dei profumi, dovendo vendicare l'onore di un onesto commerciante italiano, anzi milanese, offeso con l'imbroglio di questi ladroni senza scrupoli.  andata cos. Sotto la nave c'era la solita confusione di arabi che vendevano di tutto per fare in fretta e non lasciarsi scappare l'ultima occasione di pelare i forestieri, prima della partenza. La Rosa ci tentava l'idea degli orologi svizzeri che con aria misteriosa un arabo tirava fuori delle maniche, e a giudicare dal prezzo di 6.000 lire l'uno parevano un affarone, di sicuro rubati e senza dogana. Me mi faceva piacere contentarla una volta tanto spendendo poco, perch lei voleva regalarcelo al nostro genero, il Carletto, in quanto non potevamo andare indietro a mani vuote. Allora, col muso duro, faccio una controfferta di 1.500 lire all'individuo, poi, tira e molla di pressa che il piroscafo parte, me lo d per 2.000. Io tiro fuori del portafogli quattro biglietti di 500 e ci faccio abilmente il trucco che da tanto tempo faccio per scherzo agli amici del caff, e all'arabo, dopo contarci e ricontarci i biglietti sotto il naso ne lascio in mano solo tre, mentre che lui nello scuro della sera  convinto che sono quattro. Poi ho ripetuto la stessa commedia col venditore di valige di vera pelle di cammello, che per due pezzi, una per noi che cos potevamo restituirci le sue al Guffanti, e l'altra per gli sposi, mi domanda 15 fette da mille. Io rispondo che ce ne d non pi di 4. Fra un grido e l'altro, intanto che tutti si affrettavano come se scottava la terra sotto i piedi, ci siamo messi d'accordo sul 7, e col solito trucco ce ne ho lasciate in mano 6.
Fatto l'affare, siamo filati subito sull'Ausonia, dove abbiamo trovato la nostra cabina tal quale come l'avevamo lasciata. Ci pareva di essere tornati a casa nostra, e io ero contento come un fringuello, anche per la soddisfazione di aver fregato quegli imbroglioni, cos impareranno per un'altra volta.  vero che dopo un paio d'ore la Rosa mi fa vedere che l'orologio va pi, e guardando dentro nella cassa vedo che di svizzero ha niente, e doveva essere stato messo insieme da qualche meccanico del posto, giusto per farlo marciare un paio d'ore. Invece le valige a vederle al chiaro avevano su solo qualche macchia, ma erano davvero di pelle, che a comprarle dal Franzi ci vogliono almeno tre volte tanto quello che le abbiamo pagate, senza contare il vantaggio che sono egiziane.
Intanto che noi eravamo al Cairo, l'Ausonia era andata in Palestina, ed era gi tornata. In quei giorni il papa Paolo VI, che poi  il nostro arcivescovo Montini di Milano il quale dopo il Giovanni l'hanno fatto papa lui, era andato in pellegrinaggio in Terra Santa. Dopo, questo viaggio, lo abbiamo visto tante volte alla TV da venirci fuori degli occhi: io, come la gente del popolo, mi pare che la TV fa male a farlo vedere il papa tutte le sere, magari fra una disgrazia del sorpasso, l'arrivo della Rita Pavone e un discorso del Moro, perch la gente si stufisce, e a vederlo sempre come il prevosto della parrocchia ci pare neanche pi che sia il papa. Il papa  Sua Santit, che noi ai nostri tempi lo vedevamo soltanto in qualche fotografia, quando veniva un momento alla sua finestra del Vaticano a darci la benedizione a tutti, agli urbis e agli orbis, e poi tornava dentro. Va bene che a quei tempi lui aveva taccato lite con il re, col Garibaldi e coi framassoni, e per farci dispetto a loro voleva pi venire fuori del Vaticano. Dopo, Mussolini ha fatto la conciliazione e le cose sono cambiate, sicch il papa, poveretto anche lui, d'estate pu andare fino a Castel Gandolfo a prendere una boccata d'aria buona. Ma adesso dicono che bisogna avere le idee nuove anche sul papa e sugli ebrei che avrebbero mica colpa loro se Ges Cristo  stato messo in croce, perch  stato un errore giudiziario.
Ma lasciamo stare le malinconie. A proposito, a questo punto mi viene in mente quella poesia del Dante quando dice dei naviganti che sono partiti, e fa "lo d can detto ai dolci amici addio" perch alla sera ci viene il magone a pensarci che gli altri sono restati a casa al sicuro, e loro invece sono in pericolo sul mare.

L'Ausonia tir i suoi bravi due o tre fischi e poi part: noi eravamo sul ponte a guardare lo spettacolo delle luci della citt. Non  a sproposito che prima ho detto la poesia del Dante, perch ogni partenza me mi fa venire nel cuore un non so che come se avessi un peso sullo stomaco, mentre la Rosa ci aveva ripreso la paura della burrasca e del mal di mare. Ma eravamo contentoni di aver finito tutti quegli strapazzi su e gi per le tombe e i musei, coi piedi a pezzi, che si sa mai dove si andr a mangiare e a dormire, come gli zingari. La nostra brava istruzione dell'Egitto l'avevano fatta tutta e adesso un po' di riposo in pace ci faceva bene perch siamo pi dei pivelli n io n lei. Anche a tornare nella bellissima sal a mang del bastimento, con tutte quelle luci e quei servitori in bianco che capivano l'italiano, con tutta quella buona roba nostrana da scegliere, ci si  slargato, per cos dire, il cuore. Per festeggiarlo ci abbiamo perfino bevuto su una bottiglia di barolo senza guardare a spese. Poi la notte abbiamo fatto una buona dormita come se eravamo nel nostro letto, perch il mare era liscio come un olio.
La mattina dopo ci siamo svegliati con un sole di primavera, e sul ponte c'era un'aria lustra e fresca come di montagna, che lavava la faccia. I gabbiani volavano dietro la nave e cos bianchi e allegri nel cielo parevano ballerine che facevano una danza; ogni tanto si buttavano nell'acqua a beccare su la spazzatura che svuotavano fuori del bastimento.

Un certo punto si  vista una terra in lontananza, e il marinaio mi ha detto che era l'isola di Rodi dove dovevamo andare noi. C' voluto un bel po', poi l'Ausonia ha fatto una gran svoltata e si  fermata fuori del porto, perch dice che era troppo grande per andare dentro, e toccava sotto. Abbiamo fatto colazione e poi quelli che volevano andare a terra, li hanno portati coi battellini avanti e indietro.
Naturalmente noi siamo andati, e col pulman ci hanno fatto fare il giro dell'isola, che bisogna vedere come  grande: invece a guardarla sulla mappa pare appena un puntino. La guida, che era un uomo, parlava anche lui italiano, e diceva che i nostri connazionali fascisti avevano fatto un mucchio di lavori che si vedevano da tutte le parti: strade, palazzi, monumenti. Ma adesso loro sono greci e stanno bene lostesso, anche se devono parlare in greco invece che in italiano. Tanto ormai i padroni sono loro, anche di quello che abbiamo speso noi fessi, con tutte le tasse che paghiamo.
Prima ci hanno portato sulla cima della montagna dell'isola, dove si va su per una strada stretta, con delle svolte da far paura, ma l'autista era bravo come il Nuvolari, sicch siamo arrivati su sani e salvi. Sotto si vedeva un panorama bellissimo, come si vede dal sacromonte di Varese. Ma qui in pi c'era il mare, con dentro l'Ausonia che in lontananza pareva una barchetta. In faccia, come a tiro di schioppo, si vedeva la Turchia asiatica, sicch posso dire che, oltre tutto il resto, siamo stati anche in Asia. Quando si dice l'Asia uno spetta di vedere la giungla col Sandocan, con le tigri della Malesia e i cinesi col codino. Invece a viaggiare si vede che  uguale degli altri posti.
Sulla cima della montagna di Rodi c'erano i resti di un antico monastero, ma noi di ruderi ne avevamo gi visti tanti da fare indigestione e ci hanno fatto nessun effetto, tanto pi che al paragone di Luxor erano roba di poco. Poi, una volta guardato il panorama, siamo ritornati gi a visitare la citt vecchia, che  piena di negozi dove tirano i forestieri per spelarli come succede dappertutto, ed  dentro ai muri di un castello, dove una volta c'erano i cavalieri di Rodi di tutte le nazionalit, ma adesso ci sono pi.
Il castello vero e proprio  in alto, e dice che lo aveva rifatto il Mussolini, il quale si vede che i soldi degli italiani ci puzzavano proprio per andare a spenderli in paesi stranieri come Rodi e l'Abissinia. Ma era per via dell'ambizione dell'impero, che lui doveva dominare su tutto. Il bello  che il Vittorio Emanuele III credeva di essere lui il re imperatore. Invece era l'altro che faceva tutto quello che voleva con i suoi gerarchi intorno. Io adesso sono antifascista per via della liberazione, anche se un po' pi di ordine ci vorrebbe al giorno d'oggi, ma dico che quelli che hanno fatto il voltafaccia all'ultimo momento sono solo dei vigliacchi. Prima, quando c'era di mangiare, erano tutti camicie nere, alal, e W il duce, ma quando  cambiato il vento  risultato che tutti avevano fatto il doppio gioco, in quanto anche se nessuno li aveva visti perch erano clandestini, loro erano stati antifascisti di pura fede, e partigiani della resistenza in montagna (forse sul montemerlo dei giardini).
Ce n' uno, che non nomino perch  un mio vicino di casa, che so io come la metteva gi dura quando andava alle adunate oceaniche, con gli stivaloni e l'orbace del capo fabbricato, e invece adesso bisogna sentirlo che antifascista che . Mi viene in mente quella sera che ho avuto da dire, io che tacco mai lite con nessuno e per farlo bisogna proprio tirarmi fuori degli stracci. Era una notte dei primi tempi della guerra, quando si doveva fare l'oscuramento per i bombardamenti degli aeroplani nemici, e risulta che dalla gelosia della mia cucina veniva fuori un filo di luce, perch si era distaccata una striscia di carta bl. Allora  venuto l lui, mettendosi a vociare che noi volevamo che gli aviatori nemici distruggevano Milano, che eravamo cittadini incoscienti e antifascisti, senza la responsabilit della lotta per la grandezza dell'impero. Io, col mio carattere che mi piace farmi pestare i calli da nessuno, ci rispondo per le rime, che non era il caso di sbraitare tanto per un filo di luce che a cento metri si vedeva neanche, e che antifascista sar stato lui, perch io e la Rosa avevamo dato la vera d'oro alla Patria e avevamo fatto anche la sottoscrizione obbligatoria del Popolo d'Italia, e che lui alzasse mica tanto la voce di prepotente perch la Rosa aveva un parente che conosceva un camerata che abitava nella casa del segretario del federale di Milano, e quindi sapevo ben io cosa fare. Vista la mia decisione, e sentito dell'amicizia col federale, si  calmato di colpo e, brontolando,  andato via sbattendo la porta della sua casa.
Dopo siamo stati tre mesi e passa senza salutarsi, neanche le donne. Poi lui ha ricominciato col buon giorno e la buona sera, e ha fatto di tutto per farsi perdonare, taccando gentilmente bottone con la Rosa quando la incontrava sulle scale, perch si vede che pensava di sfruttare le sue amicizie gerarchiche per qualche piacere che aveva in mente di domandarci. E io, dico la verit, facevo il sostenuto per farci paura, come se potevo fare chiss cosa, e invece il federale lo avevo visto soltanto nelle fotografie sul giornale. Adesso lui va in giro con l'Unit nella tasca, in maniera che si vede bene il titolo, ma io me ne frego perch mi fa paura nessuno, tanto pi che adesso  venuta la democrazia. E quando ci sono gli scioperi tiro gi la mia brava cler del negozio e sto sulle mie, senza darci fastidio a nessuno.
L'ho fatta lunga perch a ricordarla mi salta ancora la mosca al naso. Dunque a Rodi c' la citt antica, che hanno cercato di tenerla nello stile vecchio medioevale d'una volta, senza lasciarci costruire dentro le case novecento di adesso: cos  rimasta come se fosse lo scenario del film dei tre moschettieri. Ma io mi rodeva la grande curiosit di sapere dove era andato a finire il colosso di Rodi, che si parla come una delle dieci meraviglie del mondo; insieme col duomo di Milano, con le piramidi, col labirinto, con la spada di Damocle, il cavallo di Troia, e gli altri che mi ricordo pi. Guardavo da tutte le parti, ma questo benedetto colosso di Rodi non lo vedevo, fin che, siccome la Rosa si  categoricamente rifiutata di farlo lei dicendomi che ero il solito bamba che crede a tutte quelle stupidate l, mi sono fatto coraggio e ce l'ho domandato io alla guida. La quale mi ha risposto che nessuno lo aveva mai visto, il colosso, e chiss dove era andato a finire; dice che qualcuno pensa che doveva essere una grande statua con le gambe aperte all'ingresso del porto, dove ci passavano sotto i velieri fra le gambe, ma nessuno lo sapeva di certo, perch in quei tempi non c'erano ancora le fotografie. Ma si vede che era tutta una leggenda dell'antichit, per tirare i forestieri, che lo dicono soltanto dopo quando sono arrivati, che c' mica. E la Rosa aveva ragione lei.
Dopo che abbiamo spedito le cartoline illustrate col bollino del posto, siamo ritornati a bordo col battellino. Intanto tramontava il sole, il mare era celeste come di seta, e l'Ausonia era sempre l ad aspettarci. Tutti dicevano "che bella nave!". Noi ci pareva come se il complimento ce lo facevano a noi, perch era la nostra nave.
La quale si rimise in moto in una sera come d'aprile e invece era la vigilia dell'Epifania. Pensavamo: chiss se a Milano c' ancora la nebbia, perch pareva impossibile che al mondo c'era la nebbia. La passeggiatina a Rodi, fatta comodamente seduti sul pulman senza tutti quei su e gi dell'Egitto, ci aveva fatto venire buon appetito, sicch alla cena abbiamo fatto proprio festa e dopo abbiamo potuto dormire da re, perch il mare era calmo e incominciava il primo quarto di luna che si vedeva dal finestrino. All'alba della mattina dopo eravamo gi arrivati al porto del Pireo, che  poi il porto di Atene, nella Grecia.

Dopo il solito caff e latte biamo sbarcati. Anche qui c'era il torpedone con la guida che era una signorina del luogo, che aveva studiato alla universit di Milano. Insomma bisogna dire che l'italiano lo capiscono tutti all'estero, e tante volte capiscono anche il milanese. Lo diceva sempre anche il Pilotta al caff, che era quel campione di box che poi faceva il massaggiatore della squadra di folbal e girava tutto il mondo facendosi intendere in meneghino.  lui che mi ha insegnato che "tachett al tram numer tri" in inglese vuol dire lostesso che in milanese: taccati al tram numero tre. Dunque noi milanesi siamo andati a insegnarci a parlare perfino ai freddi figli albionici.
Ma c' anche l'inverso della medaglia come quella che contava su il mio povero nonno, del forestiero francese a Milano, che era andato a fare la spesa e si era tirato dietro il bambino dell'ortolano per portarci la roba. Quando passano davanti al duomo, il francese fa "magnifici magnifici" e il bambino, che era ignorante e non capiva il francese, si  messo a mangiare i fichi che portava nella cesta, e invece il forestiero non voleva, dirci di mangiare i fichi, ma voleva dire che il duomo era magnifico. E dopo fa: "tr gi l" che nel suo linguaggio di lui vuol dire molto bello (sempre il duomo) e invece quel bamba d'un ragazzo credeva che il forestiero parlava in milanese, e allora ha tirato per terra tutto quello che portava perch in meneghino "tra gi l" vuol dire tira gi l. Un po'  l'ignoranza, ma un po'  anche la confusione delle parole che pare lostesso e invece vuol dire differente, come fa lo Scotti nel carosello alla TV.
Dunque siamo andati ad Atene. Prima siamo passati davanti un piccolo porto dove ci sono tutti i yot dei miliardari, come se fosse a Portofino; c'era anche quello dell'Onassis dove  scappata di casa la Callas, che canta in tutti i teatri del mondo e di cui abbiamo anche noi il disco della Traviata. La Rosa era curiosa di sapere un po' di pettegolezzi freschi di prima mano proprio l sul posto anche per riferirceli alla Nory quando tornava, ma la guida ne sapeva di meno dei giornali italiani che scrivono tante pagine con le fotografie di questi scandali, nelle quali c'era di mezzo anche il Ciurcill col sigaro. Quello con la faccia di burdog che durante la guerra andava in giro con la maschera a tracolla e faceva segno con due dita, come noi quando c'era bisogno di andare al gabinetto a scuola. Ora c' pi, pace all'anima sua, ma me mi era antipatico.
Poi abbiamo traversato la citt, che per c' neanche da paragonarla con la grandezza di Milano, e siamo andati su a vedere la parte vecchia, chiamata acropoli, dove c' il Partenone. Anche l sono niente altro che ruderi che si vede il cielo di traverso, in cima di una collina scoscesa che domina la citt, la quale ci gira tutto intorno.
Un certo punto il torpedone si ferma e dopo purtroppo bisogna andare su a piedi. Il biglietto d'ingresso lo paga la guida, ed  una bella comodit di dover mai mettere le mani in tasca a rischio anche di essere imbrogliati nel resto, non conoscendo la moneta del posto. In coscienza, io le crocere fatte cos alla organizzazione moderna ce le raccomando a tutti. Si va su per gli scalini, poi si infila un sentiero tipo montagna che fa sbanfare, in mezzo alla sassonia, passando vicino alle muraglie che sono molto antiche e diroccate, di tanti secoli prima di Cristo, anche se molto meno delle piramidi, ma stanno ancora in piedi benissimo. Poi c' un'altra scalinata ripidissima, che si vede che i greci avevano le gambe buone, la quale di una parte e dall'altra  piena di colonne, naturalmente rotte anche loro. Dopo si entra in un gran piazzale sempre in salita e pieno di rovine di anticaglie e di sassi, lasciate l in disordine, che invece starebbero pi bene messe in fila: ma si vede che al Comune ci mancano i fondi per sistemarle. E fra sassi e buchi bisogna stare bene attenti dove si mettono i piedi: finalmente l in cima si vede questo famoso partenone, che dicono tanto.
Era il giorno dell'Epifania, ma il sole era forte e ci sbatteva su facendolo distaccare bianchissimo come se fosse di zucchero, sul fondo del cielo bl. Peccato che sia tutto rotto, per le devastazioni dei barbari: dice che  un rettangolo di 70 x 30 tutto fatto di colonne, le quali dice che invece di essere dritte come le solite hanno un po' di pancia, essendo una sua specialit esclusiva che serve per essere pi forti e tenere su gli architravi, mentre che il tetto  venuto gi tutto, come bombardato dagli aerei. Dice che per farlo ci sono voluti pi di 15 anni e che lo scultore Fidia, che era il pi bravo in quei tempi antichi,  stato lui a fare le sculture di marmo taccate sui triangoli in cima delle colonne dell'ingresso. Ma adesso di statue ce n' poche e rotte anche quelle, perch le altre ce le hanno fregate i soliti forestieri, soprattutto gli inglesi, essendo i pi amici della Grecia.
Dice che la statua pi bella era tutta d'oro e d'avorio, alta 15 metri, pesava pi di una tonnellata e l'aveva fatta sempre quel tal Fidia, il quale poi chiss se lo aveva adoperato davvero tutto l'oro zecchino che aveva messo in conto al comune per farselo pagare. La statua era in mezzo al tempio, il quale allora aveva su il tetto e intorno i muri, non solo le colonne rotte di adesso, e prendeva luce soltanto dalla porta in fondo, sicch l'oro della statua nello scuro splendeva ai raggi del sole levante che venivano dentro. Ma adesso c' pi niente, in quanto sarebbe stato impossibile che i barbari non la rubassero loro con l'avorio e l'oro che pesava. Me mi meraviglia che i greci, che dicono che erano tanto intelligenti e filosofi, non ci abbiano pensato prima. Forse sar che credevano che i ladri avevano paura della vendetta della dea che si chiamava Atena. Ma i barbari erano barbari mica per niente, e della dea Atena ce ne importava un tubo come di tutte le altre dive, che a sentire la guida, in quei tempi vivevano nell'olimpo, il quale sarebbe come dire il loro cielo di allora, sopra una montagna l vicina con lo stesso nome: una specie di gabbia di matti o di baraccone della fiera.

Certi divi erano mariti delle dive, ma ci facevano allegramente le corna, altri taccavano lite tra di loro, altri suonavano, altri ballavano e facevano un bordello come se fosse sempre festa. Ce n'era uno che si chiamava Vulcano che faceva il fabbro ferraio e costruiva gratis frecce e spade al Marte quando voleva fare la guerra, e ci ha dato il suo nome ai vulcani come il Vesuvio; un altro con la barba lunga chiamato Nettuno dice che comandava il mare; un altro soffiava i venti meno male con la bocca, mentre la famosa Venere perch era bella andava in giro con su soltanto un velo trasparente per farsi vedere da tutti come era al naturale facendo morire di rabbia le altre dive; Bacco era il pi dritto di tutti e passava il tempo disteso su una nuvola bevendoci su allegramente con gli amici. Poi c'era Giunone che mangiava e beveva senza fisime per la linea, sicch la Rosa dice che ci somiglia a lei; poi c'era anche Apollo, quello che suo figlio Apelle faceva le palle di pelle di pollo e i pesci venivano a galla, come si impara a scuola. E non si deve dimenticare il cavallo di Troia e tanti altri. Ma se i greci ci credevano davvero a tutte queste baggianate, erano matti. Forse era per consolarsi quando morivano, che quell'olimpo era il paradiso dove volevano andare a far festa. Ma se Adamo ed Eva erano gi stati nel paradiso terrestre all'origine del mondo, come facevano loro a crederci ancora a tutti quegli dei, falsi e bugiardi? Soprattutto come facevano a crederci i filosofi, se dice che erano i pi bravi del mondo per pensare le cose che nessuno capisce?
La guida ci ha fatto vedere dove andavano a passeggiare questi famosi filosofi, che insegnavano agli studenti intanto che camminavano su e gi e li chiamavano peripatetici. Ma come potevano dire peripatetici ai filosofi che camminavano coi giovani, se peripatetiche sono al femminile, e con licenza parlando sono tutta un'altra roba, anche se loro camminano al parco di Milano? Certo era tutta gente che aveva un bel niente da fare; bisognava darci in mano pala e piccone e fare una legge per mandarli a lavorare, altro che passeggiare.
Dice che il pi importante si chiamava Platone perch ha dato il nome di platonico all'amore. Poi c'era Socrate, quello che ci fecero bere la cicuta per farlo tacere; invece la cicuta dovevano darla a sua moglie, che si chiamava Santippe ed era una lingua di vipera, che ce ne diceva di tutti i colori quando lui, povero diavolo che ci piaceva stare fuori la sera con gli amici a berne un gotto senza dare fastidio a nessuno, tornava a casa tardi, Poi c'era Pitagora, quello che faceva i problemi dei triangoli, ed Eureca che stava nel bagno per inventare la forza di gravit che fa galleggiare i bastimenti e gli specchi per bruciare quelli dei nemici; poi c'era Diogene, un altro matto che viveva in una botte: si vede proprio che a pensare troppo sui libri la testa va in semenza. Sicch  sempre meglio un asino vivo che un dottore morto, come dicevano i nostri vecchi. Senza parlare poi di Ulisse e di Omero che hanno scritto delle storie tutte in poesia, lunghe quasi come la Divina Commedia, che per resta ancora la pi lunga. La guida ce ne ha contati tanti di nomi da fare una gran confusione nella testa, ma lei li sapeva tutti in fila senza sbagliarsi, con le date giuste, cosa avevano fatto e scritto, eccetera.
Ma se  vero che erano tutti cos bravi e avevano inventato tante cose, a pensarci bene, non si capisce come i greci abbiano fatto a decadere tanto, facendosi conquistare prima dai romani e poi addirittura dai turchi. Un'altra cosa che mi rendo mica conto  che se avevano tanti architetti cos bravi, che sgonfiano ancora adesso che il partenone  la costruzione pi perfetta del mondo, allora perch erano neanche capaci di fare gli archi per tenere su le porte, sicch a inventarli ci sono voluti gli italiani, quando erano ancora romani antichi? E s che  roba di niente, che da noi sanno farli anche i muratori di campagna.
Si sa che esagerando a dire che tutto era il pi bello del mondo, la guida faceva anche lei il suo mestiere come facevano quelle dell'Egitto per tirare i forestieri e farci lasciare gi la grana l invece che negli altri posti. Ognuno poi ha i suoi gusti e me mi pare che la stazione centrale di Milano, per non dire del duomo e del castello,  anche pi grande e solida del partenone. Ma noi milanesi siamo troppo modesti e facciamo i soldi onestamente col commercio e con le fabbriche, non contando su ai forestieri le balle dei filosofi per magnificarci le anticaglie, che invece siamo stati capaci di fare anche noi ai nostri tempi e senza metterla gi dura ne abbiamo tante come loro, dalle colonne di San Lorenzo all'Alessandro Manzoni.
Dopo abbiamo visitato un altro tempio un po' pi in l, dove dice che bisognava ammirare le cariatidi, che tenevano su il tetto, che per  crollato lostesso: qui le cariatidi invece di essere uomini sono donne. La Rosa, avendole squadrate da capo a piedi col suo occhio osservatore, ce l'ha detto subito alla guida, e lei ci ha risposto che era proprio cos perch le cariatidi erano giovani donne e non uomini. Chiss poi come faceva lei a essere cos sicura, se invece a Milano le cariatidi degli omenoni sono senza fallo uomini, e si vede benissimo anche se invece dei calzoni hanno su delle specie di sottane: ma in quanto al genere femminile o maschile, dopo le confusioni che abbiamo gi visto anche in Egitto, c' da meravigliarsi pi di niente. Infine, la guida ci ha tenuto a farci vedere che in un sasso del pavimento c'era una scalfittura bruciata lasciata da una saetta che gli antichi dicevano che Giove ce l'aveva tirata dietro per la rabbia a non so chi: ma io non ci credo perch per me il segno per terra era quello di un fulmine come gli altri.
Una volta visitate tutte queste belle cose, siamo ritornati gi verso la citt per scale e sentieri di capra; pare impossibile che non abbiano trovato modo di spianarli o di farci un viale asfaltato come si deve. La Rosa si  presa una storta a una caviglia che se ci sono mica li io pronto a tenerla su, stavolta si scavezza una gamba.
E siamo andati anche al palazzo reale a vedere le guardie, che sono come i corazzieri del re di Grecia, i quali erano fuori al freddo a fare la sentinella. La Rosa si  messa a ridere nel vedere che avevano la sottanina bianca pieghettata come una ballerina, ma per decenza avevano sotto i mutandoni lunghi di maglia; poi avevano una papalina rossa in testa con la coda di cavallo che ci pende gi da una parte, e invece delle scarpe portavano le pantofole con la punta risvoltata in su e in cima un gran fiocco. Parevano bambini vestiti di maschera del carnevale, e invece erano due marcantoni come il maciste, e stavano fermi come statue malgrado che la tramontana ci faceva pendere la goccia dal naso. Per giunta i turisti ci giravano intorno facendo le fotografie e sedendosi vicino ai piedi. Si vede che sono abituati, e hanno l'ordine di non sparare, per nessuna ragione. Dicevano niente neanche a quelli che andavano sotto il naso a riderci dietro, ma per fortuna non c'era l il re, se no la prendeva di sicuro a male. Dopo abbiamo saputo che  morto anche lui, pace all'anima sua, malgrado tutte le cure che ci hanno fatto dietro, disturbando i pi grandi professori di Londra e di Berlino, senza guardare a spese, che tanto paga il popolo con l'appannaggio. C' niente da fare: re o mica re, quando viene il momento bisogna andare.
Finita anche la visita alle guardie del re, che c' scritta nel programma della crocera e bisogna farla, siamo ritornati sull'Ausonia e siamo ripartiti. Adesso eravamo proprio sulla via del ritorno. O, come si dice, agli sgoccioli. Del resto era giusto l'Epifania che tutte le feste le mena via. Di una parte ci dispiaceva che finiva la cuccagna di fare i signori serviti e riveriti di tutto punto, ma in un certo qual modo ci faceva anche piacere l'idea di tornare a casa nostra, con le nostre abitudini, anche quella di questo maledetto negozio che in fondo non so starci lontano tanto tempo, proprio come un figlio. La casa sua di ognuno  un gran sentimento, e si capisce perch gli emigranti, dopo aver fatto i soldi in America ritornano a fare la sua dove sono nati, anche se  in Calabria, sui bricchi dove nessuno di noi vorrebbe stare neanche pitturato sul muro. Ma loro s, perch sentono la nostalgia della terra natalizia. Insomma Milano e poi pi.
Dunque quella sera era la penultima del viaggio, e il capitano offr la sua festa personale ai passeggeri, perch dice che  usanza fare cos, ma poi, si capisce, paga tutto la compagnia. Per incominciare c'era una cena da mille e una notte in cui, anche in vista che fra poco finiva e chiss quando si presenter un'altra occasione, posso dire con licenza che ci siamo riempiti come porci. La nave filava via liscia, che sembrava neanche di essere sull'alto mare, e come ho detto c'era ogni ben di Dio, perch si vede che avevano tirato fuori tutte le scorte delle credenze, e dei frigoriferi per non farle andare a male.  stato quello che si dice una mangiata "alla crepa panza piuttosto che roba vanza". A quelli di seconda classe pare che ci hanno dato meno da mangiare, perch il biglietto costa meno; per dice che il capitano ha fatto festa anche a loro perch  democratico, alla mano con tutti. In quanto a quelli della turistica non so, forse ci avranno dato gli avanzi, che tanto ce n'erano da buttare via. Ma loro sono come quelli della terza classe di una volta sui treni: gente che non pu spendere, e bisogna contentarsi senza pretese.
Io e la Rosa abbiamo cominciato con gli antipasti assortiti che chiss perch, grassi come sono, li chiamano di magro, con pat di fuagr, con la galantina, il salmone fum, il prosciutto cotto e crudo, una fetta di salsiccione, carciofini, funghetti eccetera. Poi, per tenere il posto per il resto, ci siamo presi un brodino con due cappelletti di conto. Dopo c'era la trota in bianco, ma per stare leggeri l'abbiamo presa senza maionese, con solo olio e limone: poi abbiamo scelto i rognoncini trifolati che era tanto che non li mangiavo; dopo io ho preso mezzo pollastro ai ferri, mica tanta roba, con un po' d'insalatina e la Rosa ha preferito invece gustare due saltinbocca alla romana, che si vede che erano la specialit del cuoco, e lei me ne ha dato uno a me da saggiare e io ci ho dato a lei la coscia del pollastro. Di formaggio io ho preferito una scaglia di parmigiano e un po' di gorgonzola perch mi tengo sul nostrano, e invece la Rosetta ha preferito prendere il camember francese, perch ormai  lanciata sull'estero che si salva pi. Ognuno ha i suoi gusti. Per finire ci hanno dato un buon gelato con panna, frutta e caff; per chi lo voleva c'era anche il dolce ma, purtroppo noi abbiamo preferito aspettare perch il cameriere ci aveva avvertiti che a mezzanotte, con lo spumante, il capitano offriva anche un buff freddo con la torta speciale per la sua festa dell'addio.
Dopo siamo andati fuori a passeggiare sul ponte coperto per digerire, ma eravamo un po' pesantotti e stavamo meglio seduti. La Rosa aveva messo su il vestito bello e i suoi ori, e io avevo il mio vestito nero, con cui siamo andati a sederci in poltrona in un angolo della sala delle feste. E l, un po' per il caldo, un po' per la digestione pesante, ci siamo indormentati come due salami. Fin che siamo stati svegliati di colpo da una manata di quelle cicche di carta che si usano a carnevale, che un villanzone di un bambino di questi di adesso, che hanno pi la creanza neanche coi grandi, ci ha tirato in faccia.
La gente intorno ridevano come matti. Nel sonno io ero scivolato un po' gi della poltrona e la Rosa era tutta sudata, sicch svegliandosi mi domanda sottovoce tutta spaventata se aveva ronfato col pericolo di essere sentita dagli altri. Io, visto che tutti mi guardavano ridendo, ho dato un'occhiata ai pantaloni, ma per fortuna erano bottonati. A lei per consolarla, ho detto che non lo sapevo, perch per ronfare ronfa sempre, ma non volevo farla restar male di vergogna in faccia al pubblico che ci guardava come bestie rare. Poi ci ho fatto: "te cosa te ne frega? il biglietto di prima classe lo abbiamo pagato come gli altri, e abbiamo tutto il diritto di dormire come ci pare anche sulle poltrone".
I balli erano gi incominciati. Allora un cameriere ha dato alla Rosa un cappello di carta con su tanti fiori di carta colorata, e poi ci ha dato tanti coriandoli e le stelle filanti, e me mi ha dato un chepp alto come quelli degli austriaci d'una volta di carta rossa e gialla e una trombetta di cartone, tutto gratis, dicendo che era il coion, chiss perch. Gli altri li avevano gi in testa, e strombettavano con le trombette e si buttavano addosso i coriandoli come al veglione della cannobiana. Anche i vecchi e le vecchiarde con le trippe e le tre ganasce facevano mostra di divertirsi a fare come i bambini, ma si vedeva che sbanfavano per la mancanza di fiato e ci facevano male i calli. Io queste baggianate mi piacciono poco, e il cappello di carta l'ho mica messo in testa e l'ho tenuto soltanto per ricordo. La Rosa, quando ha visto il ballo, ci sono venuti gli occhi lustri e si  buttata dentro leggera come se avesse saltato il pasto, e i cavalieri se la rubavano, fino che ha ballato anche il tuist.
Ma fu a questo punto, mentre la festa impazzava nel turbine della follia spensierata, che  successo quel fatto che per poco non ci manda di traverso la crocera, con tutto quello che era costata e i divertimenti che avevamo goduti. Il conte, dopo che aveva fatto un bel po' di balli con la Rosa, facendoci l'asino a inchini e sorrisi con la sua r, come se niente fosse stato di quel battibecco che ci avevo dato a Luxor, loffio loffio viene vicino a me, e con una faccia di bronzo che non ti dico, fa: "sa, commendatore, che la sua signora consorte  una ballerina straordinaria?". Io, col mio naso, ho capito subito l'antifona, anche per via del commendatore che non sono neanche cavaliere, perch me lo hanno mai dato. Mi sono detto "Pep, sta in guardia della gatta che ti lecca" e a lui, col muso duro, ci ho risposto "guardi che sono mica commendatore" tanto come per dire: sta alla larga, che mi rughi. Ma lui, sempre con la stessa gentilezza, fa: "allora lasci fare da me che con le mie amicizie a Roma, la commenda ce la faccio avere di sicuro", poi dice su una fila di nomi di ministri come il Moro, il Trabucchi, il Fanfani, l'Ippolito e tanti altri e perfino il Segni che era ancora presidente della Repubblica, come se lui fosse di casa con tutte quelle autorit.
Naturalmente io credevo niente di tutte quelle balle, in quanto capivo che erano menzogne, e mi sentivo sempre pi come il pensierino della sera del II canale, che il Guffanti dice che  profondo e corrosivo, e invece me mi pare che  solo cattivo per dire male di tutto.
Intanto che io mi rugavo dentro il fegato, lui  andato avanti per mezz'ora, facendomi perdere di vista la Rosa che intanto fra un ballo e l'altro avevano fatto apposta a darci troppo da bere, sicch lei saltava, facendo vedere le gambe, e sghignazzava, senza sapere cosa si facesse. Finalmente viene al dunque, che lo spettavo. Dopo averci girato in giro come fanno gli ambasciatori quando fanno i loro discorsi, mi spara l che lui ha per le mani un grande affare, con tutti quei ministri che ci daranno la facilit nelle forniture allo Stato, un affare sicuro di milioni, e che un tipo come me, lui era proprio il socio che ci andava a genio, perch si vedeva subito la mia intelligenza di uomo d'affari, e che in quanto alla mia parte bastava che cacciavo fuori subito 5 o 6 milioni per le bustarelle, e nel giro di pochi mesi ne tornavano a casa a dire poco 50 o 60, come niente. Lui, poi, il conte, sarebbe stato anche disposto a fare la firma sotto le cambiali per la garanzia.
Io ci ho visto pi. Dunque, allora questo signor conte, che di sicuro era conte come io sono commendatore, mi aveva proprio preso per un merlo, uno cio che avrebbe scucito a lui 5 o 6 milioni, cos come un fesso qualunque, e non come un onesto commerciante di Milano, che i suoi affari li sa fare senza farsi fregare da nessuno; come poi se non sapevo cosa valgono le cambiali coi protesti al giorno d'oggi. E in quanto alle bustarelle per darci da mangiare ai romani coi soliti intrallazzi del sottogoverno, chi si fida dopo gli scandali del tabacco, della bomba atomica, delle banane e perfino dei bambini malati, sicch c' da sperare che li mettono tutti dentro, se no dove va a finire la moralit pubblica? Dunque io dovevo proprio avere la faccia di quei baggiani che vengono gi della piena, e lui aveva lusingato la mia signora in tutto quel tempo della crocera, soltanto per cercare di farmi su me all'ultimo momento con un affare sballato!
Mi  andata insieme la vista della rabbia, e ci ho replicato: "ma vadi un po' fuori delle scatole, malnato che non  altro, che io ho mica i soldi per farmeli mangiare con le bustarelle da nessuno!". Forse avrei dovuto dirci di girare al largo in un altro modo, e forse ho alzato anche troppo la voce, che mi ha sentito tutto il bastimento, sicch per lui fu un'offesa pubblica, ma io ce l'avevo da troppo tempo sul gozzo di sfogarmi. Allora lui, con l'aria della vipera che ci hanno pestato la coda, fa: "marrano, altro che scatole, ce la far vedere io a offendere un gentiluomo mio pari; ci mander i padrini!". E se ne va col naso in su come se sui baffetti ci avessero spalmato quella cosa del gatto.
Io non so cosa vuol dire marrano, che lo dicono anche nel Trovatore, ma siccome nessuno mi ha mai offeso in vita mia senza sentirsi la sua, ci urlo dietro a lui: "che gentiluomo d'Egitto, il marrano sar lei e marranini i suoi bambini, razza di conte con le braghe onte" e se non mi tengono, col mio coraggio di leone ci salto addosso come  vero Dio, e ci d a cazzotti una lezione per tutta la vita; tanto lui era pi piccolo due spanne di me e con l'aria di un morto in piedi.
Insomma,  successo un gran sputiferio: chi prendeva le mie parti della ragione, e chi prendeva quelle dell'altro del torto; pi di tutti facevano baccano le donne, che pareva di essere al verziere. La Rosa ci sono scomparsi di colpo i fumi del vino, e si  precipitata in mia difesa sul luogo del fatto, dicendo subito tutto quello che stava bene a quelle zabette che difendevano il conte. Bisognava sentire cosa veniva fuori di quella bocca, che la lingua non ha osso ma li rompe: ed  da sapere che la Rosa, quando era giovane, era abituata a taccar lite con le vicine sulla ringhiera, tenendoci testa da sola a tutto il caseggiato di via Canonica al 55. Figurarsi se quelle smorfiose incipriate del bastimento erano all'altezza di metterla KO lei anche se erano tante. Con quei cappelli di carta colorata che ci traballavano sulla testa, con le trombette che quasi se le davano in testa mentre tutti gridavano come pappagalli, era peggio di Mombello.
Allora per fortuna si  messo di mezzo il commissario, il quale con le sue belle maniere perch lui s era un gentiluomo, ci ha fatto tacere tutti dandoci ragione un po' per uno, dicendo che non bisognava dare cattivo spettacolo ai forestieri, e invitando le signore a riprendere il ballo per la festa del capitano. Infine  riuscito a rimettere la calma nell'ambiente.
Io per mi rugava sempre di dentro, e per prudenza di non fare un altro sproposito, che questa volta se lo incontro ancora ci rompo il muso a quel morto di fame, mi sono ritirato nella cabina con la mia signora. Mi  venuto in mente di ubbidire al proverbio dei nostri vecchi: la furia della sera bisognava vanzarla per la mattina. Che quando poi fummo ritirati fra di noi e noi, sicch gli altri non sentivano, la Rosa ha cambiato disco, per dirmi che ci avevo guastato una cos bella festa, che intanto avevamo smenato anche il buff freddo e la torta di mezzanotte con lo spumante, che non mi ero comportato come un signore di prima classe di lusso ma come un ortolano e che adesso chiss cosa dir la gente; che io avevo fatto cos solo perch ero geloso del conte, che  una vergogna alla mia et, e adesso come facevo per il duello con quello spadaccino, che essendo un nobile che hanno nient'altro da fare, lui di sicuro sapeva benissimo la scherma e poteva infilzarmi come un pollastro allo spiedo.
Io tutto il resto mi importava niente, perch era uno sfogo della Rosa che per via del commissario che si era messo di mezzo, non aveva fatto in tempo a sfogare tutto il gozzo accumulato nel viaggio contro quelle mezze calzette che ci stavano intorno al conte, che a lasciar fare a lei le mangiava tutte in insalata; ma sapevo che poi sarebbe finita quando passava la sfuriata. Andiamo d'accordo da tanti anni senza trovare da questionare nel bene e nel male e certo non sarebbe stato questo il caso di fare diverso, tanto pi quando avrebbe saputo tutta la verit, e cio che con le gentilezze fatte a lei il conte voleva solo fregarmi i soldi a me e niente altro. Si sa che anche lei ci piace niente farsi far su i soldi sudati in tanti anni di onesto lavoro, neanche dai conti e dai marchesi. Ma quello che invece mi rugava nel cervello era la questione del duello coi padrini. Io la pistola e la spada della scherma le ho viste soltanto al cinema, e al pensiero mi sono rivoltato nel letto tutta la notte senza requiem.
Mi vedevo in mezzo del bosco, in maniche di camicia con in mano la spada: il conte mi girava in giro come niente e davvero poteva infilzarmi come un pollastro quando voleva: perch lui era una mezza cartuccia, ma di duelli se ne intendeva come il Dartagnan. Forse sar stato anche il peso sullo stomaco per la rabbia che mi aveva fermato la digestione, fatto sta che invece di dormire continuavo a pensare fra un presentimento e uno spavento e l'altro. Insomma vedevo gi il mio funerale. Ma avevo nel cervello l'idea fissa che la chiave del busillis era di trovare l'arma che andava meglio per fare questo duello, se c'era da fare, perch scappare gi del piroscafo ormai era pi possibile.
Sar stata l'intelligenza, sar stato quando mi sono liberato di stomaco, sar perch la notte  la madre dei pensieri, un certo momento mi viene in testa una pensata. Siccome mi toccava a me dire l'arma del duello, io sceglievo fuori le due spade antiche che ha il Guffanti sul suo spazzacsa, e dice che erano dei crociati. Sono tutte di ferro e peseranno almeno un 15 o 20 chili l'una, sicch per alzarle bisogna prenderle con due mani e darci gi botte sulla testa del nemico; si vede che a quei tempi fra il peso della corazza di ferro e quello delle spade, gli uomini dovevano essere tutti sansoni. Il contino, lui di certo quelle spade sapeva neanche tirarle su di terra, mentre io con tutte le mie forze messe insieme, qualche pestata ce la potevo ancora fare.
Sar o non sar, ma appena che avevo fatto questa pensata, mi sono sentito sollevato e sono riuscito a dormire: anzi, la mattina dopo la Rosa ha dovuto darmi uno scossone per svegliarmi, perch dice che parevo morto, di sasso. Ormai eravamo vicini alla terra, per entrare nel porto di Bari. Per finire una buona volta questa storia del conte e parlarne pi, dir che quell'animale, senza farsi vedere  sparito in mezzo all'altra gente, e i famosi padrini sto aspettandoli ancora adesso. Ma il Guffanti, che ne sa pi di un avvocato, dice che tutta la storia del duello e delle spade me la sono figurata io in sogno per la fifa, che il conte  scappato e si far vedere mai pi perch avendo parlato di ministri coi nomi e tutto e di bustarelle, aveva paura che io lo denunciavo al tribunale per corruzione: ma chi si fida? Che venga il contino e vedr cosa gli prepara il commendatore che  neanche, ma che con i suoi soldi sa bene cosa farne lui.

In ogni modo la prudenza  mai troppa, e a Bari siamo andati gi dopo tutti gli altri, con l'intenzione di fare il giro della citt, intanto che l'Ausonia doveva aspettare qualche ora. Cos abbiamo potuto vedere anche questa parte tutta differente dell'Italia, che dappertutto c' sempre da imparare qualche cosa di nuovo, anche se sono indietro una carretta di refe. Per per la carrozzella che abbiamo preso, questa volta il nolo non era compreso nel prezzo della crocera. A Milano le carrozze col cavallo ci sono pi da un pezzo, per via della motorizzazione moderna, ma la Rosa ci aveva preso il ghiribizzo di andare come si faceva una volta, col brumista in cassetta che sapeva dove menarci a far vedere le cose che bisogna vedere. Lui faceva il cicerone, di quelli che noi a Milano diciamo i ciciaroni, perch parlano e sparlano senza requie come le donne; intanto il ronzino per conto suo cercava di andare pi piano che poteva, e il trabiccolo sentiva uno per uno i sassi della strada. Peccato che si capiva poco quello che diceva, perch parlava in terronico stretto, peggio che se fosse toscano. Ma la Rosa ci piaceva lostesso a sentire quella parlantina, e ogni tanto lo inzigava facendoci le domande, a rischio poi di far aumentare il prezzo.
E purtroppo sono stato facile profeta anche in questo, perch quando  stato il momento di pagare la corsa, questo animale mi ha detto che il tassametro non c'entrava, perch era stato un giro turistico con tutte le spiegazioni, che la regola  questa, e insomma dovevo scucirne cinquemila, la mancia e far mosca, perch anche lui aveva a casa la moglie e i famosi sette bambini, come tutti gli altri, dalle piramidi d'Egitto in avanti. Bisogna convincersi che tutto il mondo  paese, a girarlo in lungo e in largo. Se non ho voluto altri scandali proprio sotto la scaletta dell'Ausonia, ho dovuto mollare tutto quel bordello di soldi, intanto che lui cominciava a gridare che eravamo genovesi e altre offese del genere, solo perch in ultimo avevo tentato in estremis di tirare gi qualche cosa della cifra. E s che si capiva benissimo che noi eravamo mica americani da pelare.
Invece prima, intanto che ci portava in giro nella citt, era di una gentilezza mai vista, come se venisse fuori da una botte di giuleppe. La passeggiata del lungomare l'aveva fatta Mussolini per il primo pezzo, mentre l'altro pezzo l'aveva fatto la cassa del mezzogiorno, e bisognava vedere che bellezza, coi fiori in mezzo della strada e i palazzi di dietro. Poi c'erano tante vie nel centro, con le botteghe da una parte e dall'altra, che a sentire lui, erano meglio di quelle di tutte le citt d'Italia e dell'estero messe insieme, perch loro di Bari avevano fatto qui, avevano fatto l e su e gi. Ma i soldi ce li aveva dati il fascismo, perch c'era un ministro amico di Mussolini che li spendeva tutti nella patria nativa sua di lui proprio come continuano a fare adesso.
In quanto alla cassa del mezzogiorno non ho capito bene cosa sia, ma si vede che  una cassa di risparmio dove noi commercianti di Milano, perch siamo sviluppati che lavoriamo, ci mettiamo dentro i soldi delle tasse che poi si vedono pi. Dopo tirano fuori i soldi dall'altra parte della cassa che cos  sempre vuota e fanno tutte queste cose nel mezzogiorno, in quanto non lavorano e quindi sono sottosviluppati. Perch oltre tutto sono di qui anche la pi parte dei ministri, tutti avvocati con una parlantina che incantano e tirano dalla sua i voti alle elezioni. Dato che qualcuno lo deve fare questo governo, e noi del nord siamo buoni solo di lavorare, lo fanno sempre fra di loro a Roma. Ma perch poi c' bisogno di tanti onorevoli nella camera? E perch ogni ministro deve avere il suo gabinetto col segretario particolare? Bisogna cominciare a dare il buon esempio dall'alto, dandoci un taglio a queste mangerie, perch i ministri possono ben stare tutti nello stesso palazzo senza bisogno di farne tanti, col costo delle costruzioni al giorno d'oggi.
Il bello poi  che vengono a vincere le elezioni proprio in casa nostra, sicch neanche pi il sindaco  milanese. Dandosi la mano, si tirano su a Milano tutti fra di loro, come i ristoranti toscani, e si sente pi parlare milanese neanche a porta ticinese. Ma allora quando si decideranno a farla la riforma che i milanesi devono farsi il suo governo per spendere i soldi come vogliamo noi, e lostesso i torinesi, i napoletani, i genovesi, eccetera? Io non capisco come il Malagodi, che per tante altre cose ragiona bene quando fa il discorso alla TV, invece su questo punto seguita a dire con la sua grinta, che lui non le vuole perch si spende troppo. Invece se ragiona pi bene vedr che almeno cos ognuno spenderebbe il suo senza bisogno di darci tutti i soldi ai romani, i quali quando ce ne resteranno di meno attaccati alle mani impareranno anche loro a spenderli pi bene di adesso, che tanto paga pantalone per fare solo a loro le olimpiadi, le sfilate dei soldati, il cine, il fiumicino. Senza contare la storia dell'Ippolito che spendeva i miliardi per fare la luce elettrica atomica che costa un occhio della testa, quando invece si pu seguitare a farla all'antica con l'acqua che costa niente ed  buona lo stesso. Dice: ma dopo c' pi l'unit d'Italia che abbiamo fatto tanta fatica a farla, studiando la storia del risorgimento con tutte le guerre col Garibaldi, il Cavour, il Giulai, e le cinque giornate di Milano per scacciare via gli austriaci con l'indipendenza.
Ma questi sono ragionamenti della gente che ragiona mica con la sua testa, e ripetono i discorsi del Dannunzio quando  andato a Fiume. Difatti: adesso succede mica che ogni famiglia si fa le sue spese che vuole in casa sua, mangiando la minestra nel suo piatto, eppure tutte le famiglie insieme fanno l'unit della patria? Anche dopo sar lo stesso, perch  pi facile mettersi d'accordo in pochi che in troppi con le abitudini che uno ci piace il riso e l'altro gli spaghetti e l'altro la polenta.
Infine siamo andati a fare un giro intorno alla fiera. Qui bisognava sentire quante balle contava su il brumista della grandezza e dell'importanza di questa fiera del levante. Mille nazioni, fino l'India e l'Africa venivano a mostrare la loro mercanzia, e facevano miliardi di affari tutti gli anni con la gente che viene a visitarla. Insomma a sentire lui parlava come se fosse la pi importante d'Italia.
E allora domando io cosa dobbiamo dire noi milanesi della nostra fiera campionaria, che c' tutti gli anni in aprile con la pioggia o col bel tempo, ed  tutta un'altra cosa, come lo ha detto bene la TV che c'erano 51 nazioni diverse, con le sue brave bandiere in cima del pennone che sgarrivano nel vento d'aprile al fischio delle sirene e hanno fatto davvero un sacco d'affari. In quel periodo calano a Milano tutti i popoli, anche i negri e i gialli con su le sue brave palandrane del paese d'origine, e gli alberghi sono pieni, come i teatri, dove non si trova un posto neanche a pagarli il doppio. Anche la Scala fa la stagione, con i forestieri che restano l con la bocca aperta a sentire che razza di cantanti facciamo cantare noi nelle opere. I ristoranti e i negozi fanno affari d'oro perch tirano su i prezzi per l'occasione, per rifarsi delle spese; io trovo che un po' va bene, ma non bisogna esagerare. E quel brumista ignorante del mondo degli affari, sgonfiava tanto di Bari. Si vede che quella di Milano non fa reclam abbastanza perch come ho gi detto i meneghini siamo tutti modesti e non chiacchieriamo tanto come fanno nella bassa. Senza contare che noi il governo ci d neanche il becco d'un quattrino, come anche per la metropolitana e l'aeroporto, e la fiera  pagata con la nostra tassa di famiglia e col biglietto d'ingresso, che adesso lo hanno tirato su a 500 lire, ma c' la riduzione alla domenica, quando vengono gi dalla piena migliaia di torpedoni dalla Brianza con la gente che poi si sa pi come muoversi, uno indosso all'altro.
Io ho in mente di suggerire di mettere nei viali pi panchette per sedersi gi, perch a furia di girare fra le meraviglie della meccanica e dei mobili e dei motoscafi, che adesso ci sono anche quelli nella vasca fatta apposta, e delle pi grandi invenzioni del secolo, fa un gran male ai piedi. Vorrei suggerire anche di rimettere i banchi di assaggio dei vini d'Italia, e dei tortellini alla bolognese e dello zampone di Modena che una volta c'erano, e chiss perch adesso li hanno tirati via, a danno degli onesti esercenti e del pubblico pagante quando ha fame. Anzi ci scriver una lettera dei lettori al Corriere della Sera da pubblicare per aprire gli occhi degli organizzatori su questi importanti perfezionamenti, che si vede che loro ci hanno mica pensato.

Finito il giro in carrozzella, e datici tutti quei soldi che ho detto al brumista, siamo tornati sull'Ausonia che salp un'altra volta le sue ancore verso l'azzurro mare infinito. Questa era la volta buona, perch ritornavamo a Venezia per la fine della crocera. Tutto viene e tutto finisce: gli anni corrono uno dopo l'altro senza accorgersi, e si diventa vecchi. Dopo vai sotterra e quelli che restano piangono un po', poi si consolano godendo i tuoi soldi, che a pensarci su bene vale neanche la pena di fare tanti sacrifici per metterli da parte. Mica per parlare male di nessuno, ma perch quello che  naturale  naturale, e morto un papa se ne fa un altro. Facevo questo ragionamento nella malinconia del distacco anche perch ogni tanto bisogna ragionare, per non essere come le bestie, quando suon il gong dell'ultima cena e dovevamo andare di buona volont per lasciarci una bella impressione definitiva anche al scef e ai camerieri, che si facevano sempre pi in quattro della premurosa gentilezza per tenerci il piatto sempre pieno.
Ma sul pi bello la signora Poldi, che negli ultimi giorni aveva fatto amicizia con la Rosa perch  di Milano anche lei, in via Farini al 16, terzo piano, viene l e mi guasta la digestione col domandarci a noi cosa daremo di mancia al servizio. Confesso che alle mance non ci avevo proprio pensato, perch il programma della crocera diceva che era tutto compreso, fuori il vino e le bibite che si sapeva di pagarle a parte. Allora la Rosa e la signora Poldi sono andate a domandare schiarimenti alla capogruppo la quale inaspettatamente ci ha risposto che era abitudine lasciarla ai scef, il quale senza nostro incomodo ci pensava poi lui a spartirla fra tutta la servit, ognuno secondo la sua spettanza. Se non mi  venuto un colpo, giuro che  perch mi hanno guardato dal cielo i miei poveri morti: per giunta al scef si poteva mica fare la figura di metterci in mano solo qualche centinaio di lire come si sarebbe potuto fare con la bassa servit. Questo era un vero e proprio tradimento in fondo della crocera. Ci abbiamo pensato su insieme per trovare la scappatoia, ma non l'abbiamo trovata e cos, per farla corta, ho dovuto scucire la bellezza di quattro fette da mille anche a loro, i quali mi hanno neanche detto grazie, come se invece di una somma simile ci avessi pestato un callo. Al giorno d'oggi la esosit della servit  diventata senza limiti, perch sanno pi il valore del soldo come una volta. In fondo, a servire avevano fatto n pi n meno che il suo dovere, e chi ci aveva detto a loro di fare in pi tante moine, se poi volevano farsele pagare? Con 4000 lire di mancia, ai miei tempi si sarebbe messo a fare salti di gioia tutto il bastimento.  proprio vero che a far bene al villano succede quello che viene dopo in mano. C' di buono che il pacchetto con dentro le cartelle dei men me lo avevano gi dato, e adesso la Rosa lo fa vedere a tutti, come il pi bel ricordo delle mangiate che ci abbiamo pestate dentro.
Siamo nati per soffrire, come si dice. Passata anche questa e messo tutto sul conto, adesso restava di pensare ancora alla mancia per il facchino a Venezia, ai biglietti del vaporetto per andare alla stazione e del treno per Milano.

E siccome ho gi detto, a questo mondo in una maniera o nell'altra tutto finisce, siamo arrivati anche a Venezia sani e salvi, il giorno 8 gennaio del 1964 con un sole come di primavera. La Rosa aveva fatto in tempo le valige e cos abbiamo potuto stare sul ponte dell'Ausonia, in mezzo a tutti i forestieri, che man mano che passavamo davanti prendevano le fotografie dei giardini, del ponte dei sospiri, del palazzo ducale, di san Marco, e dall'altra parte dell'Isola di san Giorgio. Pareva un quadro come quelli che pitturavano i pittori dell'ottocento, non come gli scarabocchi che fanno adesso con questa moda del novecento, che si capisce niente. La Rosa mi fa: "e dire che in Italia ci sono tante belle cose di vedere e invece noi andiamo all'estero a portare i soldi agli stranieri, che le loro anticaglie ci tirano neanche dietro le ciabatte alle nostre, dove abbiamo gli artisti come il Raffaello, che ce l'ha nessun altro". Poi, candida come un giglio, butta l: "e se prima di tornare a Milano andassimo fuori a mangiare il risotto con le seppie, che qui a Venezia  la sua specialit?". Al risotto c'era neanche da pensarci, perch avevamo appena il tempo di correre alla stazione: era una fantasia cos delle donne, che dopo tutto quello che avevamo mangiato sull'Ausonia guardano mai alle spese, e pensano soltanto alla poesia con la testa nelle nuvole. Poi c'era anche la dogana che mi preoccupava, con quelle due valige di cammello, nuove che tutti le vedevano, anche se la Rosa ci aveva messo dentro qualche cosa come le trombette della festa per far finta che erano usate; invece i cappelli di carta colorata abbiamo dovuto tenerli in mano per non sciuparli. Siccome io non so dire le bugie alle guardie, le quali se mi interrogano mi si legge in faccia, eravamo d'accordo che se c'era bisogno, parlava lei, la Rosa, che come signora ci riesce molto pi bene a dirle facendo un sorriso.
Quando fummo arrivati, sono venuti su i facchini a prendere la roba, mentre i passeggeri sono passati in mezzo a due ali di ufficiali che avevano su tutti il vestito della uniforme di gala coi bottoni d'oro, per salutarci. Anche noi li abbiamo salutati di cuore per il bel viaggio che ci avevano fatto fare senza neanche uno scontro nella burrasca, e poi per il mangiare che avevamo mangiato proprio di gusto, e anche per la festa del capitano, che me mi era andata di traverso per ragioni riservate personali, ma loro non ne avevano colpa. Il commissario ha fatto un inchino speciale alla Rosa che bisognava vedere; della litigata del conte, mosca: come se neanche si ricordava pi. Acqua passata. E acqua passata anche le 4000 di mancia al scef.
Dunque infine siamo sbarcati, la dogana ha fatto un frego col gesso sulle valige senza domandare niente a nessuno, perch si vede che avevano mica voglia: del resto  risultato che tutti i passeggeri del piroscafo le avevano tutte uguali perch gli arabi erano riusciti a refilarci le sue mercanzie. Della contentezza io ho dato cinquanta lire di mancia al facchino, che parlava in veneziano e ci aveva trovato un motoscafo per andare alla stazione, con la signora Poldi e altri quattro passeggeri, dividendo alla romana.
Cos siamo arrivati in stazione un'ora prima della partenza del treno, prendendo comodamente il nostro posto in seconda, perch le pazzie della prima ormai sono finite per sempre, e finalmente abbiamo potuto leggere il nostro bravo Corrierone, dopo tanto tempo che lo leggevamo pi e non sapevamo le ultime notizie. Fra i morti c'era nessuno di nostra conoscenza, e c'era la notizia che a Milano c'era la nebbia da due settimane. Dunque noi eravamo proprio stati fortunati anche nel tempo. Oltre al godimento della crocera era come se eravamo andati a Sanremo, dove d'inverno vanno a prendere il sole tutti quelli che hanno la grana. L'unica scarogna era che la borsa era andata ancora pi gi perch non fanno niente per farla andare su. Qualche anno fa ho comprato le Lanerossi perch al Guffanti ce lo aveva detto un giovine che lavora in un agente di cambio che sa tutti i trucchi, che era un affare a comprarle. Infatti le avevo comprate a 5000 l'una pi il percento dei bolli e quello dell'agente, perch ognuno deve mangiarci su, poi sono andate fino a 21.000 che a venderle c'era da fare un sacco di soldi. Ma l'ingiustizia  che il consiglio di amministrazione non ti dicono mai quando  il momento di vendere, perch vogliono fare l'affare loro, e cos dopo sono andate gi che adesso sono a 2400. La Rosa mi rimprovera sempre che sono un rimbambito perch non le ho vendute quando erano su come ha fatto il Guffanti, ma io le tengo ancora perch mi pare impossibile che va tanto gi una societ che fa roba di lana, che ormai pi nessuno risvolta i vestiti, tanto che mantiene fino la squadra dei bianco rossi di folbal in serie A.
Dicono bene quelli del Nenni che si deve fare la riforma, perch bisogna che la legge obbliga questi signori del consiglio di amministrazione a dare senza tante storie i dividendi, se non si vuole che i poveri azionisti restano con un pugno di mosche. Se vanno avanti cos, altro che fare la giornata del risparmio! La gente sono mica dei gonzi e se non hanno la sua convenienza i soldi ce li danno n alle azioni n ai buoni del tesoro, n alla banca che se hai bisogno ti mette il 9 per cento e passa, con cambiali, bolli e spese mai finite e invece sul tuo libretto ti d un interesse del 2 e anche meno. In quanto alla borsa, ci dovrebbe essere sempre l pronto uno del governo, che quando i titoli vanno gi troppo lui non lascia, per permettere mica la speculazione al ribasso, che tira a far su i risparmiatori, i quali a smenare sono sempre loro. Il governo si lamenta tanto, ma si capisce che questa riforma della borsa vogliono mica farla: neanche dei galantuomini come il ministro Tremelloni che  delle nostre parti. Di tanti altri sar che hanno la loro convenienza per tirare fuori i soldi delle elezioni, ma il Tremelloni si pu mica sospettare, che si vede dalla faccia. Ma  che non ci pensa, perch ha gi da pensare troppo per mettere su tasse a destra e a sinistra, l'ige e mica l'ige. Sul trinciato invece non vuole metterla su la tassa di pi, perch fuma la pipa anche lui.
Infine siamo arrivati in orario anche alla stazione di Milano, che  proprio la pi bella di tutte, con le tettoie che pare di essere in galleria Vittorio Emanuele, delle quali noi milanesi abbiamo la specialit perch c' anche quella del Corso e adesso ne fanno tante altre per metterci. dentro i negozi di lusso, senza contare quella di San Cristoforo d'una volta. C'erano l ad aspettarci la Nory col Carlo, che la Rosa col suo occhio li ha visti subito in lontananza. In negozio tutto bene, anzi a sentir loro, per gli affari era come se neanche noi eravamo stati via e forse era andata anche meglio; invece in quello di elettrodomestici sull'angolo, era andata la tributaria per l'ispezione dell'ige, ma noi e il Guffanti l'avevamo scapolata anche questa volta. La salute buona, neanche un raffreddore.
Da quando abbiamo messo gi il piede a Milano, la Rosa ha aperto il sacco, e non ha ancora finito di svuotarlo raccontando tutte le meraviglie che abbiamo visto: qualche volta le riconosco pi neanche io per il pizzo che lei ci attacca, man mano che passa il tempo sempre pi lungo e ricamato. Ma io la lascio fare, perch  uno spettacolo e mi fa perfino piacere a vedere gli altri che stanno l a berle su tutte. A sentirla contare la storia del duello col conte, perch ero geloso che ci faceva la corte a lei pare che l'ho fatto davvero; poi bisogna sentirla contar su dei balli tutte le sere con conti e marchesi e il capitano che poco alla volta  diventato ammiraglio; dei Grands Hotel che siamo stati nel favoloso Egitto; della traversata di tutto il deserto sul cammello con le fotografie e lo sceicco bianco che chiss dove l'ha visto; dell'avventura dell'esplorazione dentro della piramide che sono ancora vivo per miracolo; della burrasca nel mare Mediterraneo che quasi il piroscafo era l l per affondare e abbiamo dovuto mettere su le cinture di salvataggio; del Tutancamen coi serpenti e gli scorpioni e la statuina del malocchio che per fortuna avevamo buttato via se no non saremmo qui a contarla; delle mangiate e delle bevute sull'Ausonia, col scef e i camerieri di dentro, tutti per noi dal wagons-lit con dentro il WC, eccetera. Un romanzo che poco alla volta ci crede anche lei. Io ci ho proibito soltanto di parlare dei profumi e dell'orologio, perch ho le mie buone ragioni, e basta.
Quando siamo andati nel nostro bravo letto matrimoniale, che era passata la mezzanotte ed eravamo stanchi morti, la Rosa fa: "per il suo letto e poi pi; neanche quello del Scefferd. Domani prendiamo tutti e due un bell'olio di ricino cos ci mettiamo a posto". Poi, saltando di palo in frasca, mi butta l: "ti sei accorto che la Nory aspetta un bambino?".
La notizia che mi ha fatto cadere gi delle nuvole e quasi anche del letto, perch in buona fede io mi ero accorto di niente. Ma una cos bella notizia era la migliore che potevano darmi per festeggiare il trentacinquennio dopo la crocera, perch lo aspetto da un pezzo l'erede, con la paura che non ce la facevano quei due scansafatiche che voglion mica fastidi, alla moderna. Anche per assicurare la continuit della ditta, come aveva fatto il mio povero papagrande col mio povero pap nel 96 e lui con me quando  morto nel 933. Speriamo che sia un maschio.
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FINE.